Bersani sulla manovra: pagano tutti, tranne i ricchi

Duro il segretario del Pd: « La manovra è depressiva ». Concorde Casini, ma Sacconi risponde: «Parole che lasciano il tempo che trovano»

di Nicola Gilardi

Un momento del discorso di Bersani

Dal palco del Palalottomatica di Roma, Pierluigi Bersani, è tornato ad attaccare il governo: «Con questa manovra  viene data una pistola agli enti locali perché sparino al popolo. Perché sparino al popolo non alle quaglie. Saremo punto e da capo tra qualche mese e avremo dato una botta ai redditi medio bassi. La manovra è depressiva. Riduce i consumi, lo dice anche la Banca d’Italia. In questa manovra pagano gli insegnanti, i bidelli i poliziotti ma quelli con il reddito di Berlusconi pagano zero».

Secondo il segretario il governo sarebbe «nel pallone». Di fatti la metà degli emendamenti discussi sulla manovra finanziaria sono stati proposti proprio dal Pdl. Ma l’attacco più duro è quello per i nuovi tagli ai lavoratori pubblici: «Oggi abbiamo capito cosa ci perde un insegnante, un operaio e un poliziotto e abbiamo capito cosa ci perde Berlusconi: zero» e poi ha aggiunto: «Ma quante volte dobbiamo dirci liberali prima di toccare un petroliere? Ma quanti turni devono fare gli operai perché si possa toccare un petroliere?»

Per Bersani la manovra è strutturalmente sbagliata, perché non porterebbe crescita economica, bensì una «botta ai redditi medio bassi e agli investimenti». La proposta del segretario è chiara: «Occorre uno sforzo collettivo coesivo che si basa su un principio semplice ed equo: chi ha di più deve dare di più».

Un parere è giunto anche da chi i tagli li vivrà in prima persona. Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e presidente dell’Anci, ha chiesto una manovra «equa». «Sul totale dei tagli il 90% è per gli enti locali. Noi Comuni siamo i destinatari finali, non gli utilizzatori finali che sono un’altra cosa e l’effetto dei tagli della manovra inciderà nella carne viva dei cittadini perché saranno tagliati servizi essenziali» ha detto il sindaco.

Le dichiarazioni del leader dell’Udc sono state pienamente concordi con quelle di Bersani. Casini ha rimarcato lo «stato confusionale» del governo e ha accusato l’incisività del suo operato: «Siamo preoccupati perchè alla politica degli annunci non seguono mai i fatti. Se poi i fatti sono nominare nuovi ministri, c’è da mettersi le mani nei capelli».

Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro

La risposta del governo è stata affidata al ministro del Lavoro Sacconi che ha ridimensionato le critiche provenienti dal Pd: «Sono parole che lasciano il tempo che trovano. Nella manovra ci saranno alcune modifiche fermo restando i saldi di bilancio, come sempre accade nelle manovre, niente di straordinario. Resterà la sostanza della manovra già nota».

Il Pd è tornato, poi, all’attacco anche sul ddl intercettazioni. Bersani si è detto soddisfatto del fatto che il governo abbia aperto a delle modifiche, ma ha destato i suoi sul possibile ricorso al voto di fiducia per blindare ancora una volta il testo. Anna Finocchiaro ha punzecchiato Berlusconi sulla sua fretta di far approvare il decreto: «Mi chiedo quale sia la ragione di questa ossessione del premier sulla legge sulle intercettazioni. Ma il presidente del consiglio Berlusconi non ne ha altri pensieri?»

L’opposizione sembra, dunque, unita attorno al “no” per questa finanziaria. D’altra parte anche nella maggioranza permangono dei dubbi. Il fatto che la metà dei 2500 emendamenti sia stato avanzato proprio dal Pdl è un segno tangibile del disaccordo, o della confusione, che vige nella maggioranza. Confusione che se da un punto di vista politico potrebbe essere favorevole all’opposizione è di sicuro sfavorevole ai cittadini che hanno bisogno di decisioni forti, ma il fatto che si ritrovino a pagare sempre i soliti tutto è fuorché equo.

Foto: www.milano.blogosfere.it; www.7medios.com

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