Bhopal, processo a 25 anni dalla strage

Sono 8 gli imputati che devono rispondere della catastrofe che causò la morte di migliaia di persone. Rischiano una pena massima di due anni. Troppo pochi secondo i familiari delle vittime che chiedono la «pena capitale»

di Sabina Sestu

È passato un quarto di secolo, ma ancora oggi le vittime  del disastro di Bhopal non hanno visti soddisfatti i propri diritti. E ora si prospetta una sentenza che è uno schiaffo morale alla dignità umana. Gli otto imputati, tutti dipendenti indiani della fabbrica, accusati di aver provocato il grave incidente che costò la vita a circa 20mila persone e l’intossicazione di oltre 500mila, rischiano infatti una pena massima di due anni. Troppo pochi per una strage di tali dimensioni. «Chiediamo la pena capitale» hanno dichiarato le migliaia di vittime, che aspettano da tanti anni giustizia. Ma il principale responsabile della tragedia, Warren Anderson, all’epoca presidente della Union Carbide una multinazionale americana, non figura tra gli imputati in quanto latitante.

Il disastro si è consumato poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984, mentre la città dormiva. Le prove raccolte in questi anni dimostrano che la disgrazia poteva essere facilmente evitata se si fossero applicate le procedure di sicurezza di cui la struttura era dotata. I deflettori, se fossero stati in funzione avrebbero potuto impedire l’infiltrazione dell’acqua che mischiata alle 63mila tonnellate di isocinato di metile, che si trovava stivato nei sotterranei, provocò un gayser altissimo che formò una nube nociva che avvolse la città. Ma non furono utilizzati, così come non lo furono i refrigeratori che erano fuori uso e le torri anticendio, che avrebbero potuto impedire la fuga di gas. Ma anche dopo la fuoriuscita chi di dovere si disinteressò alla tragedia, mettendo gli interessi economici prima di quelli della popolazione civile. I medici locali, infatti, non vennero informati della natura del gas, che non è mai stata rivelata, impedendo di fatto i trattamenti sanitari e la conseguente pianificazione degli interventi. La maggioranza dei morti e dei feriti fu causata da edema polmonare, ma il gas causò tutta una serie di diversi disturbi.

Ma oltre la mancanza di prevenzione e di successiva gestione dell’emergenza, i cittadini di Bhopal sono stati beffati anche dal punto di vista legale. Infatti il governo indiano, tramite il Bhopal gas leak Act, si è arrogato il diritto di rappresentare le vittime in giudizio, impedendo di fatto agli interessati ad agire personalmente a tutela dei propri diritti ed interessi davanti a qualsiasi tribunale del mondo.

Warren Anderson

Il governo indiano ha avuto paura che l’azione legale dei singoli avrebbe potuto incrinare i rapporti commerciali con gli statunitensi. Si è persino accontentato di un risarcimento esiguo, 470 milioni di dollari. Le vittime si sono viste risarcire 300 dollari a testa, una volta pagati gli avvocati e le tangenti di rito, ma solo a quelle che furono colpite dal gas.

La magistratura indiana non ha mai formalizzato la domanda di estradizione di Warren Anderson, che oggi ha 81 anni, agli Stati Uniti. Il presidente della Union Carbide non ha neanche mai visto un mandato d’arresto, in quanto è si stato trasmesso dalla magistratura alla polizia il 31 luglio 2009, ma non è mai stato eseguito. Oggi la fabbrica chimica di Bhopal è abbandonata ma dentro le sue mura ancora giacciono pericolosi  elementi che continuano a inquinare. «Un disastro nel disastro» dicono gli ambientalisti, l’acqua potabile è avvelenata così come l’aria.

Foto via:

http://carlaspace.altervista.org

http://mynethome.net

http://www.cbc.ca

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews