Berlusconi vince il big match, ma il campionato è ancora lungo

Berlusconi festeggia una vittoria...del Milan

Roma – Era atteso, attesissimo come il Natale, la Pasqua, come il 25 aprile, come la finale di Madrid. Invece questo 14 dicembre che in tanti aspettavano come l’inizio della fine può essere ricordato come il giorno più drammatico della storia parlamentare recente.

Si era parlato di “compravendita”, di “traditori” di “moral suasion”, ma il termine più azzeccato per definire ciò che è successo l’altro ieri è, come qualcuno aveva già scritto calciomercato, e per di più nella sua giornata conclusiva, quando alle sette di sera dell’ultimo giorno disponibile procuratori e dirigenti si affrettano ad apporre le ultime clausole sui contratti dei “poveri” calciatori.

E così succede che tre membri del parlamento, transfughi del centrosinistra attendano il momento finale dell’ultima conta nell’aula di Montecitorio per far valere il loro peso decisivo del loro sì al Governo. È il goal decisivo del mediano nella finale di Champions league, goal inaspettato che fa salire vertiginosamente fama e quotazione del giocatore. “Quindi lo prenderà Moratti?” qualcuno esclama, “no, l’ha preso Berlusconi” gli risponde l’altro, “gliel’ha soffiato per una manciata di euro, e poi si sa, il giocatore è sempre stato milanista nel sangue!”.

I nuovi acquisti della squadra del presidente sono i due ex IDV Razzi e Scillipoti, due ex API Calearo e Cesario, ma coloro che fanno notizia, più del tradimento di Ronaldo all’Inter, più della cessione di Zidane al Real sono i tre ex finiani Moffa, Polidori e Siliquini. Appena ceduti, si spera a titolo definitivo alla squadra del Premier, hanno subito segnato quello che nel gergo calcistico è chiamato goal dell’ex, il classico goal dell’ex, contro quella squadra per cui erano stati eletti, decretandone la sconfitta politica. Altro che Gre-no-li, Ro-Pa-Ro o il quartetto delle meraviglie di inizio stagione con Ibrahimovic. Il Mo-Po-Si è il nuovo tridente d’attacco del Caimano ed è già determinante: il Papero e Superpippo possono recuperare con tutta calma, cè chi li sostituisce degnamente.

La partita più importante dell’anno è terminata. Nella curva alla destra dell’inquadratura si schierano i vincitori, che cantano a squarciagola l’inno d’Italia, ma è scontro aperto con un’altra frangia del tifo violento: sono i leghisti, di verde vestito che cantano il “Va pensiero”. Urla, ingiurie, insulti e anche botte. Intanto l’altra parte ferita lascia le tribune, mestamente. Fuori dallo stadio cordoni massicci di forze dell’ ordine che impediscono a chi non ha la tessera del cittadino, pardon del tifoso, di varcare i tornelli. E allora comincia la protesta vera e propria degli ultras, dei pochi profanatori della città sacra ai cristiani. Si mischiano in mezzo alla manifestazione che porta 50 000 mila persone fra studenti, terremotati e precari che protestano per avere la loro tessera.

Qualcuno definisce la vittoria del pdl come la vittoria di Pirro. Sarebbe meglio definirla come una vittoria ai rigori, che si sa non essere una vittoria limpida, almeno per gli esteta del calcio.

Alessio Tedde

Foto | via  www.calciopro.com; www.sottozeronews.com

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