Basket – Finale scudetto: Siena domina e va sul 2-0

Montepaschi Siena – EA7 Emporio Armani Milano 86-58

L’applauso di Pianigiani: Siena va che è una meraviglia (amazonaws.com)

In una gara 2 senza storia, dominata praticamente dall’inizio sino alla sirena, il Montepaschi Siena fa la voce grossa, con una dimostrazione di forza e di strapotenza che più che nel punteggio rischia di avere effetti devastanti sul morale di Milano, apparsa rinunciataria, senza mordente (e non parliamo dell’ex capitano dell’Olimpia…) e con scarso impegno nel cercare una rimonta pur difficile. Ancora una volta è Lester Bo McCalebb l’uomo della provvidenza, ma a fare sensazione è il crollo di cifre e di rendimento degli uomini di punta di Milano: Siena infatti realizza gli stessi punti di gara 1, mentre per Milano ci sono 22 palle perse, il 40% scarso al tiro e nessun uomo sopra la doppia cifra.

Fotsis parte dalla panchina, con Scariolo che premia la linea verde mandando in quintetto base Alessandro Gentile (’92) e Niccolò Melli (’91), mentre Siena ritrova Andersen e Kaukenas, che va a occupare il posto di David Moss, lasciato fuori dai convocati. Milano tenta di giocare per Bourousis ma il greco si conferma una volta di più una totale delusione: la difesa fisica e intelligente di Stonerook costringe Scariolo a variare i piani, ma dalla lunga distanza le mani sono gelide e a tenere in piedi la baracca ci deve necessariamente pensare la difesa. Il break senese arriva infatti nel secondo parziale, quando un inguardabile Giachetti dà l’ennesima riprova del perché Scariolo preferisca ruotare Bremer come vice Cook: palle perse, azioni mal orchestrate, zero difesa sulle folate di McCalebb.

Di contro, Pianigiani può contare su Ksistof Lavrinovic e Tomas Ress, in campo al posto del deludente Andersen: se l’australiano chiude la sua prima parte di gara con 0 punti, l’italiano si presenta subito volando sopra il ferro e griffando poco dopo la tripla dell’inerzia.

SECONDO TEMPO - Mentre il pubblico senese inneggia a McCalebb (già a quota 16) e a Simone Pianigiani, il cui ciclo in casa Montepaschi potrebbe terminare proprio con questa serie, Milano con il quintetto base piazza la rimonta: triple di Cook e Gentile e canestro di Hairston, per il 44-40 che vale il -4. Sarà l’ultimo canto del cigno, perché dopo la tripla di McCalebb la musica cambia e la bacchetta torna in mano al direttore d’orchestra di verde vestito: il macedone è caricato a mille e con il 12-0 di parziale chiuso da un canestro del ritrovato Andersen in duello con Melli (il migliore dei suoi), la partita torna ad avere un destino già scritto.

Milano cede di schianto, in maniera simile a quanto Sassari aveva fatto in semifinale: Gentile e Hairston iniziano una lunga serie di uno contro tutti, finendo per sbagliare tiri e gettare al vento palloni, mentre nell’altra metà campo Lavrinovic e Zisis aumentano il proprio bottino a referto. L’ultimo sussulto lo dà Stonerook, che si rende protagonista di un evitabile antisportivo su Melli lanciato verso il canestro, ma con il margine che supera i 20 e si dirige pericolosamente verso i 30 punti, non c’è più niente da fare per l’Armani.

Siena può esultare, per un 2-0 che fa diventare gara 3 crocevia fondamentale per l’esito di questa finale scudetto.

Andrea Samele

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