Beady eye: il ritorno di Liam Gallagher

Era l’estate del 2009: l’ennesimo violento litigo tra i fratelli Gallagher portò alla dipartita di Noel dagli Oasis, alla conseguente cancellazione del tour europeo e all’inevitabile scioglimento della band. Seguì un periodo di stallo, in cui venne pubblicata una raccolta di successi della band inglese. Nel frattempo si rincorrevano voci contrastanti riguardanti eventuali reunion della band e nuovi progetti inediti dei musicisti. Poi avvenne la svolta: nel novembre 2009 i rimanenti membri degli Oasis (Liam Gallagher, Gem Archer e Andy Bell, che per l’occasione passa dal basso alla chitarra) si chiudono in studio a registrare nuovo materiale, sotto il nome di Beady Eye.

Nel novembre dello scorso anno la band pubblica sul sito ufficiale in download gratuito due singoli estratti dall’album, Bring the Light e Four Letter Word. Successivamente viene pubblicato The Roller, primo singolo ufficiale con tanto di video promozionale, e alla fine di questo mese, precisamente il 23 febbraio in Giappone ed il 28 in Europa, finalmente viene pubblicato l’album di debutto della band, intitolato Different Gear, Still Speeding.

Un prova abbastanza convincente, per una band composta da musicisti da tempo sulle scene, ma orfani di Noel Gallagher, notoriamente mente musicale per eccellenza all’interno del gruppo e songwriter che ha firmato la maggior parte delle canzoni degli Oasis.

Four Letter Word apre il disco con un fresco rock figlio della tradizione inglese. Il corposo sound composto da chitarre distorte e suoni pastosi ricorda molto i pezzi più veloci degli Oasis. Non potrebbe essere altrimenti, a giudicare dal background della band. Le influenze di Beatles e Rolling Stones si fanno sentire nei successivi pezzi: Millionaire, ritmata canzone di influenza beatlesiana, condita con un fresco riff in slide molto orecchiabile; a cui segue The Roller, azzeccato primo singolo ufficiale. Un pezzo anch’esso molto orecchiabile, che strizza l’occhio al rock inglese più tradizionale, ricordando la celebre Instant Karma! di John Lennon. La successiva Beatles and Stones non lascia spazio ai fraintendimenti: rock puro anni ’60, con un tocco di violenza seminale sullo stile dei primi The Who. Seguono Wind up Dream, Bring the Light e For Anyone, che continuano a percorrere la strada tracciata dalle precedenti canzoni: sonorità brit pop e chitarre distorte, con un occhio sempre rivolto alla tradizione del rock inglese. Kill for a Dream, lenta e malinconica ballata, rappresenta una delle prove meglio riuscite del disco. Con Standing on the Edge of Noise si torna a premere il piede sul pedale della distorsione, prima della troppo lungo lentone Wigwam. Concludono il disco la ritmata Three Ring Circus, la cadenzata The Beat Goes On e la psichedelica The Morning Son.

Tutto sommato un buon disco d’esordio per una band messa alla prova dall’assenza di Noel Gallagher, del quale si attende la prima prova solista. Un debutto caratterizzato da buone composizioni, fresche ed orecchiabili, che si lasciano ascoltare senza troppi problemi. Sia ben chiaro, l’influenza degli Oasis e dei mostri sacri del rock inglese, Beatles e Stones su tutti, si fanno ampiamente sentire, togliendo in alcuni frangenti un po’ di originalità alle composizioni. Inoltre siamo lontani dai fasti dei primi album degli Oasis, ormai entrati di diritto nella storia del rock inglese.

Il risultato è comunque un disco piacevole e godibile di una band le cui future prove su disco dimostreranno il vero valore. Da segnalare il tutto esaurito per l’arrivo della band in Italia il 16 marzo all’Alcatraz di Milano.

Alberto Staiz

Foto: http://dailytitlow.blogspot.com; http://oasisnotizie.blogspot.com; http://squeezermag.files.wordpress.com

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