Berlusconi non ha paura della giustizia, gli manca il tempo

Non è vero che il premier non vuole presentarsi davanti ai giudici per ribattere alle accuse che gli sono state rivolte. Il fatto di ricoprire la carica di presidente del Consiglio gli impedisce di recarsi in tribunale per difendere i suoi diritti di cittadino. Troppi gli impegni istituzionali

di Sabina Sestu

Angelino Alfano, ministro della Giustizia

Non è che Berlusconi voglia sottrarsi alla giustizia. La verità è che l’impegno preso, quando ha deciso di governare l’Italia, gli impedisce di presentarsi in un’aula del tribunale. Troppi impegni  politici per perdere tempo a difendersi dalle accuse che gli vengono da più parti rivolte. Nel guazzabuglio di accuse e controaccuse tra maggioranza e opposizione una sola cosa è certa, ossia il fatto che stare seduti in una poltrona del parlamento  rende immuni dal rendere conto dei propri atti, non tanto politici quanto “civili”. Ed ecco che è necessaria una legge che renda questo principio pienamente legittimo, giuridicamente parlando.

Secondo Angelino Alfano: «L’espressione immunità è diventata un sinonimo di illegalità. Questa equazione va smontata». E su questo ha pienamente ragione, infatti, considerato che si legifera in parlamento e tutto ciò che viene approvato è legge e quindi legale,  l’equazione di cui parla il ministro non regge. Ma i cittadini “comuni” non sono comunque immuni dal dover rendere conto dei propri errori giuridici. Quindi non si capisce come mai Alfano continui ad affermare il fatto che l’immunità parlamentare  «non è una legge ad personam» in favore del presidente del Consiglio «né pone Silvio Berlusconi al riparo dalla giustizia».  Che non sia una legge ad personam può anche essere vero, visto che non salva solo il presidente del consiglio ma tutti quelli che ricoprono cariche istituzionali.  Da qui potrebbe nascere un’altra equazione, ossia che “essere eletto equivale ad avere piena libertà d’agireanche contra legem.

«Il bivio è tra il dovere del presidente del Consiglio di governare» afferma il guardasigilli, durante la trasmissione ½ ora  «e il diritto di difendersi dai processi: basti pensare che Berlusconi avrebbe presto dovuto affrontare 23 udienze in 65 giorni. Ma non è al riparo della giustizia, perché sarà giudicato quando avrà finito di governare». Ma non era dovere del cittadino Silvio Berlusconi a presentarsi in aula? Le accuse che vengono rivolte al premier dai magistrati e dai giuristi, più volte attaccati dal presidente del consiglio, è proprio il fatto che con le leggi che si stanno presentando in questi anni in parlamento si sta cercando di smembrare il potere giurisdizionale e di renderlo asservito a quello esecutivo e legislativo.

E infatti il guardasigilli spiega come devono essere i magistrati: «Devono avere un atteggiamento parco e sobrio», non devono mostrare «una tendenza politica altrimenti fanno danno alla giurisdizione alla quale fanno parte». «I magistrati devono apparire terzi», ha aggiunto il ministro «ci sono invece magistrati che dichiarano da ogni dove». Il titolare della Giustizia aggiunge che si sta lavorando sia all’immunità che al Lodo Alfano bis. «Stiamo studiando l’approdo migliore. Non siamo dell’idea di improvvisare una soluzione» ha detto il ministro, aggiungendo che l’esecutivo è alla ricerca di una soluzione condivisa. Ma non spiega da chi e in che cosa debba essere condivisa. Dal potere giurisdizionale sembra proprio di no, visto che lo si continua a screditare e ad accusare di essere di parte.

Proteste in Senato

«Il governo emanerà un decreto mercoledì mattina, alle 8.30 in Consiglio dei ministri, che ribadirà che la competenza è dei tribunali, in modo da evitare scarcerazioni e stabilizzare il sistema». È questa la risposta dal ministro della Giustizia per uscire dall’imbarazzo arrecato da una legge inserita nel “pacchetto sicurezza” che avrebbe  portato alle scarcerazioni dei boss e al blocco dei processi di mafia. Ma anche in questo caso dà la colpa ai giudici affermando che è «un errore di interpretazione dei giudici» alle norme del pacchetto sicurezza. Eppure in ogni società che si rispetti è compito dei giudici interpretare le leggi e applicarle, mentre il compito del parlamento è quello di emendare testi chiari e coerenti.

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