Beppe Grillo e la guerra dei follower fantasma

Beppe Grillo

Roma – Roberto Saviano l’ha definita “macchina del fango”. Probabilmente non può che essere d’accordo l’ex comico Beppe Grillo, che sta provando sulla propria pelle certe meccaniche dei mass media, proprio nel momento in cui il Movimento 5 Stelle ha raggiunto un’alta percentuale di consensi, rappresentando un potenziale ostacolo al bipolarismo caratterizzante la politica nostrana.

Ultimamente si è parlato tanto della battuta, stile berlusconiano, di Grillo nei confronti di Rosy Bindi in riferimento alle unioni gay. Non bastando, ora giunge un nuovo attacco nei confronti del fondatore del Movimento 5 Stelle su un fronte a lui tanto caro: il Web. E questa volta il mittente è un vero e proprio studio quantitativo e qualitativo.

La ricerca è stata svolta da Marco Casimani Calzolari, docente di Comunicazione Aziendale e Linguaggi Digitali dell’Università Iulm di Milano, incentrata sui comportamenti umani (utenti presumibilmente reali) e dei Bot (utenti presumibilmente falsi) dei profili dei partiti e/o leader politici italiani sul social network Twitter.

L’obiettivo della ricerca di Calzolari è riuscire a distinguere i follower reali rispetto a quelli falsi generati dai Bot, in altre parole software robot capaci di generare grandi quantità di account creati ad hoc. Secondo il docente dell’Università Iulm, sono molte le imprese che hanno creato dei falsi follower per promuovere i propri prodotti. Lo stesso vale per i partiti politici: «Il numero di follower su Twitter o di likers su Facebook – dichiara Calzolari – può essere sbandierato per dimostrare consenso. E’ un fenomeno simile a quello per cui in passato sono stati utilizzati sondaggi gonfiati per dimostrare la propria forza e attrarre nuovi elettori».

Lo studio in esame ha preso come campione proprio i Twitter follower di Beppe Grillo, utilizzando un algoritmo capace di evidenziare quando si è in presenza di utenti Bot.

I risultati hanno messo in evidenza come oltre la metà dei 600 mila utenti, che seguono il profilo di Grillo su Twitter, sarebbero dei bot, ossia follower “fantasma”.

Si potrebbe pensare che il motivo per cui sia stato preso come campione della ricerca proprio il profilo di Beppe Grillo sia da ricondurre al fatto che il suo Movimento ha enorme successo sui social network e che proprio del web ha fatto il cavallo da battaglia per le campagne elettorali. E questo renderebbe la ricerca anche sensata da un punto di vista della sociologia dei media. Parlando di politica, però, bisogna sforzarsi di guardare oltre la superficie delle cose: quando si scopre che Marco Casimani Calzolari ha curato la nascita del sito forzasilvio.it, il nostro spirito complottista entra in scena.

L’accusa proviene dallo stesso Grillo che, tramite il suo blog, dichiara come il lavoro di Calzolari abbia il chiaro intento di screditare il Movimento 5 Stelle per conto di Silvio Berlusconi, pubblicando una foto che ritrae il promotore della ricerca con il Cavaliere.

E se si vuole proseguire con la filosofia dei complotti, è lecito domandarsi, con tanto di consapevolezza della risposta, perché la pubblicazione della ricerca avvenga poco dopo la volontà esplicita di Berlusconi di candidarsi alle elezioni di Aprile 2013.

Fatto sta che si respira aria di guerra dopo questa famosa rivelazione dei follower “fantasma”. Grillo, infatti, ha minacciato di querelare Calzolari.

Marco Casimani Calzolari, il primo a destra nella foto, insieme a Silvio Berlusconi

A scendere in campo anche i grillini. Sul sito Internet Italian Insane Information è comparso un appello per intasare la casella e-mail di Calzolari con messaggi di protesta, incentrati sul motto «Beppe chiama, la rete risponde! Al mio segnale scatenate l’inferno!» e «Facciamogli vedere quanto siamo umani e poco bot!».

Non poteva farsi attendere la risposta da parte del promotore della ricerca della “discordia”. Ironia della sorte vuole che tutto avvenga tramite Twitter. Calzolari, infatti, scrive: «Sto ricevendo una grande quantità di minacce di ogni tipo, fisiche, insulti, incitazione all’e-mail bombing, spam telefonico». Per poi aggiornare i curiosi utenti del social network sottolineando che «per tutelare l’incolumità fisica della mia famiglia e dei miei figli mi è stato consigliato di non scrivere più nulla e di fermarmi qui».

Per avere ulteriori sviluppi sulla vicenda non ci resta che attendere. Legittimo il dubbio sull’utilità di ricerche sociologiche che sanno molto di fazioso; legittima la certezza che un ex comico dovrebbe rispondere a certe accuse rispolverando il suo vecchio mestiere. Unica raccomandazione è che non siano battute di berlusconiana provenienza: abbiamo già un “comico” così. Basta e avanza.

Giorgio Vischetti

foto|| hotel-trapani.com; beppegrillo.it; giornalettismo.com

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