Berlino, il muro e la nostalgia della Ddr

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Berlino, il muro e la nostalgia della Ddr

Berlino – Ostalghia, combinato disposto derivante dalla connessione di due parole tedesche: Ost, Est, e nostalghia, nostalgia. Nostalgia dell’Est. Un fenomeno emerso, nel corso del decennio appena trascorso, all’interno del tessuto sociale di quelli che furono i cittadini della Deutsche Demokratische Republik. Come la sindrome di Stoccolma, fenomeno psicologico che trova un razionale fondamento al comportamento delle vittime che si affezionano ai propri carnefici, anche per la Germania Orientale sussistono sentimenti nostalgici da parte di coloro che, per quarant’anni, rappresentarono la società di quel Paese.

Sono passati ventiquattro anni da quella mezzanotte, ora in cui vennero alzate le sbarre dei punti di controllo da parte dei Vopos – la polizia di frontiera della Ddr – e centinaia di migliaia di tedeschi orientali si riversarono nelle strade della Berlino libera e della Germania federale. Una grande ubriacatura di libertà e di capitalismo dopo una ferrea astinenza, durata ventotto anni, che ebbe inizio quando la Ddr innalzò il muro, simbolo empirico della divisione politica ed economica tra due mondi.

Oggi, gli effetti di quella sbornia sono finiti da un pezzo. Nelle generazioni che hanno vissuto il muro dietro la cortina di ferro riaffiorano le contraddizioni e gli aspetti negativi del sistema capitalistico. Lo stesso sistema economico osannato nell’immediatezza che, pochi mesi dopo l’annessione, sbranò la loro economia, la loro cultura e la loro società. Si perché non fu un’unificazione ma una vera e propria annessione, da parte della Germania Occidentale, di quella che fu il fiore all’occhiello tra le società socialiste del blocco Orientale.

Come detto, anche gli ex cittadini della Ddr hanno dimenticato gli aspetti negativi della dittatura del proletariato. All’interno del dizionario socialista non trovarono mai riconoscimento termini come “privato” o concetti come autodeterminazione civile e politica dell’individuo. Lungo la linea della morte che divideva Est ed Ovest, sotto i colpi dei Vopos caddero  migliaia di uomini e donne che tentarono di sfuggire al sogno utopistico della società superiore. La dissidenza politica non era contemplata. Chiunque si opponesse all’ideologica dello Stato finiva nella mani della Stasi per il resto della vita fino alla morte, forse l’unica concreta via di uscita dal sogno socialista.

Oggi, grazie al confronto con la realtà corrente, la generazione orientale del muro ricorda la società che fu come il tentativo della Ddr di costruire una civiltà migliore. Il controllo dello Stato totalitario rafforzò il vincolo solidaristico tra la popolazione, il legame tra la gente era molto forte e le interazioni umane erano alla base della società. Gli “Ossie” – come oggi vengono definiti i cittadini della ex Germania Orientale – additano alla società capitalistica di aver reciso questi basilari valori della convivenza umana favorendo l’eccessivo soddisfacimento degli interessi individualistici dei singoli.

Berlino Est socialismo

Berlino Est, il crollo dei simboli del socialismo

Durante la dittatura i cittadini della Ddr erano totalmente deresponsabilizzati e, quindi, privi anche di incertezze del futuro. Lo Stato provvedeva all’occupazione nel mercato del lavoro e al mantenimento della prole curandone gratuitamente l’istruzione sin dalla prima infanzia. La sanità era gratuita, lo Stato assegnava le case a basso canone ad ogni famiglia e i prezzi delle materie prime erano bassi e fissi. Quel poco che c’era veniva equamente distribuito nella società. Questi stralci del passato, nell’odierna società ove domina l’ingiustizia sociale,  rappresentano le cause della sempre più profonda convinzione dell’intramontabile “si stava bene quando si stava peggio” da parte di chi visse quell’esperienza in prima persona.

Gli “Ossie” riconoscono che, ai tempi della Ddr, furono privati di fondamentali diritti come quello di esprimere il proprio pensiero e manifestare pubblicamente il proprio dissenso nei confronti delle istituzioni dello Stato. Tuttavia, sul punto esprimono una posizione critica anche sull’attuale situazione: qual è il senso di essere titolari di questi diritti e manifestare il proprio dissenso quando anche oggi, nella società capitalistica, questi rimangono inefficaci poiché non considerati dallo Stato?

Questi sono gli effetti della mascherata unificazione che, in parte ma forse anche di più, ha tradito le aspettative e le speranze dei cittadini dell’ex Ddr. I mancati aiuti economici da parte di Bonn, la demolizione delle istituzioni della Repubblica democratica tedesca ed il mancato “spoil system” nelle migliori risorse economiche orientali, da parte della dirigenza federale occidentale, hanno contribuito a saccheggiare l’identità dei tedeschi d’oltre cortina. Ed ora, a distanza di anni, conclusa l’iniziale euforia verso il sistema capitalistico, si trovano a fare l’inevitabile paragone con i ricordi della loro precedente vita. Da un lato l’attuale società, ove dilaga l’ingiustizia sociale e molto spesso vengono sostanzialmente negate anche talune libertà, dall’altro lato il sistema dittatoriale socialista, ove venivano negate le libertà fondamentali dell’individuo ma non esisteva una dilagante ingiustizia sociale.

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Berlino, lì dove una volta passava il muro

Ma non solo. I tedeschi orientali ripercorrono con malinconia i grandi obiettivi che, effettivamente, la piccola Ddr riuscì ad ottenere a livello mondiale nei più disparati campi: solo per citarne alcuni si va dall’economia meccanica di altissima qualità capace di competere con quelle del Mondo libero al cosmonauta Sigmund Jahn, dagli eccellenti sistemi di comunicazione alla memorabile vittoria sulla Germania federale ai Mondiali di calcio del 1974.

Secondo il sondaggio del quotidiano tedesco Berliner Zeitung, del 2009, il 49% degli ex cittadini della Germania Est ha affermato che «la Ddr aveva più lati positivi che negativi, c’era qualche problema ma si viveva bene». Invece, l’8% ha sostenuto che «la Ddr aveva soprattutto aspetti positivi. Si viveva più felici e meglio di quanto si fa oggi nella Germania unificata».

Insomma, gli “Ossie” rimpiangono una società migliore ed oggi, con il senno di poi, sono convinti che per effetto dell’annessione siano caduti dalla padella alla brace. I figli della Ddr hanno maturato la convinzione che la sola libertà, senza giustizia sociale, equivale alla libertà di morire di fame. Ripercorrendo le vie di Berlino e cercando i resti del “mauer”, i figli della Ddr vanno alla ricerca dei ricordi, di loro stessi e di quel mondo che, seppur stretto, garantiva l’equilibrio sociale.

Marco D’Agostino

Foto: www.reblab.it, http://spazio.libero.it/elfi, H. Schmitt, http://dermuger.blogspot.it

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