Birdman, da premio Oscar a icona di una rivolta

In Messico il discorso di Iñarritu dopo l'Oscar a Birdman è diventato l'epicentro di un'ondata di proteste contro il governo di Peña Nieto

birdmanBirdman, il protagonista dell’omonimo film vincitore di quattro Oscar del regista messicano Alejandro Gonzalez Iñarritu, è diventato un supereroe vero in Messico. Dopo la premiazione del film, molti messicani hanno cominciato ad usare il personaggio come simbolo delle loro proteste contro il governo di Enrique Peña Nieto del Partido Revolucionario Institucional (Pri).

IL DISCORSO DI IÑARRITU – Molto è dovuto al discorso con cui Iñarritu ha ritirato il premio Oscar. Al termine dei ringraziamenti, il regista si è lasciato andare a qualche frecciatina politica. Prima ha chiesto un miglior trattamento per gli immigrati messicani in Usa, poi ha esclamato: «Voglio dedicare questo premio ai miei compagni messicani, a quelli che ancora vivono in Messico. Prego che possiamo un giorno trovare e costruire il governo che ci meritiamo».

EL GOBIERNO QUE MERECEMOS – Le ultime parole, «el gobierno que merecemos» (appunto, il governo che meritiamo), sono diventate un hashtag che sta spopolando su Twitter, accompagnato da immagini di Birdman contro Peña Nieto e il Pri.

EL NUEVO ANGEL… pic.twitter.com/Pa8khaWC7k

Antonio Moreno (@tonomoreno_w) February 23, 2015

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«Il Nuovo Angelo» Birdman sostituisce l’angelo sulla colonna simbolo di Città del Messico.

Ahora sólo nos falta un buen director para este país. #ElGobiernoQueMerecemos #Oscars2015 @Bolavsky pic.twitter.com/KAtAj2Lf7m

Guillermo Padilla (@_memopadilla) February 23, 2015

Un gioco di parole: al Messico manca un buon “director”, che significa sia regista sia dirigente.

Discurso de Iñarritu ….descripción gráfica..#ElGobiernoQueMerecemos pic.twitter.com/qoyOglIHJf

kofres (@kofres) February 23, 2015

Il premier, Enrique Peña Nieto, non ha voluto alimentare la polemica con Iñarritu. Dal suo account di Twitter si è limitato a congratularsi con il regista per il premio e a sostenere che: «Invece che meritarcelo e basta, è un fatto che stiamo già costruendo un governo migliore».

I PROBLEMI DI UNA NAZIONE – Al di là dello scambio di tweet, in Messico la popolarità del governo di Peña Nieto è ai minimi storici dalla sua elezione nel 2012. A settembre, il governo è stato accusato di essere coinvolto nella “sparizione forzata” e omicidio di massa dei quarantatrè studenti scomparsi in seguito ad alcune proteste per presunte irregolarità nell’elezione di Peña Nieto. Più recentemente la popolarità di Peña Nieto è scesa di nuovo per uno scandalo legato a tangenti ricevute dalla sua cerchia più stretta in cambio di appalti pubblici. Nel frattempo l’economia nazionale fatica a riprendersi dalla crisi e dalla svalutazione del peso messicano, colpito dal crollo del prezzo del petrolio.

birdmanIL PARTIDO REVOLUCIONARIO INSTITUCIONAL – Un altro bersaglio è il partito al governo, il Pri, risalito al potere dopo dodici anni di pausa. Precedentemente aveva governato per ben settantuno anni, prima come “Partido Nacional Reviolucionario”, poi come “Partido de la Revolucion Mexicana”. Il partito è da decenni sotto accusa per la presunta soppressione di alcune libertà fondamentali e per essere sceso a patti con criminalità organizzata e cartelli della droga. Nel 1990 Manuel Vargas Llosa, scrittore peruviano vincitore del Premio Nobel per la letteratura, aveva chiamato il governo del Pri “la dittatura perfetta”.

PREMI OSCAR CONTRO IL GOVERNO – Iñarritu è solo l’ultimo nome aggiuntosi all’elenco dei grandi registi messicani ad attaccare il governo. Alfonso Cuaron, vincitore del premio Oscar alla regia lo scorso anno con Gravity, aveva scritto al premier Enrique Peña Nieto una lettera aperta in cui esigeva risposte a dieci punti critici sui piani economici della nazione – dall’industria energetica alle multinazionali. E d’altro canto, Iñarritu e Cuaron si erano uniti con Guillermo del Toro, famoso per Il Labirinto del Fauno e Hellboy, e altri registi messicani contro Peña Nieto. Insieme avevano firmato una lettera aperta nel novembre 2014, chiedendo al governo di cessare la repressione delle manifestazioni per la sparizione dei quarantatrè studenti e liberare la dozzina di persone arrestate durante esse. L’episodio è ancora molto controverso e le proteste, sino ad ora, non sono valse a nulla.

Alessio Perrone

@alessioperrone


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