Bipolarismo prêt-à-porter

Noi, potenziali Dottor Jekill e Mr Hyde: il nuovo must del millennio è l’auto-diagnosi di “sindrome bipolare”

di Nadia Galliano

Secondo alcune ricerche, in Gran Bretagna, numerosi medici di base e psichiatri sarebbero ormai sommersi da pazienti, sospettosi di essere affetti da “disturbo bipolare”. Così, testimonia il medico di famiglia di Glasgow, Des Spence: «Vediamo molte aspiranti vittime della nuova moda. Ed io stesso – aggiunge – ho dovuto convincere un certo numero di persone che, in realtà, non avevano alcun problema.”

Dai risultati dello studio “I want to be a bipolar, a new phenomenon”, condotto dalla psichiatra Diana Chan e dal collega Lester Sireling, entrambi del servizio sanitario britannico, è emerso che gli alti e bassi dell’umore vengono ormai confusi troppo spesso con questa seria patologia mentale.

Ma, come ricordano i due esperti sul Daily Mail, il bipolarismo non è un problema leggero, anzi: i disturbi bipolari, in inglese BSD (Bipolar Spectrum Disorder), raggruppano quei disordini dell’umore, caratterizzati dallo sviluppo di almeno un episodio maniacale o misto, intercorso in un periodo qualsiasi della vita del paziente.

Come spiega Wikipedia, questo disturbo è caratterizzato da alterazioni ciclico-periodiche dell’umore, talora intervallate da periodi asintomatici. Le manifestazioni principali si osservano nel corso dell’episodio maniacale, durante il quale la persona mostra un umore molto positivo e si esalta, accrescendo la propria autostima ed alterando la propria capacità di giudizio. Il periodo che dedica al sonno diminuisce e il suo eloquio si accelera. A questi momenti di euforia, si alternano poi fasi depressive, ovvero di opposta polarità (da cui il termine di “disturbo bipolare”), che possono essere o meno intervallate da periodi di eutimia (normotimia o umore in asse).

Duranti i periodi di euforia, i pazienti sono portati a spendere ingenti somme di denaro, parlare a “mitraglietta”, dimenticarsi di mangiare o dormire ed aver addirittura visioni o sentire “le voci”.

Ma perché questo serio disturbo mentale sembra andar così di moda?

Robbie Williams

Tutto merito (o forse no) dei tanti personaggi famosi, che hanno dichiarato di esserne (stati) affetti: attori come Carrie Fisher, Mel Gibson e Stephen Fry, o cantanti come Robbie Williams, passando per Vittorio Gassman, Indro Montanelli ed Alda Merini, da sempre sospettati di esserne stati affetti, sono solo alcuni dei nomi più celebri.

Il libro Toccato dal Fuoco di Kay Redfield Jamison, afferma inoltre che molti altri geni dell’arte, della politica e della musica sono stati, e sono tutt’ora, bipolari.

La lunga lista di casi vip ha così contribuito a creare interesse attorno a questa malattia mentale, conferendole quell’aura di creatività e fashion, che tanto ci attira.

Attenzione però: come scrivono gli psichiatri sulla rivista del Royal College of Psychiatrics, questa nuova moda potrebbe portare molte persone ad assumere medicinali non adeguati, inutili e, di conseguenza, pericolosi per la propria salute.

 Meglio quindi credersi meno creativi, ma sani, che celebri e bipolari.

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