Basso ritorna tutto Rosa

Il ciclismo italiano ritrova un Campione limpido. Ora si spera per il Tour

di Alessio Tedde

Ivan Basso entra da vincitore all'Arena di Verona

Il Giro è finito, l’amore per  il ciclismo è rinato. Questo è il verdetto della corsa Rosa numero 101. Dopo anni di sospetti, di doping, di Carabinieri al via delle tappe che contano, il Giro ritrova la purezza dei valori dello sport e soprattutto ritrova le battaglie e i duelli epici che hanno reso magico il ciclismo. È per questo che a fine corsa bisogna fare un elogio ai corridori, tutti i corridori, che hanno permesso la riuscita di uno spettacolo eccezionale come il Giro 2010. In Primis Ivan Basso, meritevole maglia rosa al traguardo di Verona. “Ivan Il terribile” come era soprannominato Basso allorché conquistava piazzamenti e vittorie nelle grandi corse a tappe. Adesso possiamo dire “Ivan 2, il ritorno”.

Dedica la vittoria ai figli, alla famiglia, a tutti quelli che gli son stati vicini in questi anni difficili, dove ha dovuto combattere con la vergogna di essere tacciato come un drogato, uno che gioca sporco, uno di quelli che hanno gettato fango su uno sport limpido qual’era sempre stato il ciclismo. Ivan ci ha messo il cuore, l’anima e la costanza negli allenamenti, col pensiero fisso di dover tornare quello di prima, anzi più forte. Allenamenti massacranti sotto la guida del preparatore atletico Aldo Sassi del centro ricerche Mapei, che per basso ha messo in discussione la sua onorabilità di medico: “era lui che veniva da un caso di Doping”. Per due anni Ivan nella solitudine della sua squalifica, ha dovuto simulare  l’attività agonistica, allenandosi come se avesse dovuto correre realmente. Poi ancora sotto squalifica, l’ingaggio da parte della Liquigas Doimo, che ha creduto in un suo ritorno pulito ma soprattutto vincente.

Il resto è storia di oggi: Basso dominatore delle grandi salite di questo giro, vincitore della tappa dello Zoncolan  e sempre in testa a tirare per recuperare la maglia rosa fino all’Aprica, giorno del suo simbolico ritorno nell’olimpo dei campioni. Per due giorni controlla agevolmente la corsa fino all’Arena di Verona dove il suo ingresso trionfale è salutato da un immensa folla, la stessa che forse lo ha criticato duramente per il suo coinvolgimento nell’Operacion Puerto, ma che è pronta a perdonare e ad idolatrare l’uomo e l’atleta capaci di uscire con le proprie sane forze, dal tunnel del doping.

Elogi vanno anche alla Liquigas Doimo, che come abbiamo già detto, è stata l’unica vera squadra in questo Giro, dove abbiamo assistito alla mediocrità delle altre squadre in corsa. Basti pensare a tutte le fughe andate in porto, fino al traguardo: fughe in solitaria, fughe a gruppetti fino alla disfatta della tappa dell’Aquila, dove gli uomini all’attacco riuscirono ad essere in numero addirittura superiore al gruppo maglia rosa, il gruppo dei migliori, e a stravolgere a metà gara la classifica generale. È per questo che non abbiamo visto arrivi in volata di gruppo e molte squadre non hanno avuto la possibilità di mettersi in mostra. La liquigas invece domina tutti nella crono a squadre di Cuneo, mettendosi dietro anche lo Squadrone Sky capitanato da Bradley Wiggins, e poi è l’unica squadra che fa il ritmo di corsa nelle tappe che contano, le tappe in montagna, dove riesce a portare i suoi due alfieri sino alle pendici delle vette più temute.

Menzione particolare merita, il terzo classificato al giro 2010: Vincenzo Nibali. Ripescato dalle spiagge toscane, dov’era in vacanza, il giovane Messinese, ciclisticamente adottato dalla toscana, ha dimostrato di valere tutti gli elogi che gli addetti ai lavori gli tributano. Ottimo vincitore di tappa ad Asolo, con un arrivo in solitaria, è riuscito a stare vicino a Basso nelle montagne, tenendo il ruolo di gregario e non facendosi prendere da quella ingenua foga giovanile che avrebbe potuto rovinare i piani di squadra e la vittoria finale. Invece lo ritroviamo sul gradino più basso del podio, vera sorpresa di questo Giro e sicuro protagonista dei Giri che verranno. Almeno così si augurano tutti gli sportivi italiani. Altra sorpresa della corsa è stata David Arroyo. Lo Spagnolo della Caisse d’Epargne si è ritrovato la maglia rosa in spalla, dopo la “tappa pazza” dell’Aquila, e l’ha tenuta stretta per ben 5 giorni, diventando alla fine il vero rivale di Basso per la vittoria finale. Da ricordare la sua rincorsa ai primi sulla discesa del Mortirolo. Coraggioso a tal punto che sul traguardo dell’Aprica allorché perse la maglia, il pubblico che campanilisticamente lo voleva perdente gli tributa un commovente applauso da vincente. Ottimo secondo in classifica.

Poi bisogna ricordare gli altri protagonisti del Giro, coloro che hanno acceso la battaglia. Il campione del mondo Evans, vincitore della tappa da altri tempi sul Montalcino, e primo rivale di Basso fino allo Zoncolan, alla fine è 5° in classifica e con la maglia rossa della classifica a punti. Alexandre Vinokourov, al suo primo Giro d’Italia a 37 anni, veste per 5 volte la maglia rosa cedendo solo sulle lunghe ascese, non certo disegnate per le sue qualità. Michele Scarponi, 4° a Verona, il marchigiano avrà la possibilità di riscatto il prossimo anno. Intanto si è portato a casa la vittoria nella tappa più dura di questo giro, quella dell’Aprica. Applausi anche a Richie Porte, giovanissimo australiano che non conosceva neppure un metro del percorso. Ha vestito la rosa per tre giorni resistendo anche in altura. Ha conquistato la maglia bianca del miglior giovane. Il futuro è dalla sua. Delusioni in strada sono stati Cunego e Sastre. Da coloro che sono stati già in grado di vincere grandi corse a tappe ci si aspetta sempre un qualcosa in più dell’undicesimo e ottavo posto finale.

Ivan Basso, vincitore del Giro d'Italia 2010

I complimenti finali vanno all’organizzazione di corsa ma con una postilla di rimprovero. Il circuito disegnato quest’anno è stato qualcosa di eccezionale. Anche grazie al maltempo che ha imperversato per gran parte delle tre settimane di corsa, abbiamo assistito a giornate epiche, a volte infernali, soprattutto per chi il giro lo pedalava.  Basti pensare alla tappa del Montalcino,conclusasi con i corridori avvolti in una maschera di fango e alle grandi tappe di montagna che hanno riproposto i duelli sportivi che erano anni che al Giro non si vedevano. Poi la frazione sulle strade di Pantani, tra l’altro vinta da uno che su quelle strade c’è nato. Tappa evocatica che ha portato alla memoria le grandi gesta di un campione che a differenza di Basso non ha saputo rialzarsi dalla vergogna della squalifica. Da riproporre. Una manna dal cielo per chi rimane incollato sugli schermi o per chi va ad affollare i percorsi. Ma la tappa dell’Aquila, con il suicidio delle squadre,  ci fa pensare che forse i tempi sono di nuovo maturi per vedere al Giro le squadre migliori al mondo. Riflettiamo.

Per chi volesse avvicinarsi al  favoloso mondo del ciclismo, alla sua storia, ai retroscena e alle curiosità si sappia che non esiste sport così evocativo e così tanto raccontato ed elogiato dalla “grandi penne” e dai letterati italiani. Consigliamo alcune letture che speriamo possano far nascere l’amore per questo sport:

Cento storie del Giro 1909-2009. Beppe Conti racconta le grandi imprese, la leggenda ma anche i retroscena, le curiosità, i ricordi, i piccoli e grandi drammi, gli accordi proibiti, il doping, nella leggendaria corsa che nel maggio 2009  ha celebrato uno storico Centenario sulle strade del nostro paese. Dai pionieri dell’inizio Novecento, alle sfide fra Girardengo, Binda e Guerra, poi l’epopea di Bartali e Coppi, le gesta di Merckx e di Gimondi, gloria e miserie di Pantani, sino alle controverse vicende del ciclismo del terzo millennio. Cento racconti per rivivere un mito.

Fino all’ultimo chilometro. Un’opera frutto dell’esperienza sul campo di un giornalista, Giovanni Scaramuzzino, 38 anni, che è la “voce” del ciclismo di Radio Rai: inviato al Giro, al Tour, ai Giochi Olimpici, alle grandi classiche e ai campionati del mondo, Scaramuzzino segue e trasmette le corse da una postazione privilegiata: la motocicletta. La prefazione è dello storico commissario tecnico della Nazionale azzurra Alfredo Martini; le splendide e numerose fotografie (oltre cinquanta) sono invece opera di Roberto Bettini. Il grande ciclismo viene qui raccontato, con competenza e passione, da un radiocronista che lo vive dalla moto metro per metro, accanto ai protagonisti.

Ciclismo, storie segrete. Beppe Conti ci accompagna in un viaggio attraverso la storia del ciclismo: le imprese che hanno fatto epoca, alimentando la fantasia popolare e creando il mito di indimenticati campioni, i retroscena inediti di memorabili prove sportive, i segreti più intriganti della vita di celebri ciclisti. Una vera miniera di aneddoti curiosi, sbalorditive rivelazioni, particolari piccanti sui grandi personaggi protagonisti della storia del ciclismo.

E per chi volesse tenersi sempre aggiornato è in libreria l’Almanacco del ciclismo 2010. Quest’anno, giunto alla sua diciannovesima edizione, si apre con due doverosi omaggi: una pagina dedicata a Fausto Coppi nel cinquantenario della morte, e una pagina dedicata a Franco Ballerini, scomparso il 7 febbraio scorso, con il ricordo commosso di Alfredo Martini e di Davide Cassani, “voce” tecnica del ciclismo per la Rai, e autore per il sesto anno dell’Almanacco. Anche all’edizione di quest’anno collaborano Danilo Viganò, grande esperto delle categorie minori, e Gigi Sgarbozza, noto volto televisivo del ciclismo anche minore. L’Almanacco, che nel 2011 festeggerà la 20a edizione con un numero speciale e ricchissimo, conserva il numero delle pagine – 576 - e si conferma come il punto di riferimento del mondo del ciclismo per la completezza dei contenuti, che ne fanno un prezioso strumento di lavoro.

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