Belgrado, attacchi nazisti al Gay Pride

È finita nel sangue la manifestazione per i diritti degli omosessuali. La Serbia è davvero pronta ad entrare in Europa?

di Margherita Kochi

Il bilancio è di 141 feriti

BELGRADO – La prima manifestazione per i diritti degli omosessuali organizzata in Serbia si è conclusa nel sangue. Scontri violenti tra la polizia che scortava il corteo e nazionalisti omofobi estremisti di destra. Ieri a Belgrado circa 1.500 omosessuali sono scesi in piazza per rivendicare la propria libertà sessuale sotto gli occhi vigili di oltre cinquemila poliziotti in assetto antisommossa che sono riusciti a proteggerli, ma non hanno potuto evitare gli scontri e i tafferugli.

Le ultime dichiarazioni rilasciate dal ministero dell’Interno serbo danno notizia di un bilancio di 141 feriti, in maggioranza forze dell’ordine. Tre feriti, di cui due manifestanti e un poliziotto sarebbero in gravi condizioni. Skinhead e hooligans si sono scagliati violentemente sugli agenti durante la manifestazione per cercare di fermarla e penetrare tra i membri del corteo armati di pietre, bombe incendiarie e bottiglie. La polizia si è difesa utilizzando manganelli, gas lacrimogeni e reparti a cavallo per respingere gli attacchi e per arginare il crescendo di violenza. I teppisti hanno distrutto tutto quello che hanno trovato sul loro cammino durante la folle marcia verso il centro città, cuore del corteo. I violenti hanno dato alle fiamme cassonetti della spazzatura, fermate dell’autobus, macchine della polizia, camion dei pompieri e negozi in centro. Gli ultranazionalisti hanno attaccato con i sassi e con il fuoco anche le sedi del partito Democratico e del partito Socialista, rispettivamente sedi del presidente Boris Tadic e del Ministro dell’interno Ivica Dacic. Un gruppo di estremisti si è addirittura arrampicato su delle impalcature che circondavano il palazzo del Parlamento in restauro, riuscendo a penetrare all’interno, ma sono stati prontamente arrestati dalle forze dell’ordine. Non sono mancati neppure colpi da arma da fuoco. In totale sono stati fermati 207 teppisti, per almeno cento di questi si è poi proceduto all’arresto.

Il presidente e il governo avevano dato pieno appoggio alla manifestazione dell’orgoglio Gay e hanno duramente condannato le violenze, dichiarando che i responsabili saranno processati e condannati duramente sulla base delle leggi in vigore. Il viceministro della Giustizia, Slobodan Homen, ha reso noto che in tutta la città sono dislocate videocamere grazie alle quali sarà possibile risalire a tutti gli autori delle aggressioni affinchè sia garantita giustizia. Ha inoltre aggiunto che l’attuale pena prevista per chi mette in pericolo la vita dei cittadini con violenze e saccheggi arriva fino a 8 anni di reclusione.

In segno di solidarietà nei confronti dei diritti degli omosessuali erano presenti al corteo anche alcune autorità, come il Ministro serbo per le minoranze Svetozar Ciplic, i rappresentanti dell’UE e dell’OSCE in Serbia e l’Ambasciatore USA a Belgrado, Mary Warlick. Durante gli scontri era presente in città anche il segretario di Stato americano, Hillary Clinton.

Oltre a queste forme di contestazione violenta, non sono mancate neppure rivendicazioni pacifiche da parte di preti ortodossi e credenti al fine di chiedere l’annullamento della manifestazione. Gruppi di religiosi e fedeli hanno affiancato alcuni cordoni di agenti intonando preghiere e canti per “salvare la Serbia da tutte queste persone malate”.

Scontri durante il Gay PrideAlla luce di tutti queste violenze ed esempi di estremismi, appare lecito chiedersi se la Serbia sia davvero pronta per entrare in Europa. Ed è proprio quello che valuterà l’Unione Europea, insieme all’OSCE e ad Amnesty International. Alla vigilia del corteo infatti, queste istituzioni e organismi internazionali avevano dichiarato che lo svolgimento del Gay Pride sarebbe stato un “test” per misurare il livello di democraticità, di libertà e di tolleranza sociale nel Paese.

La popolazione di questo Paese balcanico è ancora molto conservatrice e poco tollerante, sebbene il governo e le alte autorità serbe stiano facendo seri sforzi per dirigersi verso la strada che porterà Belgrado ad adeguarsi agli standard europei in materia di democrazia e rispetto dei diritti delle minoranze. Al momento attuale, la diversità non appare permessa in Serbia. Bisognerà combattere contro ogni forma di estremismo, in primo luogo quello che si manifesta in modo violento, senza tuttavia sottovalutare quello pacifico. Scomodare l’Onnipotente per “guarire” gli omosessuali dalla loro malattia, non è forse definibile come un “eccesso di zelo” inopportuno e del tutto non necessario da parte dei fedeli estremisti e dei preti ortodossi di Belgrado?

Foto | via www.cbc.ca,www.morningstaronline.co.uk,www.novinite.com

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2 Risponde a Belgrado, attacchi nazisti al Gay Pride

  1. avatar
    Diego 13/10/2010 a 15:07

    bisognerebbe pregare per liberare la serbia da tutte le persone malate, si riferisce ovviamente ai nazionalisti, hooligans e deficienti vari!!!

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  2. avatar
    Leonida.Laconico 27/06/2013 a 16:47

    Giacchè delle contestazioni pacifiche il fronte pro-gay se ne infischia, anche perché trova linfa facile nel mondo cosidetto progressista , che bonariamente vorrebbe imporre questa ed altre vie che minano le fondamenta dell’intera civiltà occidentale.
    Presenze e sponsor degli Usa (H.Clinton) della UE etc dimostrano una forzatura inopportuna. E la stessa domanda che si pone la giornalista:
    La Serbia è davvero pronta ad entrare in Europa? Rafforza ogni dubbio, scatenando reazioni di certo esagerate, ma: L’accettazione della omosessualità che peraltro già in Italia ed altrove gode già del riconoscimento dei diritti civili, anche se poi galoppano in pretese assurde ( Adozioni …) dev’essere un prerequisito essenziale per avere l’”onore” di entrare in Europa ?

    Rispondi

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