Bersani e Berlusconi fanno autocritica. Qualcosa da farsi perdonare?

Si abbassano i toni della politica. Restano i dubbi sulle motivazioni delle ultime dichiarazioni. Intanto la politica è sempre più lontana dai problemi reali

di Nicola Gilardi

Silvio Berlusconi ha strigliato il Pdl

ROMA – Ritorno alle buone maniere per i politici. Basta scontri duri e slogan offensivi. Sembra essere questo il nuovo atteggiamento dei leader dei due principali partiti italiani.

Silvio Berlusconi ha strigliato i suoi facendo autocritica: «Se negli ultimi due mesi la nostra parte politica ha dato, a volte, un’immagine che non ha entusiasmato, lo si deve ad alcuni errori del partito». Il segretario del Pd, invece, ha approfittato dello studio di Che tempo che fa per sottolineare la caratura politica di Silvio Berlusconi: «È un osso duro – ha detto Bersani – non una macchietta come è stato considerato da qualcuno. Lo abbiamo sottovalutato».

Ma ancora per quanto potrà durare questo clima? Almeno fino allo scontro elettorale, che potrebbe essere molto vicino. Allora si che i toni torneranno ad essere alti. Queste recenti dichiarazioni sembrano essere solo il modo per evitare di addossarsi le colpe di una cattiva politica.

Berlusconi deve farsi scusare il fatto di non essere riuscito a risolvere la grana Fini. Ha quasi rischiato di mandare all’aria una delle maggioranze più nette degli ultimi decenni e i suoi elettori di certo non lo avrebbero capito. Con le ultime dichiarazioni vuole allontanare l’operato del governo dalle critiche. Se la maggioranza è spaccata, insomma, la colpa è del partito. Ma lui non ne è il leader?

Pier Luigi Bersani ha rivalutato il rivale storico

A sinistra le cose non vanno meglio. Bersani ha la colpa di non essere riuscito a risollevare le sorti del Pd. La critica di Walter Veltroni, pur essendo rientrata, è il segnale dello scontento di una parte di partito e di elettori che non vi si riconoscono più. Poi c’è da arginare l’opposizione dura dell’Italia dei Valori che al confronto fa sembrare il Pd un partito di governo. L’identità, insomma, ancora non c’è, e anche se Bersani dice di aver salda la bussola, sorgono dei dubbi sul fatto che saprà usarla?

È solo un buonismo di facciata che nasconde una politica becera fatta di dossier e di mancata connessione con i problemi reali del Paese. La nascita di nuove associazioni di cittadini stanchi di questa politica sono una chiara conferma di ciò. Non solo il Popolo viola, ma anche il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo fanno della lotta contro le istituzioni odierne un tratto fondamentale.

Le voci di stanchezza, però, si alzano anche dall’interno dei partiti. Matteo Renzi, sindaco di Firenze e esponente del Pd, ha più volte detto di voler azzerare i vertici di partito e ricominciare dalle facce nuove della politica.

La politica ha da farsi perdonare molte cose. Se oggi il nostro Paese è il fanalino di coda dell’Europa, sotto il profilo economico, ma anche dal punto di vista dei diritti, la colpa è degli uomini che negli ultimi anni hanno governato, sia di destra che di sinistra. Purtroppo la seconda Repubblica sembra essere la fotocopia a colori della prima e non si è stati in grado cambiare veramente le cose.

Machiavelli diceva che «governare è far credere», ma che succede se i cittadini non credono più?

Foto: www.oroscopo.myblog.it; www.locateditriulzi.it; www.sandrazampa.it

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