Berlusconi ignora il Parlamento, ma Napolitano non firma

Gli alleati Silvio Berlusconi e Umberto Bossi

ROMA – Il gioco di prestigio non riesce a Silvio Berlusconi. Dopo il pareggio in Parlamento sul federalismo fiscale, che di fatto ne ha fermato l’iter, il premier ha tentato la via del decreto legislativo. Un colpo di mano che gli ha consentito di rinsaldare l’asse con la Lega, ma che rappresenta un chiaro svilimento del dibattito pubblico in aula. Il provvedimento, infatti, era stato deciso già giovedì sera, a poche ore dal voto. In questo modo tutte le criticità e i nodi che creerebbero i maggiori problemi non verranno discussi.

IL NO DI NAPOLITANO – Ad arrestare l’entusiasmo del Pdl, però, è intervenuto il capo dello Stato che ha dichiarato di non voler promulgare il decreto definito «irricevibile». «Il capo dello Stato ha comunicato al presidente del Consiglio di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal governo». È questo il testo della nota resa pubblica proprio dal Quirinale. Il nodo di maggiore criticità è la mancanza relazione alle camere «non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall’art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari».

A sbloccare la situazione potrebbe intervenire il leader della Lega Nord. Il ministro per le Riforme e per il Federalismo, infatti, ha già provveduto a rassicurare il capo dello Stato, preparando una relazione del governo che sarà presentata in Parlamento la prossima settimana.

LE REAZIONI – Durissimo il commento di Antonio Di Pietro: «Dopo lo stop intimato dal Capo dello Stato e, soprattutto, dopo la bocciatura da parte del Parlamento al decreto sul federalismo, approvato ieri in fretta e furia dal Consiglio dei ministri, abbiamo la prova provata che il Paese si sta avviando verso un pericoloso regime».

Da Futuro e libertà è arrivato l’invito rivolto alla Lega ad abbandonare il governo: «Dopo lo stop di Napolitano, cosa aspetta la Lega a prendere atto che il berlusconismo è finito? Per riformare e modernizzare l’Italia occorre aprire una pagina nuova e costituente nella quale la Lega può essere, insieme a noi  e alle altre forze politiche, protagonista. Ma Berlusconi deve fare un passo indietro e non paralizzare l’Italia e la politica italiana».

Ugo De Siervo, presidente della Corte Costituzionale

L’appoggio alla decisione di Napolitano, invece, è arrivato da Anna Finocchiaro che ha dichiarato: «Da Napolitano, garante come sempre assoluto delle nostre istituzioni, è venuto un atto ineccepibile che blocca una norma illegittima».

ALTRO CHE FEDERALISMO, E’ UNA BESTEMMIA – Un giudizio molto negativo sul federalismo è arrivato dal presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, che ha dichiarato: «Quello che si può dire tranquillamente, ma non riguarda il conflitto, è che quello di cui si sta parlando non è federalismo, dire federalismo municipale è una bestemmia: è come dire che un pesce è un cavallo, sono due cose che non stanno insieme. Si chiama autonomia. Il federalismo è un processo di unificazione progressiva di Stati che erano sovrani verso un unico Stato gestore. Che c’entra questo con l’autonomia finanziaria dei Comuni decisa dal Parlamento nazionale?».

Nicola Gilardi

Foto: www.trentoattiva.it; www.risklover.files.wordpress.com; www.casadellaculturaenzobiagi.com

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Una risposta a Berlusconi ignora il Parlamento, ma Napolitano non firma

  1. avatar
    Anonimo 04/02/2011 a 17:07

    Meno male che Giorgio c’è…

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