Boga Basket, una stagione da incorniciare: parola di Pietro Casarini

«Mi raccomando: il Boga Basket è una squadra gay e gay-friendly. Con noi ci sono due giocatori e un tecnico eterosessuale. Non vogliamo di certo fare autodiscriminazione o far credere alla gente che ci siano test d’ingresso per giocare con noi, sarebbero un po’ difficili da organizzare!».

Pietro Casarini in azione al Cierrebi Club con la maglia del Boga

Inizia con un sorriso la chiacchierata con Pietro Germano Casarini, ala-pivot del Boga Basket, la prima squadra italiana gay e gay-friendly di basket, che quest’anno ha partecipato al campionato italiano UISP e ha mietuto successi anche oltre i confini nazionali. Boga – acronimo di Bologna Gay – non è solo basket, ma una polisportiva che comprende anche calcio, tennis e volley, il cui obiettivo è sensibilizzare la popolazione sulle tematiche lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) partendo dal momento di aggregazione più trasversale che ci sia: lo sport.

Il Boga Basket ha colpito subito nel segno a Bologna, città notoriamente sensibile alle problematiche sociali, e si è potuto fregiare durante la stagione di una magnifica V nera al centro del parquet della palestra del CIERREBI Club di via Marzabotto, segno tangibile della partnership instaurata con la blasonata Virtus Bologna del patron Claudio Sabatini. Una stagione che ha ruotato principalmente attorno al campionato provinciale UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), ma che ha visto il Boga varcare anche i confini nazionali.

Pietro Casarini ha accettato di parlare con noi a pochi giorni dalla fine dell’IBT , l’International Boga Tournament che ha messo a confronto (dal 3 al 6 giugno) squadre di basket e volley, raccogliendo adesioni dall’Olanda, dalla Francia, dalla Germania e anche dall’America, accogliendo anche singoli atleti che sono stati inseriti nella selezione dei Boga Friends.

Siete stati dei padroni di casa un po’ scortesi: prima invitate le squadre dall’estero e poi le randellate (sportivamente parlando, s’intende)…

«Siamo stati bravi e fortunati. La finalissima è stato il degno coronamento di due giornate splendide di sport, è finita 52-51 per noi, contro i ragazzi della squadra 1 dell’Entre2Basket, con un canestro ad un secondo dal termine! La manifestazione ci è costata un enorme sforzo organizzativo, ma ne è valsa decisamente la pena, grazie anche all’aiuto dei nostri partner. Si sono dimostrati tutti disponibili, basti pensare che per le squadre, arrivate giovedì 2, abbiamo preparato un aperitivo di benvenuto a L’Inde Le Palais, uno dei negozi più belli di Bologna che ci ha offerto le proprie sale. Inoltre avevamo ottenuto convenzioni per i pernottamenti, il patrocinio della FIP: tutte grandi soddisfazioni».

Un bilancio inesorabilmente positivo allora. È filato tutto liscio, prima, dopo e durante?

«L’IBT è stata una manifestazione splendida: organizzazione, risposta delle istituzioni, parte sportiva. Siamo stati soddisfatti anche della cornice di pubblico, che nonostante il ponte lungo del 2 giugno ha risposto ugualmente al nostro appello. L’unica nota stonata è stato l’infortunio ad un giocatore francese, che purtroppo si è sfilacciato un legamento, ma è stato seguito in maniera impeccabile dai sanitari. Avremmo preferito non dover fare i conti con nessun acciacco, ma per fortuna siamo stati previdenti: medico, terapista e ambulanza hanno seguito tutte le partite».

Alla fine dei giochi credo sia stato doveroso un festeggiamento, no?

«Assolutamente: sabato sera ci siamo concessi un party con quasi 500 invitati, tra giocatori di basket, volley e amici. Una festa per dirci arrivederci, ma anche per lanciare il nostro segnale all’Italia e al mondo: la presentatrice Clara Rara è salita sul palco vestita da bandiera italiana ed ha letto l’articolo 3 della Costituzione, che abbiamo tradotto anche in inglese per gli amici stranieri. Non è stato il solito baraccone con la presenza più o meno ironica di un travestito, ma abbiamo voluto ricordare che è la nostra Costituzione a volerci senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione e così via. Ed è un qualcosa che in Italia e nel mondo non è ancora pienamente applicato».

In un’intervista a Radio Capital hai precisato che il Boga è una squadra gay di basket, non una squadra di basket gay, perché il basket gay non esiste. Siete gli unici in Italia al momento?

Sì, il Boga è l’unica squadra gay di basket in Italia, ma all’IBT abbiamo incontrato ragazzi italiani che hanno promesso di rimanere in contatto con noi perché vogliono fondare anche nelle loro città squadre gay e gay-frienldy. È un onore essere stati degli apripista, ma adesso vogliamo che si possa arrivare magari anche ad organizzare un torneo tutto italiano».

Non esiste il basket gay, ma esistono molti tornei gay-friendly come è stato l’IBT. In Europa vi siete fatti valere questa stagione.

«Non ci possiamo lamentare direi: 5° posto nel 2010 ai Gay Games di Colonia, 3° posto nella Dussel-Cup 2010 a Dusseldorf e 2° posto sempre a Dusseldorf quest’anno».

Nel campionato UISP invece era cominciata bene, ma poi è finita maluccio…

«Eh sì, purtroppo nei playoff siamo letteralmente stati falcidiati dagli infortuni ed abbiamo dovuto cedere il passo al Piumazzo negli ottavi di finale. La soddisfazione però resta grandissima: abbiamo vinto la regular season da squadra neo-iscritta, con tutte le difficoltà che ciò comporta ed affrontando sia squadre blasonate che giocatori con un passato importante. E, soprattutto, Boga Basket ha aggiunto un altro tassello al lavoro della polisportiva Boga per lanciare un messaggio importantissimo: lo sport è per tutti, a prescindere dal tuo compagno di letto».

È quindi questo il motivo di una squadra come il Boga nel panorama cestistico, o c’è anche dell’altro?

Il team 2010/2011 del Boga Basket (photo by Antonio Minischetti)

«La nostra intenzione è in primis dare visibilità alle esigenze del movimento lgbt, ma c’è anche e soprattutto da rompere l’odioso luogo comune del machismo imperante nello sport – e qui mi viene facile dire nel mondo del calcio – secondo il quale uno sportivo deve essere per forza etero ed attorniato da belle ragazze. Anzi, spesso sono arrivate anche dichiarazioni infelici da parte di personaggi di riferimento che non sono servite ad altro se non ad alimentare l’ennesima caccia alle streghe di stampo medievale. Per nostra fortuna nell’arco della stagione abbiamo incontrato persone dotate di una sensibilità unica – nei vertici societari della Virtus ad esempio, ma anche negli atleti e nei settori giovanili – ed abbiamo ricevuto attestati di stima che ci hanno dato ulteriore forza ed entusiasmo per andare avanti. Nella meravigliosa lettera che ci ha inviato Dino Meneghin a inizio stagione c’era scritta una cosa tanto bella  quanto amara: ” Le mie sensazioni sono contrastanti. In un paese normale una squadra di giocatori gay non dovrebbe neanche fare notizia e contemporaneamente sono contento che oggi, anche se non possono essere lì con voi, se ne parli”».

Mi viene naturale farti una domanda “scomoda”: l’accoglienza del mondo dello sport è stata buona, ma il frequentemente becero pubblico italiano da stadio/palazzetto come ha accolto il Boga?

«Non ti nascondo che il timore c’era. Siamo pur sempre in un Paese che ha in discussione da anni in Parlamento una legge di tolleranza e riconoscimento dei diritti degli omosessuali che ancora di fatto non c’è. Ebbene, siamo stati felici di constatare che non è avvenuto nessun episodio di intolleranza, anzi: l’aver guadagnato sul campo il rispetto degli avversari con i nostri risultati ha fatto sì che passasse completamente in secondo piano l’essere parte del progetto Boga. I nostri avversari ad un certo punto della stagione pensavano “Adesso andiamo a incontrare la prima in classifica”, non “Adesso andiamo a incontrare la squadra gay”».

La stagione del Boga Basket si conclude qui o vi aspetta qualche altro impegno?

«Purtroppo si conclude qui: ci saranno gli EuroGames 2011 a Rotterdam a luglio, ai quali a malincuore non riusciremo a partecipare per impegni reciproci. Però stiamo già guardando alla nuova stagione, ci sarà un torneo importante a Barcellona a settembre e poi un altro a Berlino a novembre. E, ovviamente, prenderemo di nuovo parte al torneo UISP e non vogliamo farci piegare più dagli infortuni».

A tal proposito: servono rinforzi per la nuova stagione?

«Eccome! Anzi, ne approfitto per chiedere agli amici di Wakeupnews di Bologna e dintorni se vogliono sposare la causa del Boga Basket: gay, gay-friendly o etero che essi siano. Gli unici requisiti sono l’amore per lo sport e per l’uguaglianza che sono il marchio di fabbrica della Polisportiva Boga. Gli interessati possono scrivere a bogabasket@gmail.com per avere tutte le informazioni del caso».

E allora in bocca al lupo a Pietro e ai ragazzi del Boga Basket: Wakeupnews seguirà nei prossimi mesi le loro battaglie sul campo. E anche quelle fuori.

Francesco Guarino

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