Bagnasco:’Vicenda Don Piero Corsi cosa grave e triste’

caso don piero corsi

Il cardinale Angelo Bagnasco interviene sulla vicenda che ha coinvolto Don Piero Corsi, parroco di San Terenzo

Roma – Monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, interviene sulla discussa vicenda che ha coinvolto in questi giorni Don Piero Terzi, parroco di San Terenzo frazione di Lerici.

Un caso che ha dato luogo a forti polemiche, legato alla decisione del sacerdote di esporre sulla bacheca della propria parrocchia, un volantino sul femminicidio. Su questo la tesi sostenuta e condivisa dal parroco era chiara: sarebbero le donne a causare il femminicidio a causa dei loro comportamenti provocatori.

Episodio condannato in primis dal vescovo della diocesi, che aveva ordinato l’immediata rimozione del volantino, e da tutta la comunità. «Una cosa grave e triste - ha affermato Bagnasco -. Il vescovo di La Spezia, monsignor Paletti, è stato puntualissimo, rigoroso e chiaro. La posizione non può essere che questa: il femminicidio è una cosa grave e triste». Alla domanda dei cronisti su eventuali provvedimenti disciplinari a carico di Don Piero Corsi, Bagnasco non si è però espresso.

Nella cittadina intanto si è svolta una fiaccolata di protesta anche in ricordo delle donne che in questi mesi sono state vittime innocenti della ferocia di mariti, amanti o semplici familiari. Si apprende che durante la notte sono state affissi alcuni volantini proprio sulla stessa bacheca utilizzata dal parroco. «Dei nostri corpi decidiamo noi, si legge sui fogli», si legge nei volantini esposti.

Sulla vicenda è intervenuta anche Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil. «Dovremmo chiedere a chi conosce e teorizza la forza bruta delle relazioni di possesso – ha affermato la Camusso – di interrogarsi su di sé, sulla propria sessualità, sulle capacità di relazione, sul senso del rispetto dell’altro». Oggi davanti alla parrocchia ove opera Don Piero Corsi si terrà una manifestazione del movimento «Se non ora quando».

«La nostra dignità è fatta di libertà di scelta, d’integrità, di cittadinanza, per questo non colpevoli – ha concluso la Camusso – ma offese, non provocatrici ma persone libere, per questo non vogliamo più essere vittime perché sappiamo che sbagliato è chi non interroga se stesso e viola una donna».

Angela Piras

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