Bizzarri e Terrificanti: i lavori del passato

Tra i più stravaganti il “clown da funerali” e il “raccoglitore di pipì”

di Roberta Colacchi

Si sa…lavorare è essenziale, ma non sempre si riesce a fare il lavoro dei propri sogni, quello agognato sin da piccoli.  Spesso per mancanza di coraggio, passione o fortuna si ripiega su altro, anche su qualcosa che non si sarebbe mai immaginato. Ma sembra che non sempre “il lavoro nobilita”: come riportato dal sito WeirdWorm sono esisti nella storia lavori davvero bizzarri (o terrificanti, dipende dai punti di vista).

Nell’antica Grecia esisteva un antenato degli estetisti (ma con compiti più gravosi): l’addetto alla pulizia degli atleti.  Egli si preoccupava di fargli lo scrub e cospargerli di olio prima e dopo ogni allenamento o gara.  Nell’antica Roma invece valeva il motto di rimanere sempre allegri, qualunque cosa succedesse. Per questo nelle situazioni più tristi interveniva il pratico “clown da funerale” che danzando e scherzando manteneva vivo lo spirito di chi restava, allentandone la tensione (oppure no?).

In Inghilterra nel 1600 l’educazione di un futuro Re indisciplinato prevedeva, come per tutti i bambini, uno sculaccione ogni tanto. Ma ovviamente sua maestà non poteva esporre il suo corpo divino a punizioni tanto cruente, perciò interveniva il precursore dei moderni stuntman: lo “whipping boy”. Il malcapitato  lavoratore, per altro un bambino a sua volta, veniva picchiato a posto del principe ogni qualvolta egli sbagliava; una specie di monito umano, che però si  fatica a credere servisse a scopo educativo (della serie che “le cose vanno provate sulla propria pelle”).

La particolare sensibilità alla violenza dei nobili inglesi del tempo si manifestava non solo nel non saper sgridare i propri figli, ma anche i propri animali domestici. Per questo veniva assunto il “percuotitore di cani”, incaricato di frustrare i poveri animaletti quando abbaiavano, specialmente se durante la messa. Ma il più indispensabile di tutti era sicuramente l’ “uomo sveglia”, che durante l’età vittoriana per pochi spiccioli salvava molti posti di lavoro e molte famiglie dalla fame, picchiando con un bastone sulla finestra dei poveri lavoratori, svegliandoli affichè arrivassero in tempo a lavoro. Di certo tra tutti però il mestiere meno esaltante doveva essere quello del “raccoglitore di pipì”, dove il polvero sfortunato passava molte ore nelle fogne in cerca della preziosa merce, che serviva poi a pulire la lana.

Se a stento si riesce a credere a quali lavori si era disposti a fare una volta, le soprese non sono finite. Anche al  giorno d’oggi abbiamo la nostra dose di bizzarrie. Tempo fa la rivista inglese “The Idler” ha raccolto in un libro le sventure di tutti coloro che hanno deciso di raccontare del proprio lavoro “ai confini della realtà”. Si parte con i controllori di pillole e patatine fritte, incaricati di togliere dal rullo trasportatore le merci difettose o venute male;  passando per l’allevatore di larve perennemente immerso in una specie di piscina piena di carcasse marce di animali e pesci su cui crescono le larve, e per l’esaminatrice di sperma; fino ad  arrivare al perforatore di torte, al telefonista porno, all’accatastatore di libri religiosi, all’acconciatrice di cadaveri e al voltatore di pagine di spartito durante i concerti di piano.

Tra questi però spicca quello che è, pur sempre nella sua eccentricità, il lavoro più fortunato e invidiato (molto probabilmente): il collaudatore di prostitute.  Nato dall’inventiva di un ex dj e modello Cileno Jamie Rascone, oltre a sbrigare le solite prassi dei colloqui e dei controlli dei book fotografici per le ragazze che lavorano nei bordelli dei Paesi dove la prostituzione è legalizzata, da vero professionista il collaudatore testa praticamente le candidate, annotando alla fine ogni mossa e gemito, per verificare il livello e la qualità dell’arte amatoria messa a disposizione dei clienti.

Alla fine quindi questi esempi insegnano che basta ripiegarsi le maniche e comprendere i nuovi trend, i bisogni e le necessità del proprio tempo, inventado e trovando il modo di sbarcare il benedetto lunario. Perché vale sempre il detto “di necessità virtù”.

Foto: www.publicdomainpictures.net; www.commons.wikimedia.org; www.freephotos.lu

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