Berlusconi si moltiplica, Alfano se ne va e il conto lo paga il Pd

Vier Jahre Haft fuer Berlusconi wegen Steuerhinterziehung

Silvio Berlusconi

Roma – Prenda nota la sinistra e fanatici fan che considerano risibili se non spassose le vicende del centrodestra culminate ieri, al consiglio nazionale di Forza Italia, con la scissione di lealisti e colombe divisi tra la risorta Fi e altra entità ancora da definirsi a guida Angelino Alfano: il loro nemico Silvio Berlusconi, anziché scomparire, si è moltiplicato.

Se lo tatuino in fronte perché ora il Cav non lo vedranno più solo in veste stretta e mal acconciata di sostenitore dell’Esecutivo ma anche in quella più comoda all’opposizione.

Sarebbe da ridere se non fosse che il miracolo della moltiplicazione e resurrezione lo fa sempre la sinistra con l’ostruzionismo e l’insana certezza di avere il coltello dalla parte del manico, salvo restarne ferita.

MIRACOLI - Si è fatta ogni cosa, da quelle parti, per far arenare le larghe intese con buona pace di ogni principio di conciliazione e buon senso, in nome un giustizialismo forcaiolo purchessia, al fine di piazzarsi indisturbati alla guida di un nazione in crisi nonché per rendere contento l’elettorato più esaltato. Tutto: dal plauso alla condanna Mediaset, una fuffa giudiziaria senza onore di prova con annesso magistrato, tal Antonio Esposito, incauto, ciarliero e anti-Cav e pazienza per l’imparzialità della magistratura, alla corsa per la decadenza del manigoldo Berlusconi dal Senato in tempi record. Senza contare il glissé sul tema della grazia che la sinistra avrebbe dovuto invocare a Napolitano a gran voce e con la quale la fine del Cavaliere sarebbe stata segnata.

SCENARI - Tutto si è tentato e adesso che il dado è tratto, sarà il caso di osservare il quadro. Il Governo non è caduto ma lo sarà presto. Se erano le larghe intese a reggerlo, giacché esse si sono dissolte, la sua vita è appesa a un filo. Certo è che la nuova immagine di Berlusconi all’opposizione lascia il Pd e Letta a badare a se stessi da soli. Mica roba da poco se si pensa che nel giro di un mese i nostri irriducibili dovranno affrontare il nodo della sfiducia del ministro Cancellieri sul caso Ligresti, la grana della legge di stabilità contestata in sede Ue e le primarie del Pd alla segreteria per cui volano stracci.

Dall’altra parte c’è un Alfano più indifeso che mai: senza soldi in cassa, senza elettorato dichiarato ma solo ipotizzato, senza un nome sicuro per il suo gruppo giacché quel ‘Nuovo centrodestra’ già esiste nei registri dell’Uibm, racconta Libero, e appartiene a Italo Bocchino. Uno che seguendo Gianfranco Fini nella sua corsa solitaria con Futuro e Libertà, andò incontro alla fine politica.

Nel quadro poco stimolante, Alfano può contare su 30 senatori, la speranza che il Governo duri o che Letta e il Pd non liquidi lui e i suoi con un rimpasto di Esecutivo a scapito delle colombe e l’appoggio di un Berlusconi che – benevolenza a parte – al piede nel Governo non rinuncia. E all’alleanza con Alfano neppure perché i passerotti presto potrebbero fare ritorno, togliendo a Letta la garanzia di quella quindicina di voti che gli occorre per sopravvivere. 

RIUNIONE DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO PER LA MODIFICA DELLO STATUTO

Pippo Civati

UN CAVALIERE PER OGNI STAGIONE - Sicché per fare sparire l’ingrediente Cav a qualsiasi costo si è ottenuto un Cavaliere in tutte le salse che pure riesce a fare bella figura senza epurazioni, chiusure, minacce ma anzi regalando di sé un’immagine paterna, accondiscendente nei confronti degli esuli e pronto a cavalcare l’onda dell’antieuropeismo, fare uno sberleffo ai grillini a cui ora siede accanto e in armi per dirigere il partito anche fuori dal Parlamento. Anche in galera, se necessario. Un capolavoro.

Sarà il caso che il Pd impari qualche lezione di strategia ora che sul caso Cancellieri si divide tra quelli che sfiduciano e quelli che si fidano; quelli che vorrebbero sfiduciare ma la mozione la presenta il M5s, Pippo Civati in testa, e quelli che non vorrebbero ma con i grillini c’è sempre una speranza di alleanza, Pippo Civati in testa; quelli che la Cancellieri sì e quelli che se lei se ne va il ministero lo diamo a chi vogliamo noi; e via così. Se l’insostenibile pesantezza del vivere insieme annichilisce, faccia il Pd quel si è fatto nel Pdl: separazione consensuale. Tanto il partitone di tutti e nessuno avrebbe dovuto fare da tempo il salto mostrando consapevolezza di sé, dalché ora non si troverebbero di nuovo nell’incredibile situazione di reggere con le sue mille anime un Governo impossibile, nella certezza che il momento di fare i conti interni è ormai vicino.

I RENZIANI CHE AVANZANO - E qui si arriva all’altro punto messo a segno dal Cavaliere. Dicono i renziani consapevoli che, dopo il benservito di Berlusconi, la patata bollente della vita dell’Esecutivo toccherà a loro e a Renzi, il quale di andare alle urne non vede l’ora. Scrive su Twitter il renziano Francesco Clementi: se i democrat nacquero come risposta agli azzurri, ora «senza il Pdl c’è ancora necessità del Pd?». Bella domanda.

Chantal Cresta 

 

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