Berlusconi, Bossi e Maroni: il Carroccio così è…se vi pare

berlusconi-bossi-calderoli

da sinistra: il premier, Umberto Bossi, Roberto Calderoli

Roma – I casi sono 2: o Umberto Bossi, leader Lega Nord, non ha più voglia, tempo e la salute necessaria per dedicarsi al partito e tenerne le redini oppure lui e i suoi colonnelli hanno iniziato una graduale opera di allontanamento dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in previsione di un definitivo show down del Governo. Difficile capire se questo avverrà con la naturale scadenza del mandato governativo o prima.

Attualmente, sono queste le ipotesi più quotate dai media per spiegare il voto leghista della Camera di venerdì scorso, con il quale una buona parte della coalizione leghista ha votato “” all’arresto preventivo del deputato pidiellino, Alfonso Papa. Un voto che ha sorpeso il premier, spiazzato dopo le rassicurazioni del Senatùr sul “no” alle manette. Garanzie, a dire il vero, piuttosto tiepide anche nei giorni precedenti al suffragio e pronunciate, in sede pubblica, da un Bossi poco convinto. Tanto che egli stesso si smentiva, giorno dopo giorno, avanzando le ragioni del partito. Ovvero quelle del ministro degli Interni, Roberto Maroni, uomo dall’ampio seguito nel Carroccio e contrario al salvataggio di Papa. Fin qui la cronaca.

Così è… – Eppure, ci potrebbe essere anche una terzo scenario: le 2 tesi precedenti potrebbero essere entrambe vere. Il che si tradurrebbe, più o meno, così: Bossi – Grande Vecchio della Lega e una delle figure chiave della seconda Repubblica – potrebbe essere intenzionato, nel prossimo futuro, a lasciare il passo a un altro leader e ciò in congiuntura dei nuovi equilibri politico-istituzionali che si creeranno all’uscita di scena del premier. Da qui, i nuovi gioco-forza che si stanno praticando all’interno della Lega, ancora unita negli intenti (non dispiacere al Senatùr che gode di assoluta stima della base e dei vertici) ma diviso in correnti e spifferi di aspirazioni dei vari capetti: Maroni, Calderoli, i veneti e bossiani vari.

Se così è, però, la questione solleva parecchie domande per nulla banali. Per esempio: Bossi ha seriamente il proposito di fare un passo indietro? O è Maroni a volerlo scalzare? La vicenda di Papa è stata scientemente orchestrata dal Senatùr? Oppure Bossi era solo a conoscenza della volontà maroniana e non ha potuto fare altro che prenderne atto? E se così fosse, ciò significa che Umbertone è, oramai, solo un oggetto di antiquariato buono solo ad arredare i raduni folk di Pontida, oppure ha ancora un’ascendente tale da dettare linee e decidere tattiche? E tattiche per andare dove? Verso il Pd facendo cadere il Governo? O meglio, verso il Terzo polo strizzando l’occhiolino a Pier Ferdinando Casini (UDC) per riorganizzare con lui la nuova DC, portandosi appresso anche Gianfranco Fini che, a quel punto, ritornerebbe gioioso al centrodestra con quel che resta del Fli? O ancora, rimanere accanto al Pdl del neosegretario, Angelino Alfano, salvo capire quali siano le sue intenzioni e se egli sarà davvero una figura indipendente dal premier o solo un suo clone?

Se vi pare…- Le risposte variano a seconda di chi le dà. Berlusconi, subito dopo il voto alla Camera – dicono i ben informati – non aveva dubbi: ‹‹Da oggi la parola di Bossi non vale più niente. Ora bisogna capire cosa ha in testa Maroni. E’ con lui che bisogna parlare››. Maroni, dal canto suo, sghignazza soddisfatto da giorni, ma rifiuta di passare per capro espiatorio ‹‹Non capisco tutto questo stupore sul voto della Lega e sul sottoscritto, abbiamo seguito le indicazioni di Bossi, se altri non lo hanno fatto, problemi loro…››. Tra gli altri, il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli (bossiano-pidiellino) che si è detto ‹‹incazzato›› con i maroniani che hanno ‹‹tradito›› le indicazioni del Senatùr e quest’ultimo – giusto oggi da Monza – non ha mancato di far sapere che con ‹‹Berlusconi le cose vanno bene e di bene in meglio››. Il sindaco di Verona, Flavio Tosi (corrente veneta), però, dissente e suggerisce a Berlusconi di  ‹‹fare un pensierino rispetto alla sua posizione – perché – Il problema non è l’alleanza ma chi la guida e guida il governo››. E via così.

Pare che solo su un argomento sembrino, a parole, ancora tutti concordi: l’unione di maggioranza è solida. Sarà. D’altronde le prove per testarlo non mancherenno perché sono ancora molte le

Roberto Maroni
Roberto Maroni

decisioni che l’Esecutivo sarà tenuto a votare.

Si comincia martedì con il rifinanziamento alle missioni militari di cui il viceministro, Roberto Castelli, si è già detto in disaccordo e si continua a settembre con il voto per l’arresto dell’ex consigliere politico di Giulio Tremonti, Marco Milanese, implicato come Papa nella P4. Senza contare la vicenda delle dimissioni del ministro per l’Agricoltura, Saverio Romani, indagato per mafia. A quel punto sarà più chiaro che ruolo interpreta Maroni nel Carroccio e quello che vorrebbe rivestire. Intanto, il gioco delle parti continua.

P.S. Oggi, a Monza i vertici della Lega hanno inaugurato le sedi distaccate dei ministeri dell’Economia e della Semplificazione. C’erano tutti, persino Tremonti, che ha così riconfermato l’alleanza con il Carroccio. Mancava Maroni. L’enigma, forse, comincia a risolversi.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews