Balotelli, ora ci siamo: scoppia la SuperMario Mania

Genio e sregolatezza. Una delle più banali, classiche, scontate coppie della psicologia umana. Spesso sono abbinate alla realtà sportiva, e trovano dimora in uno dei giocatori più discussi degli ultimissimi anni: Mario Balotelli.

Mario Balotelli (mediagol.it)

«Non sono cattiva, è che mi disegnano così» supplicava Jessica Rabbit, avvenente moglie di uno dei conigli più famosi dei cartoni animati, Roger Rabbit. Che mano ha disegnato il carattere di  Super Mario? Difficile saperlo. Che poi cattivo, il ragazzo, non lo è assolutamente mai stato.

Nato a Palermo il 12 agosto 1990, nel quartiere di Borgo Nuovo da Thomas e Rose Barwah, viene abbandonato dai genitori nell’ospedale di Bagnolo Mella, e vive nelle strutture ospedaliere fino all’età di due anni. Affidato alla famiglia Balotelli, dal quale prenderà il cognome e la cittadinanza italiana al diciottesimo anno di età, cresce calcisticamente nelle giovanili della Lumezzane, per poi esser notato dallo staff dell’Inter. Ci si chiede come un ragazzo così giovane, neppure diciasettenne, possiedà già tecnica, prestanza fisica e cattiveria agonistica: tutti requisiti necessari per farlo esordire in serie A, con Roberto Mancini alla guida. Sembra l’inizio di una carriera fenomenale.

Eppure Mario dimostra di essere tanto talentuoso quanto irriverente, con comportamenti al limite del consentito in campo (celebri le espressioni rivolte alla curva nerazzurra nello scontro di Champions contro il Barcellona) e fuori dal terreno di gioco: fuoriserie distrutte,  serate brave con i compagni. Le dichiarazioni di amore nei confronti del Milan e le incomprensioni con Josè Mourinho causano la rottura totale con il team di Moratti. Nell’estate del 2010 si fa dunque avanti il Manchester City, allenato guardacaso da Roberto Mancini, che ha in mente grandi progetti grazie al ricco proprietario, lo sceicco Mansour.

Arrivano infatti, oltre all’italiano, campioni come Dzeko, David Silva, il Kun Aguero. E Balotelli non sta certo a guardare, dentro e fuori, come nel suo stile: sul tappeto verde dell’Etihad Stadium regala magie e perle di rara immaturità (celebre la sostituzione-lampo in precampionato, in seguito ad un presuntuoso colpo di tacco mandato fuori, da posizione favorevolissima), nella vita privata è protagonista di gesti incredibili (la grossa cifra regalata ad un barbone fuori dal casinò) e di disavventure automobilistiche (incidenti e punti-patente andati a bagno).

Poi, un giorno, durante il ritiro con la nazionale italiana, Mario e compagni si recano a far visita al carcere fiorentino di Sollicciano. E lì, ( forse) avviene il miracolo: «Ho capito e imparato moltissimo vedendo quella gente li dentro» dichiara il numero 45 al termine dell’incontro.

Scoppia la Balotelli-mania: i tifosi del City l’hanno eletto a proprio idolo e Mario è diventato un punto fermo in campo. Più puntale agli allenamenti, più rispettoso sul terreno di gioco. Diciamocelo: faceva rabbia vedere un ragazzo così giovane e dotato di un talento immenso, sprecare tutto con atteggiamenti strafottenti e irriguardosi, forse frutto di una ricchezza, di una sicurezza acquisita troppo rapidamente per gli anni dichiarati sulla carta l’identità.

Ora fanno scalpore le dichiarazioni dei rappresentanti delle milanesi: «Vieni al Milan!» grida Galliani, «No, torna all’Inter» replica Moratti. Quello che conta è che Super Mario sia diventato un vero giocatore. Con la sfera tra i piedi, con i compagni, con gli avversari e per le strade. Perché un Balotelli così può fare tanto bene al calcio. Stasera all’Olimpico ha un’altra possibilità in maglia azzurra per dimostrarlo. Speriamo che duri.

Francesco Colombo

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