Bergamini, il suicidio della verità / 3

Chi è davvero Isabella Internò? L’ex fidanzata di Bergamini è la chiave del mistero. La donna continua a vivere a Cosenza chiusa nel suo silenzio

di Vincenzo La Camera

Donato Bergamini

Donato Bergamini

Domizio, il padre di Denis, racconta, alle telecamere di “Chi l’ha visto?” e di “Senza Tituli”, di una telefonata che il figlio ricevette la sera del lunedì prima della sua morte. Bergamini si trovava dai suoi genitori e durante la cena si alzò per rispondere al telefono. «Quando ritornò – racconta Domizio – mi accorsi che sudava. Io allora gli consigliai di togliersi il maglione». E Denis rispose: «No papà non è il maglione, sono altre cose».

In che storia era coinvolto il calciatore Donato Bergamini? In quali giri era entrato, o era stato trascinato, in quella Cosenza di pallone, gelosie e mafia.

In questi anni sulla sua morte sono state avanzate tante ipotesi. Dal toto nero, al calcio scommesse. Al giro della droga. Ma c’è chi è pronto a giurare che la morte di Bergamini sia riconducibile ad un delitto a sfondo passionale. Nel luglio 1988 la relazione con Isabella Internò, la giovane studentessa di Rende, si era interrotta. Qualcuno non ha perdonato Denis per questo affronto?

«Siamo al sud, alcune cose non vengono concepite», avrebbe confessato lo stesso Bergamini ad un amico. Chi è, o chi era davvero Isabella Internò?

All’ipotesi dell’omicidio passionale si aggiunge quella legata al giro della droga. La stessa Maserati bianca apparteneva in precedenza alla moglie di un boss di Cosenza. E da quando era diventata l’auto di Bergamini, in città nessuno poteva toccarla. Era un’auto protetta.

Più di una persona riferisce che su quella macchina venne rinvenuto un doppio fondo. Serviva per trasportare droga? Magari all’insaputa di Denis?

Che una volta scoperto quello che stava succedendo è stato “insaponato”? Termine usato negli ambienti malavitosi, sinonimo di eliminazione fisica. Questa pista era stata segnalata da una lettera di una presunta nuova fidanzata di Denis pervenuta alla famiglia di Bergamini.

Tutte ipotesi. Quello che emerge dagli atti è che la morte del centrocampista Donato Bergamini è stata archiviata come suicidio. Si è svolto un processo per omicidio colposo ai danni dell’autista del tir, che in seguito è stato anche assolto per non aver commesso il fatto.

Ma le falle sulle indagini svolte dagli inquirenti sono di una gravità assoluta. Perché la Maserati bianca non è stata sequestrata (dopo pochi giorni è stata riconsegnata al signor Domizio)?

La macchina dopo l’incidente risultava pulita così come le scarpe che indossava Denis. Ma quella sera la pioggia cadeva che Dio la mandava e la piazzola sulla quale l’auto con i due ragazzi si fermò era completamente sterrata e dunque infangata.

Donato Bergamini è morto davvero a Roseto Capo Spulico, oppure è stato ucciso prima, forse già a Cosenza? E dunque l’incidente è tutta una messa in scena per seppellire la verità?

Cosa è veramente successo quella sera lo può sapere soltanto Isabella Internò, che continua a vivere a Cosenza, sposata e chiusa nel suo silenzio. «Quello che sapevo lo già raccontato all’epoca dei fatti», ribadisce la signora Internò avvicinata da un cronista poco tempo fa.

Intanto nel capoluogo silano il 27 dicembre tanta gente si è radunata prima davanti al Tribunale e poi allo stadio San Vito per il “Bergamini day”, raccogliendo l’invito lanciato su facebook da un gruppo “Verità per Donato Bergamini”, che ormai ha raggiunto quasi 5.000 iscritti.

E in Calabria c’è chi spera nella riapertura delle indagini e c’è chi spera che di Denis Bergamini non si parli più. In un lembo di terra dove troppo spesso la bellezza del calcio si mescola agli affari sporchi.

Leggi la prima e la seconda parte dell’articolo

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