Bersani e l’antirenzismo non credibile

Bersani

Probabilmente se domani venisse fatto un sondaggio sulla popolarità del presidente del Consiglio Matteo Renzi, la stragrande maggioranza degli italiani direbbero di apprezzarlo. Si dirà: ma come? Ha il partito contro, i sindacati contro. Ma è proprio questo il punto.

SENTI CHI PARLA - Pier Luigi Bersani guida la fronda degli anti-Renzi all’interno del Partito Democratico. Ma avete presente chi è Bersani? Uno che dal 6 luglio 1993 al 17 maggio 1996 è stato presidente della Regione Emilia Romagna, dal maggio 1996 al 22 dicembre 1999 ministro dell’Industria, Commercio ed Artigianato; dal dicembre 1999 all’11 giugno 2001 ministro dei Trasporti e della Navigazione; dal maggio 2001 al luglio 2004 deputato, parlamentare europeo dal 2004 al maggio 2006; deputato dal 2006 in poi (e lo è tuttora), e di nuovo ministro, questa volta dello Sviluppo Economico, dal 2006 al maggio 2008. Insomma, è uno che ha avuto parecchi incarichi pubblici e anche di grande importanza. Per cui, se l’Italia è ridotta così male, un po’ di colpa è anche sua. E non si tratta di difendere Renzi. Di Renzi si può pensare tutto il male possibile immaginabile. Ma Bersani è quello che è. Cioè uno che per decenza dovrebbe ritirarsi a vita privata.

DETTO E FATTO - Durante la sua intervista a diMartedì, il programma in onda su La7 condotto da Giovanni Floris, Bersani ne ha sparate alcune veramente belle. Ha detto che il Pd prima delle elezioni non ha dichiarato che avrebbe cancellato l’articolo 18. Forse Bersani si è scordato che lui, prima delle elezioni politiche del febbraio 2013, disse: «Abbiamo un patto chiarissimo, Italia bene comune, è un patto di centrosinistra, si parte da lì, e nessuno può romperlo», «Pareggi non ce ne saranno, nel caso ho sempre detto che ci rivolgiamo comunque alle forze che si ritengono alternative a Berlusconi», «Escludo una grande coalizione perché non è un bene per l’Italia». Peccato che un nanosecondo dopo l’annuncio del risultato delle elezioni la coalizione Italia bene comune si sgretolò e ci fu governo di grande coalizione – l’esecutivo di Letta – che tenne insieme il Pd e il nemico Berlusconi che se andò di sua spontanea volontà (e non perché il Pd non lo voleva più) dopo la condanna definitiva per frode fiscale. Per cui se c’è qualcuno che in campagna elettorale dice una cosa e poi ne fa un’altra, questo è proprio Bersani.

Bersani

FALLIMENTO STORICO - Sempre da Floris Bersani ha detto due cose in totale contraddizione: Renzi «con il mio 25 per cento sta governando» e «si parla con tutti. Ma la parola patto è troppo stretta. Non c’è alcun motivo, né politico né numerico, per rivolgersi ad altri». Ennò Bersani. Il motivo per rivolgersi ad altri c’è ed è grande come una casa. Se il Partito Democratico non può governare da solo o con gli unici alleati che si era scelto prima (e non dopo) le elezioni – Sinistra Ecologia Libertà di Vendola e Centro Democratico di Tabacci – è perché la coalizione di centrosinistra da lui guidata è riuscita a non sfondare alle elezioni più facili della storia della Repubblica. Ogni volta che Renzi incontra Verdini o Berlusconi, quindi, Bersani dovrebbe dare la colpa solo e soltanto a sé stesso.

LA DESTRA? PRIMA GLI PIACEVA - Sempre Bersani a La7: «C’é qualcuno che immagina di fare del Pd il partito unico di destra e sinistra. Questo se lo togliessero dalla testa». Peccato che il primo a lanciare quest’idea fu proprio lui. Era il novembre del 2011, Berlusconi si era dimesso da presidente del Consiglio e si poteva fare come in Spagna dove, quando si dimise Zapatero, si andò alle elezioni. In Italia no. Si decise di affidare le sorti del paese alle larghe intese di Mario Monti. E anche se Bersani fa finta di non ricordarlo, il Partito Democratico di cui era segretario sostenne sempre l’esecutivo tecnico, anche quando si votò la famigerata riforma Fornero. E quel Governo poteva contare anche sui voti del centro e del centrodestra, esclusa la Lega. Perché a quel tempo non gli dava fastidio votare le stesse cose che votavano i deputati e senatori del centrodestra?

Bersani ha avuto le sue occasioni e le ha fallite. Adesso è il turno di far provare qualcun altro. Il quale non è detto che sia migliore di chi c’era prima.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: intelligonews.it; dubito.it

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