Binari del terrore

 

Clochard uccide addetto alle pulizie in stazione

di Alberto Maria Vedova

TORINO – Piove senza tregua nell’area di scalo smistamento fra le stazioni torinesi di Lingotto e Porta Nuova. Pasquale Cardillo, 58 anni, operaio – pulitore di treni per la ditta Dussmann, è abituato da anni a lavorare di notte, anche sotto l’acqua scrosciante. Indossa la sua divisa blu, allaccia i suoi scarponi da lavoro antinfortunistica e attacca il cartellino identificativo. Sono le 22, ma è come se fosse una mattina qualunque per Pasquale e gli altri sette compagni di lavoro. L’orologio biologico che li accompagna da tanti anni gli da la forza di svegliarsi, lavorare, portare a casa uno stipendio mensile. Tanti treni da controllare, pulire, armati di guanti da lavoro e torcia.

00-00 -  Il rumore dell’acqua arriva ovattato sul finestrino del Frecciarossa dove sta dormendo Pietro Albanese. Da anni l’uomo non ha né un lavoro né una dimora. Dorme sui treni regionali, intercity, eurostar e, se capita, il treno ad alta velocità diventa per lui un hotel a 5 stelle.

L’ORA X – 00.20 -  Due vite, due storie, due uomini si incontrano. Una finisce. Pasquale entra sul convoglio Frecciarossa mentre il suo caposquadra entra dalla parte opposta. Svegliato di colpo Pietro Albanese, viene invitato a scendere. «Devi andartene, subito», dice Pasquale. Il clochard non ha nessuna intenzione di andare li fuori per una doccia notturna. Cardillo insiste: «Fuori!».

Pochi istanti che si riassumono in tre mosse. Una lama lunga e sottile penetra tre volte nell’addome dell’operaio. Uno centra e gli spappola la milza. Altri pochi istanti. Gli ultimi respiri. L’ultimo controllo notturno di Pasquale.

LA FUGA – Il killer scappa, scivola via sotto il temporale, senza una destinazione. Ore di panico per Pietro che compie forse il peggior errore che un killer possa fare. Torna sul luogo del delitto. A poche centinaia di metri dal corpo della vittima entra in un altro vagone.

07.30 - Passano pochi istanti e la squadra di polizia giudiziaria della Polfer, coordinata dal vice commissario Valentina Irrera fa irruzione nel treno e arresta Pietro, ormai già denudato dei vestiti fradici d’acqua. «Non ricordo niente» – afferma subito il killer – Poi, sacco in spalle, con molta tranquillità segue gli agenti.

LA TESTIMONIANZA

Il caposquadra che ha assistito alla morte del collega ha detto alla polizia: «Stavamo discutendo, poi Pasquale s’è accasciato e l’altro è fuggito. Prima o poi doveva a accadere, di notte le aree ferroviarie sono invase da balordi d’ogni tipo».

Ma Pietro Albanere, quel clouchard improvvisato assassino per una notte era già conosciuto alle forze dell’ordine. Era il 1992, treno Torino-Aosta. Oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Da due anni, Pietro non abitava più in via Principe Tommaso 11. Era già senza fissa dimora.

«Ci ho messo tre anni per avere la carta d’identità» racconta. Non aveva un lavoro e nemmeno un postodove dormire. Il treno era la sua casa. «Saranno tre anni, forse cinque che vivo in questo modo» racconta ai cronisti. Ma per gli agenti della Polfer Pietro era un «cliente abituale da una quindicina d’anni» di vagoni fermi in deposito oppure in stazione per la notte.

«Fino a cinque anni fa avevo un lavoro, facevo il muratore. Poi, ho avuto qualche problema personale e anche di impiego», racconta. «Piccoli problemi con la legge, ogni tanto riesco anche a lavorare, piccole cose, ma non voglio coinvolgere quelle persone in questa storia» dice ancora Pietro. La notte del delitto sarebbe uscito con alcuni amici: «Ho bevuto un po’ di vino, poi sono andato a cercare un treno per dormire».

INDIZI

Due coltelli in tasca, forse anche un terzo, sospetta la polizia, quello utilizzato per l’omicidio. Le armi trovate in tasca del clochard sembravano pulite. Saranno sottoposte a perizia per individuare eventuali tracce di sangue. La Scientifica ha anche individuato impronte e tracce di sangue, una lunga striscia trovata su una parete. Probabilmente la traccia lasciata da chi l’assassino, di certo non lo fa per professione.

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