Bocchino: nel Pdl programma da rivedere

Continua lo scontro nel Pdl, Bocchino propone la ridiscussione del programma: «Prima le riforme socio-economiche»

di Nicola Gilardi

Nel Pdl la pace è ancora lontana. Fra dichiarazioni al vetriolo e battibecchi televisivi, il partito dell’amore si trova di fronte alla prima vera prova di litigiosità. Il primato storico spetta, è vero, ai partiti di sinistra, ma il litigio alla direzione nazionale è rimasto nella mente di tutti.

Se i berlusconiani spingono per l’emarginazione dei “traditori”, supportati anche da una grande campagna di diffamazione da parte dei quotidiani schierati a destra, i finiani cercano il confronto pacato e vogliono far valere le proprie idee.

L’ultima stoccata, però, arriva da Italo Bocchino, fresco dimissionario dalla poltrona di vice capogruppo alla Camera, che ha detto: «Il programma va bene ed è possibile, ma tutto ciò che ne è fuori va rivisto». Secondo il deputato Pdl (ancora per poco?) la priorità dell’iniziativa di governo deve propendere per le riforme socio-economiche che devono servire a fronteggiare le difficoltà portate dalla crisi.

Il primo pensiero va, quindi, alla riforma previdenziale: «Non si può vivere 10 anni di più e lavorare come prima. Non è solidale con le generazioni future» ha commentato Bocchino, che ha poi detto di voler alzare l’età pensionabile «magari allungandola di un paio d’anni» e apportando degli incentivi per coloro che vogliono continuare a lavorare.

Sulle riforme istituzionali, invece, l’atteggiamento è di maggiore prudenza. «Per quelle dobbiamo trovare il clima adatto, anche se Berlusconi in ben due occasioni ha lanciato dei messaggi importanti dicendo che devono essere condivise. Ora ci vuole una proposta, meglio di maggioranza che del governo» ha detto Bocchino, che poi ha rimarcato l’importanza del dialogo interno al partito e solo successivamente con la Lega e l’opposizione. I punti chiave, però, sembrano ben chiari: semipresidenzialismo, bicameralismo e riduzione dei parlamentari, ed infine la legge elettorale sul quale Fini ha lanciato la sfida dei collegi.

Il tema del lavoro, poi, non viene sottovalutato. «Serve una riforma profonda. Oggi siamo più sul precariato che sulla flessibilità. Dovremmo invertire la rotta e stimolare la flessibilità che prevede più tutele, più guadagni nei periodi in cui l’economia va e reinserimento nel lavoro».

La bufera, guardando a queste dichiarazioni, sembra essere alle spalle, ma da fonti vicine agli uomini di vertice del Pdl trapelano voci di collera da parte di Berlusconi, che vorrebbe fuori dal partito i dissidenti. Questa potrebbe essere, però, un’arma a doppio taglio. Una eventuale scissione, comporterebbe un indebolimento della maggioranza e il rischio della caduta di governo. Tale eventualità potrebbe essere fatale per le alleanze, la Lega, infatti, pretende il federalismo fiscale a costo di far saltare l’accordo con il Premier.

Intanto l’opposizione gongola, per una volta tanto non sono loro a litigare. Le riforme, importantissime per i cittadini, sembrano essere lontane, ma prosegue il dibattito, sperando in un accordo fra le parti che possa aiutare il Paese a migliorare.

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