Berlusconi e Fini a un passo dal divorzio?

Continua a spirare vento di tempesta all’interno del Pdl. Berlusconi tenta in ogni modo di riaprire il dialogo, tramite intermediari, con il recalcitrante presidente della camera, ma ogni tentativo fatto finora è andato a vuoto. Fini freddamente risponde che vuole solo incontri ufficiali

di Sabina Sestu

Berlusconi invia quattro ambasciatori. Fini si rifiuta di riceverli. Poi il premier decide di investire Verdini come agente diplomatico da inviare a Fini, ma quest’ultimo rinvia a tempo indeterminato l’incontro. Continua così il braccio di ferro tra i due leader di maggioranza. «Fino a quando non ci saranno risposte politiche  ai problemi che ho sollevato – spiega il presidente della camera ai suoi più stretti collaboratori –  è prematuro fare incontri, soprattutto con intermediari ».  Il premier aveva designato Letta, Cicchitto, Verdini e Ghedini,  come  negoziatori per trattare il delicato dialogo di riconciliazione, un incontro segretissimo che diventa presto di pubblico dominio e che quindi salta.

Fini è gelido e intransigente con i vertici del Pdl: «Nel corso della direzione nazionale ho sollevato problemi politici come la lotta alla corruzione e i costi del federalismo che oggi si sono rivelati più pressanti e reali. Attendo ancora delle risposte politiche su queste questioni». Su queste due problematiche l’ex leader di An è inflessibile, senza risposte concrete da parte del premier nessun dialogo risulta possibile. Berlusconi da canto suo è disposto a mettere una pietra sopra al passato, ma sostanzialmente non fa alcun passo verso il cofondatore del partito. D’altronde quando Fini all’assemblea nazionale aveva sbattuto in faccia al presidente del consiglio i due temi politici che gli stanno tanto a cuore, la lotta alla corruzione e il federalismo, il premier aveva reagito attaccandolo. E niente da allora si è smosso.

Berlusconi non fa trasparire le difficoltà in seno alla maggioranza.  «Il governo va avanti con le sue riforme, – dichiara ai suoi fedelissimi – quello che contano sono i numeri in Parlamento, la nostra maggioranza è salda…». Il diktat imposto da Fini, quindi, sembra non venga preso minimamente in considerazione dal premier:  «Prima della direzione avevamo periodicamente riunito l’ufficio di presidenza. La Russa, gli altri ex An e gli uomini vicini a Fini non hanno mai tirato fuori quei problemi, che in ogni caso io considero assolutamente secondari – pare abbia affermato Berlusconi durante il colloquio con i consiglieri Pdl della regione Lazio -  e comunque quei problemi hanno portato a un voto, li abbiamo votati e risolti. Come in ogni sistema democratico si vota e la maggioranza vince».

Sembrano bisticci fra bambini. Fini che si irrita per gli incontri fissati, poi disdetti e infine persino negati in meno di ventiquattro ore. E non solo, si fanno persino i dispetti: «Prima mi chiedono di incontrare Verdini, poi fanno trapelare che sarei stato io a chiedere di incontrarlo». L’ex leader di An sottolinea con i suoi interlocutori che non si fa prendere in giro, considerando una provocazione quanto lasciato trapelare ieri da via dell’Umiltà. E dall’altra parte un Berlusconi  infastidito per il continuo braccio di ferro con il suo “ex alleato”.  L’entourage del premier afferma che è stato Fini a chiedere di incontrare Verdini. E sempre da Palazzo Grazioli si fa presente che, battuta dalle agenzie la notizia di un imminente incontro con Letta e Verdini, sarebbero stati i finiani a irrigidirsi e a far slittare la riunione. Chi ancora spera in una risoluzione positiva, che appare sempre più fantascientifica, del duello fra i due grandi leader della maggioranza, vorrebbe un incontro faccia a faccia tra Fini e Berlusconi. Ma il premier avrebbe laconicamente affermato che ci penserà.

I finiani, nel mentre, non stanno ad aspettare. Si sta, infatti, già organizzando la prima convention di Generazione Italia, associazione promossa da Italo Bocchino e Carmelo Briguglio. L’assemblea generale è prevista per la fine di maggio. Sono stati annunciati mille amministratori locali. L’appuntamento è stato predisposto a Roma, dovrebbe essere presente lo stesso presidente della Camera.

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