Berlusconi, Napolitano e la grazia da cui dipende tutto

Silvio Berlusconi (notizie.guidone.it)

Roma - La dichiarazione di Berlusconi diffusa oggi («Mi dicono che per avere la grazia bisogna aver iniziato a scontare la pena. Dunque, sarebbe ancora in tempo») aggiunta all’annuncio di Angelino Alfano secondo cui il Cavaliere sarebbe disposto a confermare la fiducia al Governo («Questo suo giudizio di fiducia mi è stato riconfermato») è l’ennesima prova della strategia del Cavaliere. È pronto a sostenere il Governo fino a quando la sua persona verrà tutelata da quelli che il leader del centrodestra ritiene essere attacchi della magistratura politicizzata. Se invece non venisse salvaguardato, il Cavaliere staccherebbe subito la spina.

Oggi Berlusconi ha implicitamente chiesto la grazia al Presidente della Repubblica. Ma Giorgio Napolitano è disposto a concedergliela? A leggere il comunicato del 13 agosto sembra di sì. In quella occasione il Capo dello Stato scrisse: «In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta. (…) Il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda (…) Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso (…) per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale». Insomma, un vero e proprio libretto delle istruzioni su come ottenere la grazia.

Poi però Berlusconi per poco non fece cadere il Governo delle larghe intese a cui Napolitano tiene in particolar modo. Insomma, il Cavaliere si mise contro l’unico che poteva e può tuttora salvarlo. Non è fantapolitica immaginare che Napolitano sia disposto a concedere la grazia al leader di Forza Italia solo se indispensabile. In altre parole, solo se Berlusconi avesse i numeri per far cadere l’esecutivo.

Giorgio Napolitano (media.polisblog.it)

L’eventuale grazia potrebbe riguardare non la pena principale (4 anni di reclusione, di cui 3 condonati dall’indulto, ma essendo un ultrasettantenne si tratterà di un anno in affidamento ai servizi sociali) ma la pena accessoria, cioè i due anni di interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi resterebbe comunque ineleggibile ai sensi della legge Severino, votata dallo stesso Pdl l’anno scorso. Ma sulla legge in questione, vi è un dibattito in corso in dottrina, che sarebbe bene chiarire indipendentemente dal caso Berlusconi. Il problema, infatti, è se l’incandidabilità prevista dalla legge Severino è da considerare come un effetto penale o amministrativo della condanna. Se è da considerare un effetto penale, allora vale il principio di irretroattività previsto dalla Costituzione. Se invece la legge Severino è un provvedimento amministrativo, allora il principio della irretroattività non vale. Per cui, Berlusconi potrebbe cavarsela grazie a qualche cavillo giuridico. Oltre a ciò, non bisogna escludere la possibilità che il Parlamento approvi un’amnistia che, a differenza dell’indulto «estingue il reato, e, se vi è stata condanna, fa cessare l’esecuzione della condanna e le pene accessorie» (articolo 151 del Codice Penale). L’unico ostacolo, potrebbe essere il primo comma dell’articolo 79 della Costituzione: «L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale». Lo scoglio però potrebbe essere aggirato se Pdl, Lega, Pd, Scelta Civica voteranno uniti.

In tutto questo, non si capisce a che gioco sta giocando il Partito Democratico. Da una parte, i democratici si dicono pronti a votare la decadenza e hanno anche votato a favore dello scrutinio palese. Oggi però il Pd ha fatto un assist clamoroso a Berlusconi contribuendo a far bocciare la proposta del Movimento 5 Stelle di votare già oggi sulla decadenza e la richiesta avanzata da Sinistra Ecologia e Libertà di anticipare il voto alla prossima settimana. Che sia in arrivo un nuovo suicidio del Pd a favore del Cavaliere in nome della stabilità politica?

Giacomo Cangi

foto: formiche.net; giornalettismo.com; notizie.guidone.it; media.polisblog.it

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