Battistoni getta luce sul caso Fiorito

L'ex capogruppo del Pdl Lazio, Franco Fiorito

ROMA – Periodo movimentato per il Pdl della Regione Lazio: ieri, nel primo pomeriggio, il capogruppo del partito, Franco Battistoni,  si è presentato in procura chiarire ai magistrati «la misteriosa gestione economica dell’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito».  L’onorevole Battistoni ha sostituito Fiorito il 24 luglio scorso, e da quel momento ha cominciato a controllare accuratamente i conti e i documenti amministrativi dell’ex capogruppo.  Battistoni si è presentato in piazzale Clodio con due avvocati, Enrico Valentini e Pier Francesco Bruno, che però non sono entrati nell’ufficio dei pm con lui. Ad ascoltarlo il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Alberto Pioletti come persona informata sui fatti, senza legali al seguito.

Un momento prima di entrare nell’ufficio giudiziario, il parlamentare Batistoni ha dichiarato: «La situazione dei conti del Pdl della Regione Lazio è ormai nota a tutti. Sono venuto qui per fornire elementi di certezza e chiarezza». Battistoni ha così consegnato ai magistrati un documento e una relazione sulla quale gli uomini del Nucleo valutario, comandanti da Alessandro Bottillo, dovranno fare chiarezza.
L’interrogatorio con i pm è durato ben due ore e mezza, durante le quali Battistoni avrebbe puntualizzato che la maggiore difficoltà di dimostrare le presunte anomalìe della gestione Fiorito, consiste nel non essere in possesso della documentazione amministrativa-contabile del Gruppo per un periodo di oltre due anni. L’ex capogruppo, infatti, si rifiuta di consegnare le carte che potrebbero fornire delle prove pro o contro il suo operato. Silenzio anche da parte dei suoi collaboratori, che avrebbero prontamente dichiarato di non sapere dove si potesse trovare tale materiale scottante. E che sarebbe stao inutile cercarlo nei loro uffici o in quelli di Fiorito.

Altre anomalie, secondo la tesi di Battistoni, riguardano due conti correnti. Su uno di questi, intestato al Gruppo consiliare Popolo della libertà, risulta un accredito di un milione e 800mila euro che al momento appare in regola, e che risale al periodo dal 17 giugno 2010 al 24 luglio 2012. Meno pulito sembrerebbe l’altro conto, in particolare riguardo alle uscite. Su questo sono stati accreditati 6 milioni di euro, tutti con la causale «mandati di pagamento Consiglio regionale funzionamento gruppi o contributi», chiarisce ai pm. Altri 5 milioni e 900 mila euro sono usciti. Di quest’ultima operazione, una parte è intestata a Fiorito, ed è quella che la banca è riuscita a ricostruire senza problemi; l’altra parte, invece, riguarda gli ulteriori beneficiari dei quali non si conosce l’identità e sui cui nomi si sta concentrando l’indagine. Di queste spese risultano 864 mila euro di assegni di cui non si sa il destinatario. Altri 400 mila pagati presumibilmente per le ritenute e i contributi relativi ai collaboratori del Gruppo, in tutto 32. E poi altri 188 mila euro di accrediti su 10 carte di credito ricaricabili delle quali – secondo le parole di Battistoni – anche in questo caso, non si sa chi siano i titolari. Ma anche i movimenti relativi ai bonifici non sembrano chiari: i 439 mila euro per bonifici a Fiorito, i 314 mila sempre destinati a Fiorito, ma su conti esteri. Maggiori dubbi poi sorgono relativamente al milione e 426 mila euro addebitato sui conti bancari del gruppo, senza alcun tipo di causale specificata. Ciliegina sulla torta, una Bmw da 88 mila euro e una Smart intestate al gruppo, per le cui rate si è fatto garante sempre Fiorito.

I 109 bonifici operati da Fiorito sono l’oggetto pricipale delle indagini della procura, che si stanno svolgendo in Italia e all’estero, in particolare in Spagna e a Tenerife.

Un altro elemento poi è oggetto dell’inchiesta: è necessario capire come mai l’ex capogruppo del Pdl abbia aperto altri due conti correnti presso agenzie diverse, entrambi intestati al Gruppo del Pdl, proprio il 25 luglio, data successiva alla presa in carico di Battistoni.

 

Benedetta Rutigliano

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