Berlusconi ai suoi: «Chiedo il vostro impegno per una missione importante»

Il premier teme che il Ddl intercettazioni finisca nello sgabuzzino dei decreti dimenticati e mai convertiti in legge. Richiama perciò a raccolta i suoi sostenitori affinché dissemino proseliti a favore della presunta salvaguardia della privacy

di Sabina Sestu

Berlusconi ci tiene davvero tanto. Il Ddl intercettazioni deve essere approvato. Possibilmente in tempi brevissimi. E per far si che ciò avvenga sollecita i suoi sostenitori a mobilitarsi nelle piazze per una grande missione: difendere la libertà individuale dalla minaccia delle intercettazioni. Usa come mezzo di propaganda per questa grave incarico il sito dei Promotori della Libertà. «Care amiche e cari amici,

chiedo il vostro impegno nei gazebo dei Promotori della libertà, nei vostri incontri, nei vostri convegni e in tutte le vostre iniziative per una missione di grande importanza – scrive enfaticamente il cavaliere nella home del sito – difendere la libertà di ciascuno di noi, e quindi la libertà di tutti gli italiani da una minaccia che è subdola ma concretissima: l’abuso sistematico delle intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione sui giornali e addirittura in televisione».

Definisce la divulgazione delle intercettazioni come un abuso, limitandone la liceità solo ad alcuni reati ed escludendo dalla lista crimini come la corruzione, l’abuso d’ufficio e l’uso illecito di denari pubblici. Tutti coloro che dissentono dal suo pensiero vengono, come suo solito, definiti di sinistra. «Badate bene: nessuno, nessuno sta mettendo in discussione l’utilità delle intercettazioni per combattere il terrorismo, la criminalità organizzata e altri gravi reati – ha infatti ribadito Berlusconi – E non è vero che si vuole tutelare una presunta “casta”, come affermano, sapendo di mentire, la sinistra, la lobby dei pm politicizzati e la lobby dei giornalisti di sinistra. Il problema è semplice ed è grave: siamo tutti spiati».

Fa anche dei calcoli statistici e matematici il nostro presidente del consiglio: «in Italia vi sono quasi 150 mila telefoni sotto controllo. Nell’ipotesi che ognuno degli intercettati parli nel tempo con altre 50 persone, arriviamo a 7 milioni e mezzo di italiani controllati. Ma non è lontano dal vero chi ipotizza 10 milioni di intercettati, ovvero un intercettato su sei! E’ un numero che non ha eguali nel mondo: basti dire che negli Stati Uniti, dove c’è una popolazione che è superiore di sei volte alla nostra, le intercettazioni non arrivano neppure a 20 mila e i telefoni intercettati negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania e in Francia non arrivano, sommati tutti insieme, alla metà di quelli intercettati in Italia». Dimenticandosi che tantissimi italiani non hanno nulla da nascondere. Fa credere, inoltre, che le intercettazioni siano effettuate indiscriminatamente, senza nessun controllo e motivazione. Niente di più lontano dalla realtà. Per intercettare è necessaria l’autorizzazione del magistrato competente.

Per quanto riguarda le pubblicazioni nei giornali e nelle tv, le notizie devono essere rilevanti. Alla maggior parte dei giornalisti seri non interessa pubblicare articoli banali e di scarsa rilevanza sociale. Così come la maggior parte dei magistrati che sono ligi alla propria professione sono poco propensi a rilasciare autorizzazioni ad intercettare conversazioni di scarsa o nessuna rilevanza per le indagini in corso. «Per questo vi chiedo di unire la vostra voce alla mia, alla nostra e di gridare alto e forte che in Italia è in pericolo il nostro sacrosanto diritto alla privacy – prosegue il premier – non si può dire altro quando anche il più innocente dei cittadini viene sottoposto a intercettazione, spiato per mesi e poi messo alla gogna sui giornali». Ma la privacy è altra cosa che tutelare affari illeciti e contrari al bene comune.

Negli altri Paesi citati dal premier, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia, le intercettazioni si effettuano e qualche testa cade. Gli scandali comportano dimissioni dai pubblici uffici e per alcuni persino il carcere. L’anomalia è tutta italiana, come dimostrano anche le critiche al Ddl intercettazioni che vengono proprio dai Paesi citati da Silvio Berlusconi. «Purtroppo, vedete, quella di governare e di fare le leggi è un’impresa che nel nostro Paese sta diventando ogni giorno più difficile. E lo sarà fintanto che non saremo riusciti ad approvare – conclude Berlusconi ai suoi – le riforme istituzionali necessarie per ammodernare l’architettura costituzionale dello Stato, così da dare al nostro premier gli stessi poteri degli altri suoi colleghi europei e di ridurre il numero dei parlamentari e di chi vive di politica, rendendo meno lunghi ed estenuanti i percorsi per l’approvazione delle leggi».

Il Ddl intercettazioni dovrebbe essere fermato proprio per tutelare la libertà degli italiani di vivere in un paese con una sana competizione in ogni campo del vivere civile.

Foto via:

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