Bersani e Berlusconi al capolinea della seconda Repubblica

bersani berlusconi

Silvio Berlusconi

RomaPier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi sono agli sgoccioli. Lo sanno loro, lo sa Beppe Grillo, e lo sanno anche i rispettivi partiti. Così sarà interessante vedere come calerà il sipario sul peggior vincente e il miglior perdente dell’ultima tornata nonché su tutto il sistema politico berluscocentrico degli ultimi 20 anni. Intanto due ipotesi si possono fare.

Il segretario del Pd non vuole piani b. A Palazzo Chigi non rinuncia e pare pronto a presentarsi al Capo dello Stato con la proposta di formare un governo di minoranza a carettere esplorativo. Laddove per esplorazione si intende correre ancora dietro a Grillo e cittadini grillini a caccia di qualche voto di fiducia. Non ci riuscirà a meno di miracoli. Questo sempre che Napolitano accetti il rattoppo.

Bersani cadrà, senza dubbio. Quel che dopo sarà cambia poco la prospettiva: larghe intese, governissimo, nuovo esecutivo tecnico? Chissà. Il punto è che Bersani sarà spazzato via insieme a buona parte dell’attuale dirigenza del partito.

D’altronde il respiro che sembra di sentire dalle stanze del Pd è quello dell’affanno: tutti in fuga dal segretario, persino i fedelissimi. Persino quella portavoce Alessandra Moretti che dopo la spaventosa vittoria elettorale si è sbrigata a dichiarare al Corriere che, in caso, ‹‹per il bene del partito, il segretario potrebbe anche farsi da parte››. E pazienza che il suddetto non ne voglia sapere e certe dichiarazioni abbiano il sapore del tradimento. Solo che nessuno si azzarda a fare il Bruto con Cesare. Nessuno infligge la ferita mortale, meglio lasciare a Napolitano per via istituzionale, tanto il risultato sarà uguale: via i Bersani, i Fioroni, le Finocchiaro, le Bindi e perché no, pure i Fassina, gli Orfini e le Moretti. Nichi Vendola con il suo Sel al 3% e una Puglia che lo ha scornato votandogli contro, già si è defilato. Lui rimane sulla poltrona della presidenza regionale ché se la barca affonda, da bravi capitani coraggiosi, è meglio abbandonarla il più in fretta possibile.

Forse pure il maximo Massimo D’Alema verrà detronizzato e magari conservato in luogo asciutto, pronto per essere rispolverato solo nelle grandi occasioni. Forse.

Intanto i due prossimi leader si stanno già preparando: Matteo Renzi e Walter Veltroni. Il primo riesce a farsi notare anche da assente. Come all’incontro della Direzione generale del Pd in diretta Web, quando ha presenziato solo quel tanto che occorreva per sentire Bersani proporre i suoi otto punti di programma in salsa grillina per poi sparire da una porta secondaria. Nessun intervento, nessun commento. Se suicido deve essere, non sarà assistito.

A Berlusconi penseranno le procure, come sempre. Tanto per gradire, si inizia nel post voto con l’inchiesta di compravendita di parlamentare: quel senatore Sergio De Gregorio che ha risvegliato i pm di Napoli accusando l’ex premier di aver ricevuto 3 milioni per abbandonare l’Idv e passare al Pdl nel 2006 indebolendo Prodi per costringerlo a cadere due anni dopo. Roba che dovrebbe suggerire sdegni antiberlusconiani se non che: a) non fu De Gregorio a decidere della sorte di Prodi ma il suo ex Guardiasigilli Clemente Mastella, finito in un’indagine della procura di Santa Maria Capua Vetere con la moglie Sandra Lonardo e altri esponenti dell’Udeur. Era il 2008, Mastella si dimise, Prodi si presentò al Senato e cadde. L’inchiesta finì in nulla e la procura aprì le porte al successivo governo Berlusconi; b) incredibile che nel mentre si indaga sui rapporti di De Gregorio con il Pdl, Bersani possa provare a fare “scouting” tra i grillini senza che toga democratica batta ciglio.

Pier Luigi Bersani

Oggi si continua con la prima di una lunga fila di condanne, c’è da crederlo. Berlusconi, l’uomo più intercettato del mondo, è stato condannato a un anno di carcere e 80mila euro di danni per violazione del segreto istruttorio dal tribunale di Milano. Il caso è quello dell’intercettazione Fassino-Consorte ‹‹abbiamo una banca›› in riferimento alla scalata Unipol-Bnl.

Poi sarà la volta del primo grado per il processo Ruby, il caso più pubblicato a suon di intercettazioni a inchiesta in corso. Caso senza prove, testimoni e parte lesa. Motivo per cui la pm Boccassini non potrà chiedere (forse) il massimo della pena. E infine il secondo grado del processo Mediaset, incartamento per cui in primo giudizio, Berlusconi ha già ricevuto 4 anni.

Da tre macigni come questi nessuno sarebbe in grado di rialzarsi e pazienza se poi in terzo appello tutto verrà sovvertito. Intanto lo scopo sarà raggiunto.

Davvero la ditta B&B si completa a vicenda. Dopo di loro rimarranno solo macerie di partiti integralmente da rifondare che, non è escluso, troveranno un punto comune in Matteo Renzi. L’uomo nuovo, dicono. Speriamo lo sia.

Chantal Cresta

 

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2 Risponde a Bersani e Berlusconi al capolinea della seconda Repubblica

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    Luca Bonicalzi 08/03/2013 a 00:15

    Mi chiedo il motivo per il quale Chantal Cresta sia divenuta giornalista. Incapace di scrivere un articolo che rispecchi la realtà di questo Paese allo stremo, se la prende con Bersani e con D’Alema (Berlusconi deve essere trattato come il deliquente che è), mettendo sullo stesso piatto della bilancia, mal bilanciata come le cose che dice in questo articolo, Berlusconi, D’Alema e Bersani. Questa giornalista è la perfetta facciata del qualunquismo e opportunismo di pessimo ordine, un ordine passato tristemente alla storia col nome di “ordine del Dittatore”. Davvero la ditta C&C sa mettersi a nudo rispecchiando l’ipocrisia tipica di certi ducetti italiani e non.

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    Chantal Cresta 08/03/2013 a 19:06

    Davvero “Duce”, non me l’aveva mai detto ancora nessuno.
    Fa quasi sorridere pensare che un semplice articoletto sulla fine impietosa dei principali attori della politica italiana, possa essere inteso come espressione di regime totalitaria.
    Non discuto. Ognuno vive le cose come meglio crede di riuscire a rielaborarle. Solo un appunto: non sono io l’unica a sostenere che Bersani e Berlusconi e tutto ciò che li ruota intorno sono degli sconfitti sulla via del tramonto. Doveva accadere prima o poi. Sa come chiamano Bersani nelle stanze del Pd? Dead man walking. Sulla Boccassini in visita fiscale a casa del Cavaliere ricoverato in ospedale non c’è bisogno di dire nulla. Si commenta da sé. Buona dittatura.

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