Bersani: “Non chiederò a D’Alema di ricandidarsi” e nel Pd scoppia il caso “big”

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Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema

Roma – ‹‹Io non chiederò a D’Alema di candidarsi. Io non chiedo a nessuno di candidarsi. Io non sono quello che nomina i deputati. Io farò applicare la regola, chi ha fatto più di quindici anni, per essere candidato deve singolarmente chiedere una deroga alla direzione nazionale››. Così Pier Luigi Bersani nel forum di Repubblica.it, riportato da Ansa.it.

‹‹La mia disposizione è a non candidarmi. Semmai posso candidarmi se il partito mi chiede di farlo››. Così il presidente del Copasir Massimo D’Alema a Napoli, a margine della presentazione del libro di Enrico Morando. ‹‹E’ giusto il ricambio, e sarà promosso largamente, è il Pd che deve decidere se ci sono personalità che è opportuno che restino, derogando al regolamento››. ‹‹In un Parlamento – spiega D’Alema – dove torneranno Berlusconi, Dell’Utri e Cicchitto, pensare che il rinnovamento consista nell’eliminare il gruppo dirigente del Pd é una visione un po’ faziosa››.

E’ su questi temi che il Pd di Pier Luigi Bersani si confronta ad un passo dalle primarie che stanno travolgendo il partito ben al di là delle aspettative iniziali dei suoi vertici. Così, dopo la scelta di Veltroni, il prossimo nome destinato a cadere dai seggi del Parlamento sembra quello di Massimo D’Alema, il quale risponde a tono agli attacchi: ‹‹Sono impegnato a mettere un’argine a questa ondata e dopo posso anche andarmene tranquillo›› e contro Renzi, motore principale della questione “rottamazione” nel Pd, è durissimo: ‹‹L’idea che ci sia un gruppo di oligarchi che si devono togliere di mezzo è un’evidente distorsione e denota l’abilità dei nostri competitori a mettere al centro l’eliminazione della classe dirigente del Pd. Avevo detto a Bersani che non volevo candidarmi, ma ora difendo la dignità di una storia››.

Il fatto è che la vicenda ha trasceso la figura di Renzi. La presa di distanza di Bersani connota negli stessi termini la situazione in tutte le voci del partito, anche quelle più anti-renziane, proprio per togliere al giovane sindaco ogni arma di propaganda. Così, rotolano teste. Dopo l’addio di Walter Veltroni, il dibattito sulle candidatura alle prossime politiche è acceso e il tema principale sono i “big” del Pd, quelli presenti alle Camere da decenni: essi devono o non devono sostare ancora il Parlamento? La decisione dell’ex segretario Pd potrebbe dunque scatenare un effetto domino. ‹‹Bene la scelta di Veltroni: sono sicuro che non sarà l’unico a fare questo passo››, scriveva ieri il “rottamatore” Matteo Renzi su Facebook. Veltroni però ci tiene a precisare che il suo addio ‹‹non necessariamente implica che altri debbano fare la stessa cosa perché questo vale per me, è il mio progetto di vita e si accompagna al fatto che la politica si possa fare anche in altri modi e in altri luoghi››.

A questo punto gli occhi sono tutti per Massimo D’Alema e Rosy Bindi. In attesa di capire che faranno è certo che sono sempre meno coloro che ne difendono le posizioni. Una di essi è l’europarlamentare Debora Serracchiani, fino a poco tempo fa considerata bindiana doc e prossima alla candidatura in Friuli Venezia Giulia. In mattinata su La7 a Omnibus Serracchiani non ha avuto dubbi: ‹‹Il centrosinistra non può continuare ad avere una classe dirigente che c’era più o meno quando è caduto il muro di Berlino: è cambiata la società, è cambiato il mondo. Bisognerebbe investire in una classe dirigente nuova più che giovane, e Veltroni ha fatto bene a chiarire che non è solo questione di carta di identità, perché ciò che sta succedendo nel Paese lo impone e lo impone anche in fretta››.

Livia Turco invece non concorda: ‹‹Sono dispiaciuta perché Veltroni, come D’Alema e Bindi dovrebbero rimanere in Parlamento perché rappresentano la storia del nostro Paese. Non è solo una questione di competenze, è anche simbolica e la storia è fatta anche di simboli. E’ un gesto che fa onore a Veltroni. E’ importante comunque avviare un ricambio e io la stessa scelta l’ho fatta una anno fa. Quella di Veltroni non è rottamazione ma solidarietà tra le generazioni. Questo suo gesto darà un contributo al passaggio di testimone››. Per quanto riguarda la rottamazione di Renzi, aggiunge: ‹‹Non credo che abbia pesato in questa scelta di Veltroni. Sono scelte che maturano nell’interiorità e non perché qualcuno urla da fuori. La campagna di Renzi mi ha fatto combattere per dire no alla rottamazione. D’Alema ha fatto lo stesso perché la campagna di Renzi è talmente offensiva e inaccettabile che uno decide di non andarsene sulla base di quegli argomenti portati avanti da un giovane che non ha titolo per dirci di andarcene. Questi toni non aiutano il ricambio generazionale››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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