Un Bagnasco in meno: prosegue la riforma di Francesco

I movimenti curiali di Francesco colpiscono anche Bagnasco: escluso dalla congregazione dei vescovi, presto lascerà la presidenza della Cei?

bagnasco

Angelo Bagnasco, arcivescovo di genova (informazione.,tv)

Roma – La rivoluzione curiale di papa Bergoglio passa anche dalle rimozioni: questa settimana è stata emblematica per comprendere il nuovo corso della Chiesa post-Francesco, con nuove nomine e, soprattutto, una serie di indizi sulla direzione del nuovo pontificato che, secondo molti osservatori, sta modificando l’approccio su alcuni temi prima ritenuti indiscutibili. E la vittima più illustre, di ieri, sembra proprio un cardinale italiano: Angelo Bagnasco.

CONGREGAZIONE DEI VESCOVI – Nel cuore delle attenzioni della settimana c’è la Congregazione dei vescovi, il potentissimo organismo curiale che si occupa delle nomine vescovili e della conduzione degli affari diocesani. Una struttura centrale nel potere curiale, talmente importante che anche Francesco, nella sua azione di riforma, non ha potuto ignorarla. Anzi.
Due nomi importanti escono più colpiti: Raymond Burke, cardinale ultraconservatore statunitense, e Angelo Bagnasco, cardinale genovese. Entrambi esclusi dall’organismo, un segnale di quale direzione sta prendendo la Chiesa cattolica. Confermato invece il prefetto, il cardinale canadese Ouellet, mentre i nomi nuovi arrivano dal sud del mondo.

BURKE – Negli Usa Burke è un personaggio pubblico di grande rilievo: le sue lotte contro la riforma sanitaria Obamacare erano state riprese da tutti i media statunitensi. Un cardinale indubbiamente conservatore, Burke, che ha ampiamente predicato per un ritorno spirituale alle origini – compresa la messa tridentina – e un drastico taglio di ogni fronte di colloquio con i dissidenti. Le sue stroncature ai politici cattolici portatori del dialogo avevano destato scalpore e proteste anche dai fronti più moderati.

BAGNASCO – A far davvero notizia in Italia, però, è stata la rimozione del presidente della Conferenza episcopale italiana, la Cei, Angelo Bagnasco: il cardinale genovese non compare più ai vertici della curia romana e nella Congregazione è stato sostituito da uno dei suoi vice, l’arcivescovo di Perugia Gualtieri Bassetti.
Bagnasco non ricopriva un ruolo di centrale importanza nell’organismo curiale ma la sua rimozione è un chiaro segnale: si accompagna al brusco stop delle carriera di Piacenza, Simeon e Crociata, vescovi che sembravano a un passo dal far carriera ma si sono ritrovati fuori dai giochi.

CEI E FUTURO – Questa decisione di Bergoglio sembra confermare una linea che si era già intuita dai primi giorni di pontificato: il Papa vuole la massima collegialità possibile nella Chiesa e la minima interferenza con il mondo politico. La Cei, il cui presidente non è eletto dai confratelli ma nominato dal Papa, e Bagnasco, le cui pressioni sul mondo politico sono note, non possono non stonare con la linea di Bergoglio.
Francesco vorrebbe anche portare a termine una riforma di cui si parla da molto: rendere elettiva la carica di presidente della Cei, come accade in ogni altro paese del globo. Solo in Italia, infatti, la presidenza e la segreteria sono decise dal Papa, in quanto Primate d’Italia: per questo Bagnasco venne nominato da Ratzinger, mentre Bergoglio vorrebbe introdurre un maggior accento collegiale anche in Italia.
Francesco non sta agendo con grandi proclami e annunci teologici: preferisce muoversi con la cautela di chi vuole rinnovare senza distruggere, rimuovendo semmai quegli ostacoli che sembrano troppo ostativi di una buona collaborazione. In quest’ottica rientrano sia Bagnasco che Burke: due cardinali troppo conservatori, troppo divisivi per il fronte cattolico.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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