BBC mette in piazza la pena di morte per i gay in Uganda. Poi il dietro front

In poche ore più di 600 commenti sono piovuti nella sezione “Have your say”. Il laburista Eric Joyce si è dichiarato “disorientato”e ha invitato il popolo dell’etere ad una seria riflessione

di Marta Di Nuccio

Che il web fosse diventato il vaso di pandora dei tempi moderni è ormai noto (si pensi ai gruppi a sfondo razzista che imperversano nei social networks), ma nonostante ciò i mali che si scoperchiano non smettono mai di stupire.

La BBC ha aperto sul forum del suo sito un sondaggio per interpellare l’opinione pubblica sulla pena di morte per i gay in Uganda e l’ha fatto scegliendo un titolo raggelante: “Gli omosessuali dovrebbero essere condannati alla pena di morte”? L’iniziativa nasce a seguito di una proposta di legge che prevede l’esecuzione capitale per i gay che nel paese sono circa 500.000.

Dopo uno stuolo di commenti contrari, ma anche favorevoli (quale migliore occasione per legittimare l’omofobia se non quella offerta dalla più autorevole emittente televisiva del Regno Unito?), sono insorte numerose polemiche e in un primo momento la dicitura è stata cambiata con “”L’Uganda deve dibattere della pena di morte per i gay”? Poi è stato rimosso il forum.  Ma ormai il coperchio era stato alzato e si è iniziato a dibattere su qualcosa, come i diritti umani, che non dovrebbe mai essere messa in discussione.

In un Paese dove l’omosessualità è già considerata reato punibile con pene fino ai 7 anni di reclusione e dove è vietato fare propaganda (limitando la libertà di editori, registi, scrittori) ed affittare terreni ai gay, è stato chiesto di introdurre la pena di morte per i casi di “omosessualità aggravata”, ovvero per i rapporti consumati con un minore, un disabile o una persona affetta da Hiv. Verrebbero inoltre puniti i rapporti consumati all’estero e anche coloro che “sanno e non denunciano” entro le 24 ore.

È singolare come a distanza di sei anni, quando ci fu un tentativo di abolizione della pena di morte in Uganda, ne venga richiesta l’applicazione in un ambito nel quale le leggi che perseguono aspramente gli omosessuali di certo non mancavano. Nel mese di marzo a Kampala si è tenuto un seminario condotto da tre relatori evangelici (Scott Lively, Don Schmierer e Caleb Lee Brundidge, tutti con un curriculum sufficientemente eloquente) dal quale è emerso che nel paese gli studenti sono presi di mira dai gay per “essere convertiti” ed è stata invocata la necessità di “riabilitare”questi soggetti. Pochi mesi dopo è stato redatto il testo della nuova legge.

A fargli eco sono proprio le parole di David Bahati, il parlamentare ugandese che ha proposto la nuova legge dichiarando che «si tratta di proteggere i valori della famiglia. Non crediamo che l’omosessualità faccia parte dei diritti umani». Parole che chiariscono una matrice omofobica di fondo.

A  battersi contro questa proposta ci sono una ventina di gruppi progressisti ugandesi rappresentati dalla “Civil Society Coalition on Human Rights and Constitutional Law”, ma anche la Chiesa Riformata Unita ha espresso forti dissensi dicendosi  “sgomenta” per le “misure draconiane” previste dalla legge. Il 9 dicembre il ministro dell’Etica e dell’Integrità, James Nsaba Buturo, ha annunciato la cancellazione dell’ergastolo e della pena di morte dal disegno di legge, anticipando che quello che verrà presentato a breve sarà mirato alla riabilitazione e ad “attirare persone erranti verso un orientamento sessuale accettabile”.

Una dichiarazione preoccupante che conduce a un’altra domanda per la quale non servono sondaggi. L’ omosessualità non è una malattia!

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