Berlusconi e i finanziamenti a don Vito Ciancimino

35 milioni di Lire all’ex sindaco di Palermo. Consegnato ai pm l’assegno. Perché questi soldi?

di Nicola Gilardi

Massimo Ciancimino, figlio di don Vito Ciancimino

ROMA – La storia di don Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per associazione mafiosa e corruzione, morto nel 2002, è contornata ancora da molte ombre. Il figlio Massimo da anni collabora con la Magistratura per ricostruire i legami del padre con le cosche siciliane.

Un nuovo elemento è arrivato in questi giorni. È spuntato, infatti, un assegno firmato dal «presidente» Silvio Berlusconi nei confronti proprio di Vito Ciancimino. In quel periodo, però, il cavaliere non era ancora “sceso in campo”, vestendo ancora i panni di imprenditore di successo. Secondo alcune ipotesi, quei 35 milioni di Lire, è proprio questa la cifra dell’assegno, sarebbero serviti a finanziare la corrente andreottiana al quale Ciancimino apparteneva.

Già sei anni fa, Massimo Ciancimino, intercettato al telefono con la sorella Luciana, aveva accennato a questo assegno. Ma questo non venne trovato subito dagli inquirenti. Sbucato alla fine di luglio dall’archivio personale dell’ex sindaco palermitano quasi per caso. Sfuggito a sequestri e perquisizioni, a ritrovarlo è stata la moglie. «Nemmeno io sapevo dove fosse» ha dichiarato il figlio.

Insieme all’assegno, il figlio e la moglie di don Vito Ciancimino, hanno consegnato ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido anche degli appunti personali dell’ex sindaco. In questi si accenna al fatto che, di persona, Berlusconi avrebbe consegnato altro 25 milioni di Lire in contanti. Ma non fu solo il premier a dare soldi a Ciancimino. Nello stesso periodo, infatti, anche Giuseppe Ciarrapico, imprenditore con parecchi problemi con la giustizia, e Gaetano Caltagirone gli corrisposero del denaro che venne registrato come: «Acquisto tessere periodo ’79-’83» nelle pagine personali di don Vito.

Silvio Berlusconi e bettino Craxi

Il finanziamento alla Democrazia cristiana, però, lascia qualche perplessità. Silvio Berlusconi, infatti, è stato amico fraterno di Bettino Craxi, leader del Psi, che, in qualche modo, favorì il suo successo imprenditoriale. In ballo c’è anche la pista della trattativa fra mafia e Stato, ma anche una coincidenza di interessi e legami fra Berlusconi, Dell’Utri e Ciancimino.

Intanto il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, predica prudenza. Il materiale relativo a don Vito, infatti, è tanto e ci sarebbe, fra le altre cose, un suo presunto pizzino indirizzato a Bernardo Provenzano, nel quale si accenna al finanziamento di 100 milioni di Lire proveniente da alcuni esponenti di Forza Italia, versato ai boss in occasione delle elezioni del 2001.

La faccenda è torbida e fare delle ipotesi è azzardato. Il materiale, però, c’è, esiste ed è in mano agli inquirenti. Non ci resta che attendere l’iter delle indagini, sperando che si possa fare chiarezza sui legami fra politica e mafia che tanti danni hanno fatto agli italiani.

Foto: www.pensierimadyur.blogspot.com; www.gliitaliani.it; www.palermo.blogsicilia.it

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