I Black Stone Cherry infiammano il palco del Live di Trezzo sull’Adda

Black stone cherry- rollingstoneaus com

I Black Stone Cherry (rollingstoneaus.com)

I Black Stone Cherry sono una delle realtà più floride e originali del panorama hard rock americano degli ultimi dieci anni. Una carriera in costante ascesa quella di questo giovane quartetto del Kentucky, composto da quattro ottimi musicisti che fanno di potenti brani hard rock dal tocco alternative, alternati a splendide ballate di stampo sudista, il loro marchio di fabbrica. A questo bisogna unire una grande attitudine in sede live e un carattere simpatico e spontaneo di una band che ha sempre lasciato da parte le ormai obsolete pose da rock star a favore di una ricerca musicale costante e di un carattere onesto e alla mano.

Nell’ottobre del 2014 abbiamo avuto modo di assistere a un’esibizione dei BSC in una serata purtroppo sbagliata, in una location (i Magazzini Generali di Milano) assolutamente inadatta a ospitare concerti rock di una certa potenza, a cui si è dovuto aggiungere un Chris Robertson pesantemente indisposto, afflitto da un’importante carenza di voce che ha finito per influenzare la performance generale di tutta la band.

IN GRANDE SPOLVERO – Problemi questi che non si sono presentati nella serata di ieri, al Live di Trezzo sull’Adda. I Black Stone Cherry hanno offerto una prestazione degna del loro nome: una scaletta ricca di tutti i loro più grandi successi; una capacità invidiabile di stare sul palco e coinvolgere il pubblico; l’ugola di Chris Robertson in gran forma, potente e dinamica per tutta la durata del concerto con un piccolo (ma giustificabile) affaticamento solo nelle battute conclusive; e infine una performance generale praticamente perfetta dal punto di vista tecnico-strumentale. Il Live di Trezzo si è dimostrato inoltre ancora una volta una location ideale per ospitare concerti rock di un certo spessore.

LA SCALETTA – Il trittico d’apertura composto da Me and Mary Jane, Rain Wizard, Blind Man ha dato il via alla scaletta con importanti schiaffoni ai padiglioni auricolari di un pubblico caldo, che fin dalle prime battute ha intuito lo stato di ottima forma dei BSC. Ha seguito una splendida, riuscitissima In My Blood, che ha anticipato Violator Girl, una chicca estratta dal loro primo lavoro in studio datato 2006. L’esibizione è poi proseguita con una sapiente alternanza tra brani più recenti e alcuni estratti dai primi due lavori della band: una devastante Holding on… To Letting Go, la rockeggiante Soulcreek, uno dei classici assoluti dei Black Stone Cherry, e la commovente Things My father Said. Spazio anche a qualche anticipo del nuovo album: il nuovo singolo In Our Dreams, brano dal chiaro tocco alternative, che il pubblico ha accolto senza troppo entusiasmo e la ballatona acustica The Rambler, chiaro pezzo southern rock che di sicuro entrerà nel cuore dei fan.

black stone cherry kentucky cd cover

La copertina di ‘Kentucky’, il nuovo album dei Black Stone Cherry di prossima pubblicazione

Spazio anche a un assolo di batteria del trattore John Fred Young, batterista dal drumming potentissimo, discendente diretto di John Bonham. Il finale è devastante con Maybe Someday, White Trash Millionaire e Blame It On The Boom Boom. I quattro hanno salutato il pubblico, per riapparire nuovamente sul palco dopo pochi istanti. La devastante Lonely Train, e il doveroso tributo a Lemmy, con una veloce Ace of Spades, hanno chiuso una performance di grande spessore e impatto. Il pubblico, non soddisfatto, ha chiesto a gran voce un ultimo brano: una Peace is Free da gonfiare gli occhi di lacrime ha concluso l’esibizione, prima dei saluti (questa volta definitivi) e della promessa della band di tornare a suonare dalle nostri parti molto presto.
PIENI VOTIBlack Stone Cherry promossi a pieni voti e senza mezzi termini. Una scaletta forse troppo breve (un’ora e mezza di setlist) l’unica pecca di un concerto che è valso il prezzo del biglietto. I quattro ragazzi del Kentucky hanno dimostrato tutte le loro qualità, sfoderando una prestazione ricca di energia, trasporto e passione. L’augurio è che il nuovo album (intitolato proprio Kentucky), possa proseguire quanto di buono i Black Stone Cherry hanno saputo costruire con impegno e dedizione in tutti questi anni, con la speranza di rivederli presto dal vivo in Italia.

 

Scaletta:

Me and Mary Jane

Rain Wizard

Blind Man

In My Blood

Violator Girl

Yeah Man

Holding On…To Letting Go

Soulcreek

Things My Father Said

In Our Dreams

Drum Solo

The Rambler

Maybe Someday

White Trash Millionaire

Blame It on the Boom Boom

 

Encore:

Lonely Train

Ace of Spades

Peace Is Free

Alberto Staiz

@AlStaiz

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