Baleniera giapponese sperona eco-pirati di Sea Sheperd

Da giorni la Shonan Maru 2, inviata  in appoggio alla flotta baleniera nipponica, osservava da lontano gli eco-pirati del trimarano Ady Gil, ma lo scorso 6 gennaio improvvisamente li ha puntati e speronati

di Claudia Vallini

794911_92439363Lo scontro ha irreparabilmente danneggiato l’imbarcazione ecologista ma l’equipaggio di 6 membri (cinque neozelandesi e un olandese) è riuscito a mettersi in salvo. La battaglia prosegue però a livello diplomatico: il governo di Tokio, oltre a voler adottare più incisive misure a difesa delle proprie flotte, ha presentato una protesta formale a quello neozelandese (essendo Ady Gil registrato in Nuova Zelanda), mentre gli ambientalisti hanno richiesto al governo australiano una nave pattuglia a controllo degli scontri. Spesso, episodi del genere avvengono in acque australiane, ecco perchè l’Australia ha il diritto e il dovere di sorvegliare e tutelare.

Paul Watson, capitano dell’Ady Gil e tra i fondatori di Greenpeace, ha già affermato che la battaglia nei mari continuerà e che nelle stesse acque è presente anche la Steve Irwin, altra famosa nave ecologista.

La Sea Sheperd Conservation Society rivendica, con la sua attività di disturbo e sabotaggio talvolta ai limiti della legalità, di essere riuscita a ridurre di un terzo la caccia nell’Antartico. Nel periodo estivo australe, tra dicembre e febbraio, i giapponesi uccidono circa 1.200 balene. Un gesto giustificato da scopi di ricerca scientifica, ma che in realtà non è altro che una caccia commerciale mascherata. Al fine di favorire uno sviluppo coordinato dell’industria baleniera, nel 1946 è stata istituita la Commissione internazionale per la caccia alle balene, IWC. Già a quell’epoca la caccia indiscriminata stava portando all’estinzione diverse specie di balene, situazione che ha portato i Paesi membri dell’IWC a votare l’introduzione di una moratoria sulla caccia commerciale, entrata in vigore nel 1986. Sin dall’inizio questa moratoria è stata subito aggirata e vari Paesi, tra cui Giappone, Norvegia, Islanda, Russia e Corea, hanno continuato la caccia alle balene uccidendone più di 20 mila esemplari.

La 61/a sessione dell’IWC tenutasi in Portogallo nel giugno 2009 ha visto Giappone e Islanda tentare di annullare la moratoria, mentre la Danimarca ha chiesto di poter cacciare in acque europee. Non dimentichiamo che ogni anno nelle isole Feroe, appartenenti alla Danimarca,  vengono uccise migliaia balene pilota, della famiglia dei delfini calderoni, in modo efferato. Le balene calderones, animali estremamente pacifici,  vengono spinte con le barche in piccole baie dove l’acqua è bassa mentre i loro massacratori le attendono in acqua. Alla mattanza partecipano anche adolescenti, essendo questa pratica considerata dai locali un rito di passaggio all’età adulta.

balenaSembra difficile riuscire a fermare questa strage: essendo le balene pilota considerate piccoli cetacei, non vengono ritenute di competenza dell’IWC mentre l’UE non si oppone alla caccia alla balena praticata dalle popolazioni autoctone a fini di sussistenza o mascherata come tale. Sanno tutti però che la carne dei cetacei contiene livelli di mercurio talmente elevati da essere considerata tossica e che solo l’1% degli islandesi e dei giapponesi se ne nutre. Troppo spesso tonnellate di carne di balena vengono lasciate marcire rendendo questi massacri ancor più privi di senso.

Nella baia di Taiji, a sud-ovest di Tokio, ogni settembre dei bracconieri giapponesi attendono il passaggio di branchi di delfini diretti verso i mari del Sud. Si stima ne vengano uccisi circa 20 mila. In Canada ogni anno vengono massacrati, con bastoni chiodati sulla testa, centinaia di migliaia di cuccioli di foca per ricavarne pellicce. Nel marzo 2009 è stata però presentata una proposta di legge posta a mettere la parola fine all’uccisione dei cuccioli di foca per sfruttamento commerciale. Ad oggi non ha ancora ricevuto la necessaria considerazione.  Per sostenere tale proposta di legge è possibile aderire alla petizione dell’OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali. Il commercio di prodotti derivanti dalle foche è già stato vietato all’interno dell’Unione Europea.

La sopravvivenza dei cetacei e di molti animali marini è messa a repentaglio non solo dalla caccia commerciale, ma dai danni derivanti dall’inquinamento delle acque, da quello acustico (si pensi ai sonar), dalle catture accidentali, dalla scarsità di cibo negli oceani troppo sfruttati dall’uomo.Un tempo la caccia era la principale fonte di sostentamento per l’uomo, ma oggi condotta per diletto o con armi molto sofisticate e su scala commerciale ha finito per alterare l’equilibrio naturale del nostro Pianeta. Le balene rendono più da vive che da morte, si stima che il whale wachting attiri circa 11 milioni di persone ogni anno con un giro di affari di 1,5 miliardi dollari.

o2512992Già mesi fa il Giappone aveva considerato il taglio di fondi destinati a finanziare l’istituto di Ricerche sui Cetacei responsabile di tale massacro e della compravendita di voti all’interno della IWC a sostegno della caccia baleniera. Due attivisti di Greenpeace sono attualmente sotto processo in Giappone per avere denunciato e reso pubblica la situazione di corruzione e sperpero di denaro che ruota intorno alla caccia alle balene.

Le stragi di animali nel mondo non si contano. Viviamo ormai in una società in cui uccidere un altro essere umano viene considerato un gesto efferato, da condannare, mentre uccidere un altro essere vivente “non umano” è prassi normale. Ma per fortuna quando in un essere umano si risveglia la coscienza, si inizia a domandare come si può vivere tranquilli in un mondo in cui i tuoi simili vivisezionano animali, fanno strage di esseri viventi pacifici e innocenti. Nel 1978 a Parigi presso la sede dell’Unesco è stata proclamata La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale che afferma il diritto alla vita di tutte le specie animali. L’uomo ha il dovere quindi di rispettare la vita in tutte le sue forme per il bene della comunità biologica. Il cambiamento deve per prima cosa essere un cambiamento culturale, di mentalità. Greenpeace ha infatti scelto di evitare il danneggiamento delle baleniere, si è dissociata dalla Sea Sheperd, in quanto lo scopo è quello di proteggere l’ambiente, gli animali e non di mettere a repentaglio la vita di altri esseri umani.

L’associazione ambientalista non intende quindi rispondere alla violenza con la violenza ma mira al cambiamento culturale della società civile di tutti i Paesi del mondo. “In questo periodo di negoziati così delicato in cui anche il Giappone sta iniziando a fare i conti con pratiche ormai obsolete e prive di senso e di profitto, azioni di violenza non potrebbero che essere controproducenti – ha spiegato Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia”. Bisogna sviluppare una maggiore coscienza ambientale, entrare in una nuova dimensione personale e sociale che consenta di cambiare, progredire e mettere in discussione e rivedere scelte, fatti, accadimenti, che in passato venivano considerati corretti ma che stanno portando alla morte del nostro Pianeta e di tutti i suoi abitanti.

foto: Greenpeace

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