Booksboarding. Libri all’imbarco

Canada, Cronache da Gerusalemme, Delisle Guy, trad. di Martucci F.; Merico A., Rizzoli Lizard, 2012

Un anno della vita di Guy Delisle e della sua famiglia a Gerusalemme, dove la compagna del fumettista canadese partecipa a una missione di Medici Senza Frontiere. La desolazione del paesaggio quanto dell’atmosfera che si respira, la tensione che diventa violenza, le difficoltà del vivere sospesi e intrappolati tra checkpoint e frontiere – militari e culturali-, laicità e ultraortodossia, scontri quotidiani nati da contrasti millenari, esplodono in uno dei ritratti più incisivi e devastanti mai letti sulla situazione israelo-palestinese. Situazione che si gioca sulle rivendicazioni israeliane e sulla rabbiosa e ostinata speranza del popolo palestinese, in perenne lotta contro l’occupazione. “Una quotidianità condizionata dunque da grandi questioni, eppure fatta, come ogni altra, di piccoli momenti, narrati con stile impeccabile e travolgente potenza espressiva”.

Perché la realtà guardata con i propri occhi fa tutta un’altra impressione. Argomento e scenari simili si ritrovano anche nel bel documentario Arna’s children, girato da Juliano Mer Khamis – ucciso lo scorso anno in un agguato – e Danniel Danniel.

Sudafrica, Isole galleggianti. Poesia femminile sudafricana (1948-2008), a cura di Spendore P.; Wilkinson J., Le Lettere, 2011

La scelta di dare spazio a un gruppo di voci poetiche femminili sudafricane, dagli anni bui dell’apartheid a oggi, esprime la volontà di ascoltare direttamente chi quelle condizioni le ha vissute, per via del colore, e le ha viste complicarsi, come spesso accade, dall’essere donna. Originariamente in lingua inglese e afrikaans, l’antologia riporta i testi in inglese con traduzione italiana, con la bella introduzione di Jane Wilkinson che inquadra le poesie nella storia del Sudafrica “segnata da sempre da perdite e ferite, interruzioni, espropri e scomparse, esilii e migrazioni, ma anche resistenze, ricomparse, ritorni e rinascite; da una tensione continua a riscoprirsi e riraccontarsi diversamente”. Dodici autrici sudafricane, diverse tra loro per estrazione, formazione ed età, condivono, nella differenza degli stili, alcuni temi: i miti biblici, la schiavitù, le violenze, la rabbia, il dolore, la dolcezza, il riscatto, le migrazioni, l’Aids e, soprattutto, la bellezza dei paesaggi sudafricani.

Per conoscere da dove, e da cosa, viene un Paese oggi fortemente in sviluppo come il Sudafrica.

Germania, Il tamburo di latta, Günter Grass, trad. di Bianchi B, Feltrinelli, 2009

Non si poteva prescindere questo mese dal parlare di Günter Grass, dopo le polemiche che pochi giorni fa hanno investito la poesia Was gesagt werden muss (Ciò che va detto), giudicata anti-semita. Dopo lo scandalo che aveva accolto, solo pochi anni fa, la dichiarazione di aver fatto parte delle SS da quindicenne – per il quale era addirittura stata chiesta la restituzione del Premio Nobel, e che aveva fatto discutere soprattutto per l’ammissione così tardiva – Grass torna a mostrarsi in netta controtendenza con quel ruolo da fustigatore della coscienza tedesca che si era assunto negli ultimi cinquant’anni. Qui non si vuol dare ulteriore risalto alla poesia che il lettore, volendo, potrà facilmente reperire in rete e che comunque resta – oltre all’antisemitismo di cui è impregnata – anche una poesia brutta e sgraziata (ma poteva forse essere aggraziata considerando i presupposti?). Si preferisce piuttosto ricordare – nella più recente traduzione di Bruna Bianchi, del 2009 – quello che è universalmente riconisciuto come il capolavoro di Grass, Il tamburo di latta. Dal manicomio dove si trova, Oskar Matzerath, tamburino di professione, racconta la propria esistenza a partire da quando, a tre anni, in spregio all’ipocrisia della sua famiglia e del suo Paese, si rifiuta di crescere. Proprio dalla sua posizione – ma la vera bassezza, si vedrà, sarà quella degli altri – farà il ritratto più crudele, impietoso e sferzatamente vero mai scritto sulla realtà gretta e piccolo-borghese di quella Germania e del suo nazismo.

Perché questo è il Günter Grass che vorremmo leggere e ricordare. 

Marina Cabiati

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