Berlusconi a Lampedusa: ‘Siamo stati di parola’

LAMPEDUSA (AG) – (Fonte ANSA) ”Avete visto? Siamo stati di parola”, sorride soddisfatto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad un gruppo di lampedusani che lo attendeva al porto. Il presidente è partito dall’aeroporto con un un corteo di auto, ma appena fuori dallo scalo è sceso quando alcune decine di cittadini hanno fatto partire un applauso.

Mentre il premier si innalza a trionfante salvatore, intanto, continuano gli sbarchi: non si arresta, infatti, l’ondata di barconi carichi di migranti. Dopo 244 approdati intorno alle 14:30 su un barcone partito dalla Libia, altri 55, provenienti dalla Tunisia, sono stati soccorsi a 18 miglia dalla costa da una motovedetta della Guardia di Finanza. Un terzo barcone di cui ancora non si conosce il numero degli immigrati, poi, ha raggiunto direttamente la spiaggia di Cala Madonna.

Per il ministro dell’Interno Maroni, “l’Europa si fa vanto di grandi principi, ma quando deve dimostrare che c’è solidarietà questo non avviene”. Il ministro, nonostante le insistenze dei giornalisti, non ha voluto rispondere a nessuna altra domanda all’incontro con la Protezione Civile di Bergamo. “Il modello italiano – avanza Maroni – si basa sul fatto che quando qualcuno è in difficoltà noi lo aiutiamo. Non diciamo agli aquilani in difficoltà ‘noi siamo di Bergamo, non vi aiutiamo’ “.

Maroni, dunque, ha insistito molto sul sistema italiano basato sulla professionalità e solidarietà della protezione civile. Ma ha proseguito sostenendo che “questo spirito di solidarietà, in europa, dovrebbe essere più diffuso. In Italia c’è ed è un esempio di come si gestiscono le emergenze: con l’aiuto reciproco e la solidarietà”.

Per Berlusconi, di pari passo, bisogna “esigere che l’Europa condivida con noi l’accoglienza verso gli immigrati”. “Dobbiamo accogliere le persone in modo dignitoso – avanza il premier – preservandoci dai pericoli ma anche ricordando che 60 milioni di italiani all’estero sono figli di emigranti e abbiamo un dovere di umanità e generosità”.

Anche il Presidente del Senato Schifani segue la stessa linea: “Non basta definirsi cittadini europei per parlare di Europa unita quando lo spirito di solidarietà concreta tra le nazioni europee viene a mancare e quando esse, come sta accadendo in questi giorni in tema di immigrazione, chiudono le proprie frontiere dinanzi a fenomeni di così rilevante entità che andrebbero gestiti ed affrontati con un vero senso di fratellanza europea che fatalmente sta venendo a mancare”.

Redazione

 

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