Big Hero 6, il film Disney di Natale – Recensione in anteprima

BIG HERO 6

Tra i tanti film pronti ad affrontare la consueta sfida natalizia al botteghino, uno dei più attesi è senza dubbio Big Hero 6, il nuovo film Disney in arrivo nelle nostre sale il 18 dicembre in 3D e destinato a restare nell’immaginario collettivo come uno dei più audaci, freschi e innovativi lungometraggi animati di sempre. Prodotto da John Lasseter (leggendario regista di Toy Story e già produttore esecutivo degli ultimi grandi successi Pixar e Disney da Ribelle – The Brave a Frozen – Il regno di ghiaccio, passando per Ralph Spaccatutto e Monsters University) e diretto da Don Hall (al suo esordio alla regia) e Chris Williams (già regista di Bolt – Un eroe a quattro zampe), Big Hero 6 è il film che consacra definitivamente il fortunato matrimonio tra la Marvel e la Walt Disney Pictures, celebrato nell’ormai lontano 2009 e creatore di una ricca e fruttuosa progenie di grandi successi e sensazionali incassi (tra tutti, ricordiamo The Avengers e Iron Man 3).

LA TRAMA - Big Hero 6 è ispirato all’omonima serie di fumetti Marvel inediti in Italia, realizzati da Steven T. Seagle e Duncan Rouleau tra il 1998 e il 2008, e ambientato nella cittadina immaginaria di San Fransokyo, nella quale vivono un gruppo di nerd geniali e sviluppatori delle più assurde invenzioni. Tra loro c’è il giovane Hiro Amada, geniale inventore dei Minibot, piccoli robot comandati telecineticamente in grado di costruire qualsiasi tipo di struttura combinandosi tra loro. L’invenzione è talmente ingegnosa che, durante l’esposizione della stessa nell’Università della città, qualcuno appicca un incendio alla struttura, nel quale perde la vita il fratello maggiore di Hiro, Tadashi, ideatore del tenero e goffo Baymax, un operatore sanitario personale ideato per curare gli esseri umani da ogni tipo di malanno. Una volta scoperto il possibile responsabile dell’incendio, Hiro cercherà in tutti i modi di vendicarsi della perdita subita insieme a Baymax, scoprendo, però, che esiste qualcosa di ben più importante dell’odio e del rancore per il quale vale davvero la pena lottare con tutte le proprie forze e le proprie capacità.

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RIDEFINIZIONE DELL’EROE MODERNO - Se ne La principessa e il ranocchio la protagonista aveva la pelle nera e in Frozen le principesse erano ben due (e una di queste si chiedeva come fosse possibile trovare il vero amore solo dopo due minuti di conversazione con un principe), in Big Hero 6 i protagonisti non sono più principi e principesse alla ricerca del vero amore, ma nerd innamorati della tecnologia e della scienza. La Disney prosegue nella sua ridefinizione degli eroi e delle eroine moderne, attingendo a piene mani dallo Zeitgeist del nostro secolo e realizzando dialoghi e contenuti freschi e in linea con i gusti del pubblico, senza dimenticare l’intento didascalico. L’elaborazione del lutto, le sfide della vita, la forza, il coraggio e l’importanza dell’amicizia sono, infatti, gli elementi cardine della sceneggiatura di Big Hero 6: tutte tappe e passaggi obbligati della vita che condurranno il giovane protagonista verso la maturità.

In questo senso, Big Hero 6 può essere letto come una sorta di romanzo di formazione, almeno nella prima parte, quella più propriamente legata alla tradizione disneyana. La seconda parte del film, nella quale Hiro e i suoi amici nerd diventano i supereroi che hanno sempre sognato di essere, forti delle loro capacità e conoscenze tecnologiche e intenti a sfidare il cattivo di turno (che forse così cattivo non è), è più attinente all’universo Marvel (con tanto di cameo di Stan Lee), più concentrata sulla lotta e la trasformazione fisica dei protagonisti e meno attenta a mantenere l’ironia e la freschezza della prima parte, riportando il tutto entro i “limiti” (se esistono) del blockbuster Marvel.

LE VOCI DI FLAVIO INSINNA, VIRGINIA RAFFAELE E MORENO - Quello che realmente sorprende di Big Hero 6 è l’incredibile livello qualitativo dell’animazione digitale raggiunto (visto recentemente forse solo in Guardiani della Galassia di James Gunn, altro imperdibile titolo Marvel del 2014), enfatizzato da un superbo 3D, e l’affascinante ambientazione del film, una città a metà tra San Francisco e Tokyo (con tanto di Golden Gate Bridge rielaborato secondo lo stile dei templi orientali) nella quale i ciliegi in fiore incontrano bakery e café americani. Il doppiaggio di Flavio Insinna, voce di Baymax, è impeccabile: l’attore enfatizza alla perfezione l’adorabile goffaggine del personaggio, che è senza dubbio l’indimenticabile punta di diamante del film, un po’ come lo era stato il pupazzo di neve parlante Olaf in Frozen (doppiato, nella versione italiana, da Enrico Brignano). Le altri voci “note” sono quelle della simpaticissima Virginia Raffaele (la “Belen” di Quelli che il calcio) che presta la sua voce alla zia di Hiro e Tadashi, Cass, e quella del vincitore di Amici Moreno, che firma la colonna sonora con la sua Supereroi in San Fransokyo.

BIG HERO 6

Il risultato complessivo è comunque un film sbilanciato che risente di una doppia influenza e di un doppio immaginario amalgamati forse in maniera poco omogenea, e come tale appare agli occhi di un adulto più attento alla resa complessiva della pellicola che non alle mirabolanti acrobazie dei suoi protagonisti. È ovvio che ai piccoli spettatori, ai cuori dei quali la Disney parla ormai da più di settant’anni, rimodulando ogni volta il proprio linguaggio a seconda dei tempi, poco importerà tutto questo. Usciranno dalla sala avendo imparato qualcosa. E in un periodo come questo, la loro (e la nostra) generazione ha sul serio bisogno di belle storie. E quella di Big Hero 6, in fondo, lo è davvero.

(Foto: The Walt Disney Company Italia)

David Di Benedetti
@davidibenedetti

 

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