Barilla, Bergoglio, Berlusconi: l’Italia (dei) media vede solo in 3B

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Guido Barilla: autogol comunicativo (economia.panorama.it)

Dove c’è Barilla c’è casa. Sì, ma i gay rimangano fuori dalla porta, grazie. L’autogol di Guido Barilla, presidente di uno dei marchi simbolo della cucina italiana nel mondo, è di quelli stilisticamente belli da vedere. Un colpo di tacco al volo, alla Ibrahimovic del carboidrato. Ma nella propria porta. La sommossa seguita all’harakiri mediatico è stata di quelle da consegnare alla storia del web. Associazioni LGBT sul piede di guerra, minacce di boicottaggio del marchio, tonnellate di megabyte di abbracci a pacchi di pasta della Garofalo (con tanto di falsi claim prontamente smentiti), candidature spontanee a esperienze omo/lesbo/bisex. Tutto pur di non far penzolare dal proprio taschino il fazzoletto dell’omofobia. Semplice, banale, italiano. La frase apparsa oggi sul blog Bagni Proeliator «forse il modo più facile per riconoscere cosa siamo è stabilire cosa non siamo», rispecchia l’essenza dell’Italia 2.013. Quella che si è calata sul naso gli occhialetti e vede solo in 3B: Barilla, Bergoglio e Berlusconi.

ADESSO PASTA - Se inciampa il gigante, i nani se la ridono. E, finché si rialza, gli fanno anche una pisciatina addosso. Fanno bene, ci mancherebbe. La reazione immediata causa/effetto di alcuni produttori italiani di pasta si è concretizzata nello scontato quanto improvviso fiorire di messaggi pro-gay, unito ad accostamenti fallico-vaginali di agglomerati di semola. Se la web-democracy vuole la testa di Golia, Davide è pronto a dargliela immediatamente. Servita su un piatto biodegradabile per confondersi e compiacere la massa, ma con impresse le proprie iniziali per riuscire a distinguersi adeguatamente.

Tra un anno – e, se non sarà così, un piatto di pasta (fatta in casa per evitare equivoci) a tutti quelli che passeranno a battere cassa dal sottoscritto – le pagine dei quotidiani e degli online metteranno a confronto i bilanci 2013 e 2014 della Barilla. Aumento del fatturato o variazione irrisoria = titolo Corsera/Repubblica/Fatto Quotidiano L’Italia è un Paese omofobo“; titolo Giornale/Libero, “Ufficiale, non ci piacciono i finocchi nella pasta“. Riduzione vendite = “Questo è un Paese per gay” vs ”Vogliamo solo Barilla e balilla“. L’Italia 2.013 estremizza, semplifica, dà in pasto carne agli avvoltoi ed insalata ai vegetariani. Alla stessa tavola imbandita, ma con un separé tra un coperto e l’altro. Una volta sparecchiato, via con la rissa. Opportunismo.

Jorge Bergoglio, papa Francesco (melty.it)

Jorge Bergoglio, papa Francesco (melty.it)

PAPA DON’T PREACH - Ma se l’indignazione Barilla durerà il tempo di riderci su con il post di Spinoza (e di trovare i cannelloni in offerta speciale prima del pranzo della domenica con 25 parenti ospiti coatti), chi rimarrà impresso ancora per un bel po’ sulle retine della penisola sarà Jorge Bergoglio, il pontefice più mediatico dall’invenzione e successiva rimozione del tubo catodico. Il papa che dà il cinque ai ragazzi in piazza san Pietro, il papa che telefona ai credenti, il papa che beve la bibita di un fedele e ci manca solo Condividi questa Coca-Cola con il papa.

Dopo gli otto anni targati Ratzinger, il peggior pontificato dal punto di vista comunicativo di Santa Romana Chiesa dai tempi delle crociate, anche all’ombra del cupolone si è ragionato in termini di audience. E dati gli esiti di un papa griffato più di Paris Hilton e dall’apertura mentale di un negazionista della Shoah, era difficile attendersi un fiorire di fulminati sulla via del Signore pronti a sacrificare la propria vita alla Chiesa, o composte orde di cristiani disposti a limitarsi – quantomeno – ad apporre il proprio nome sotto la sacra destinazione dell’8 per mille. Dall’alto dei cieli (leggi dal buio delle stanze vaticane, ndr) è piovuto papa Francesco. Umile sin dal nome, eloquente, brillante, simpatico. Mediatico. L’esatto opposto del suo non a caso rinunciatario predecessore. Troppo netta la differenza per non poter pensare a male. Troppi like su Facebook e YouTube per non pensare che l’operazione simpatia di Città del Vaticano stia riuscendo alla perfezione. Suggestione.

Silvio Berlusconi (unita.it)

Silvio Berlusconi (unita.it)

IL DISCORSO DEL RE(IETTO) - Sempre lui. Non serve neanche nominarlo, tanto se un italiano legge “B nel bagno di un autogrill o su un giornale, non pensa certo ad uno degli estremi di un segmento. Pensa all’uomo che è diventato padrone dei media in Italia e dell’Italia media, senza immaginare neanche nella più ottimistica previsione che il maggior potere gli sarebbe stato dato dai secondi e non dai primi. Si è proposto da imprenditore come alternativa politica alla sinistra ed ha vinto. Ha firmato un contratto con gli italiani in eurovisione ed ha vinto. Non lo ha rispettato ed ha perso, ma due anni dopo l’opposizione gli si era talmente tanto affezionata che lo ha rimandato a palazzo Chigi. Processato, prescritto, assolto (per reati cancellati), condannato dalla “magistatura politicizzata”. Populismo.

Non ne ha più, e la ripetitività e la mancanza di forza eversiva – e relativa assenza delle più basilari forme di indignazione successiva –  del suo ultimo discorso ne sono la prova più lampante. Eppure il centrodestra non sa fare a meno di lui per paura di scomparire. Eppure se si votasse domani sarebbe ancora lì, condannato per frode fiscale ma pronto a riformare la giustizia. Eppure i suoi avversari politici non riescono a fare politica – se quella che l’Italia media guarda attraverso i media si può ancora definire tale – senza neanche nominarlo. In queste 5648 battute abbiamo dovuto farlo almeno una volta. Oltre al titolo e al sottotitolo. Se non l’avessimo fatto, noi media non saremmo riusciti ad arrivare agli occhi dell’Italia media. Che oggi vede tutto in maniera opportunista, suggestiva e populista. Ma pur sempre in 3B.

Francesco Guarino
@fraguarino

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Una risposta a Barilla, Bergoglio, Berlusconi: l’Italia (dei) media vede solo in 3B

  1. avatar
    Giovanna Mele 27/09/2013 a 19:31

    Strepitoso

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