Belgio, dopo 541 giorni, giura il nuovo governo

Elio Di Rupo

Dopo una crisi durata 541 giorni, finalmente il Belgio ha un nuovo governo. A riprendere in mano le redini del Paese è il socialista sessantenne Elio Di Rupo, che il 6 dicembre ha giurato fedeltà davanti al Re Alberto II. Di Rupo è il primo leader francofono dopo trenta anni e ha ottenuto la fiducia della Camera dei rappresentanti, con 89 voti favorevoli e 54 contrari. Tra questi ultimi c’è stata la formazione indipendentista fiamminga N-Va, che aveva chiuso la porta ai negoziati nel luglio scorso, e gli ecologisti fiamminghi e francofoni.

Il Premier, è un personaggio dalla grande personalità, è dichiaratamente omosessuale, di origine italiana e ha dimostrato in questi mesi doti di negoziatore, mettendo sul banco un accordo tra fiamminghi e francofoni, cosa che sembrava impossibile. Per l’assegnazione dei dicasteri c’è voluta una contrattazione di venti ore tra i sei partiti di governo. Le novità del nuovo governo riguardano l’ingresso nell’esecutivo dei socialisti fiamminghi, tra cui i socialisti francofoni, i liberali e i democratico-cristiani nelle rispettive formazioni politiche francofone e fiamminghe. All’opposizione, ci sono i verdi, gli indipendentisti fiamminghi.

La crisi è iniziata ad aprile 2010, quando il partito liberale fiammingo, Open Vld ha ritirato il sostegno al governo del cristiano democratico, Yves Leterme. A giugno ci furono le elezioni che consacrarono la vittoria dei separatisti fiamminghi dello N-Va, capeggiati da Bart de Wever nelle Fiandre e dei socialisti, guidati da Elio Di Rupo nella Vallonia di lingua francese. Nonostante questo, entrambi non sono riusciti a formare un esecutivo. Ogni tentativo di mediazione nella riforma dello stato federale è fallito, nonostante anche lo sforzo dei due presidenti delle camere, del mediatore nominato dal Re in persona. Il nodo spinoso all’origine della crisi si chiama Bhv: la circoscrizione che raccoglie 54 comuni alla periferia della capitale belga, in territorio fiammingo, ma in cui vivono molti francofoni, l’unica del Belgio in cui vige un doppio regime linguistico e amministrativo. In Belgio, la maggiore presenza è fiamminga che mira a una scissione, limitando le concessioni ai francofoni.

Nonostante la caduta del governo, Yves Leterme, visto che, secondo il profilo amministrativo restava in carica, ha guidato il semestre Ue, approvato la finanziaria 2011, annunciato la partecipazione del Paese alle operazioni militari della Libia. La situazione in questi 541 giorni è stata sempre complessa: a novembre, proprio Di Rupo, incaricato mesi prima di formare il nuovo governo, aveva gettato la spugna per la terza volta a causa dell’impossibilità di risolvere le diatribe tra valloni e fiamminghi.

Anche ora, con questo ennesimo governo, le difficoltà sono dietro l’angolo: sulle competenze trasferite alle regioni, sulle nuove misure di austerità per ridurre il debito pubblico. A sorprendere, però, è che in questa lunga fase di gestazione politica, il Pil del Belgio sia cresciuto più di tanti altri Paesi dell’Unione.

Dominga D’Alano

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