Bike sharing, per una mobilità sostenibile basata sulla condivisione “a due ruote”

bike sharing - trasportando.com

Diverse città italiane hanno attivato il servizio di bike sharing (trasportando.com)

Muoversi in città nel rispetto dell’ambiente oggi è possibile, con il bike sharing. Letteralmente “condivisione della bicicletta”, il bike sharing è il servizio di biciclette pubbliche che promuove la mobilità sostenibile, messo a disposizione da molte amministrazioni cittadine. Lo scopo è quello di scoraggiare gli spostamenti in automobile nelle città, favorendo quelli nei mezzi pubblici, integrando l’utilizzo di biciclette condivise per i viaggi di prossimità, laddove il mezzo pubblico non arriva o non può arrivare.

Il servizio è attivo in Europa già da diversi anni: sono famosi il Vélib, la rete di bike sharing parigina, ed il Bicing di Barcellona, ma anche città come Londra e Berlino dispongono di servizi del genere altamente efficienti. In Italia la pratica del bike sharing è arrivata in leggero ritardo e oggi le città dotate di condivisione di biciclette sono 132, prime tra tutte Cuneo, Parma e Savigliano, che hanno anticipato le grandi metropoli come Milano e Roma in materia di mobilità sostenibile.

Ma come funziona esattamente la “condivisione a due ruote”? Il sistema prevede che siano installate delle stazioni in vari punti della città. Le biciclette sono utilizzabili per mezzo di una chiave o di una tessera contactless, alle quali si ha accesso attraverso una registrazione. In questo modo si ha tracciabilità del cliente che ha usufruito del servizio, il quale, una volta utilizzata il mezzo a due ruote, dovrà riportarlo alla stazione di partenza o lasciarlo nella stazione più vicina.

Si tratta comunque di un servizio a pagamento – la tariffa scatta dopo i primi trenta o sessanta minuti gratuiti – ed il costo è inversamente proporzionale alla condivisione: più utilizzi la bicicletta – quindi, meno la condividi – più la tariffa sale. Questo accade soprattutto nelle grandi città, mentre in quelle più piccole il servizio molto spesso è gratuito. In Europa invece, il cittadino usufruisce gratuitamente del bike sharing anche nelle grandi metropoli, in quanto molte città come Lione, Barcellona, Stoccolma, Londra e Parigi finanziano il servizio attraverso partenariati pubblici o privati: le compagnie pubblicitarie forniscono i comuni delle biciclette a titolo gratuito, o quasi, in cambio della possibilità di apporre pubblicità sui mezzi a due ruote ed in vari punti della città.

Diffuso soprattutto nel nord Italia, il sistema di bike sharing più esteso della penisola è quello di Milano, con 187 stazioni attive, quinto in Europa e tredicesimo nel mondo per numero di biciclette disponibili. Mentre nel sud si distingue Salerno, che dal 2012 con il progetto City4bike ha messo in piedi un efficiente sistema di mobilità sostenibile basato sulla compartecipazione tra pubblico e privato. C’entro in bici e Bicincittà sono le maggiori aziende ad aver installato reti di condivisione di biciclette in Italia, funzionanti con il sistema a chiave o a tessera.

Sono diversi  i portali delle amministrazioni comunali che hanno abbracciato questo progetto, è possibile accedere all’area bike sharing, che offre informazioni utili sul dislocamento delle stazioni disponibili, sul funzionamento della prenotazione della bicicletta, sulla presenza di piste ciclabili, sui vari collegamenti con i mezzi pubblici e quant’altro serve al ciclista per usufruire in maniera corretta del servizio.

bike sharing milano duomo - mobilitapalermo.org

L’Italia è arrivato un po’ in ritardo rispetto alle diverse capitali europee (mobilitàpalermo.org)

Sono ormai pochi i comuni a non aver ancora sposato questa nuova tipologia di mobilità, che si porta dietro innumerevoli vantaggi sul piano ambientale, primo tra tutti la riduzione di gas di scarico da parte delle autovetture, nonché la diminuzione del traffico cittadino. Ma è anche vero che non sempre il servizio funziona come dovrebbe: stazioni senza biciclette, ruote sgonfie, noleggi macchinosi, mancanza di piste ciclabili cittadine sono tra le prime cause di malfunzionamento del sistema di condivisione, che non sollecita di certo il risveglio di un interesse già assopito di molti cittadini italiani nei confronti di questa pratica. Alla base c’è un drastico taglio dei finanziamenti destinati alle amministrazioni per il bike sharing, situazione che ha portato molti comuni italiani a trascurare ed accantonare il servizio.

A fronte di una simile situazione ci sono però diverse amministrazioni che elaborano iniziative per non far decadere il progetto, come il comune di Andria, che per rilanciare il bike sharing in città ha messo a disposizione 200 tessere gratuite destinate agli studenti universitari. Il comune di Forlì invece, in occasione della settimana della mobilità sostenibile che ha avuto luogo il settembre scorso, ha dato la possibilità di acquistare dal 16 settembre al 16 ottobre la tesserina del bike sharing a 5 euro anziché 25, o ancora chi ha più di sedici anni e possiede la tessera “mi muovo”, può richiedere l’attivazione gratuita dell’abbonamento.

Iniziative indipendenti ma importanti, che non dovrebbero rimanere isolate, anche se il quadro generale a causa dei tagli alle amministrazioni e il disinteresse dei cittadini non è tra i più incoraggianti.

Cristina Casini

@cristina_casini

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