Ayrton Senna: vita e aneddoti sulla leggenda della Formula 1

Ayrton Senna è nato a San Paolo del Brasile il 21 marzo 1960

Milano – Chiedi chi era Senna: per gli appassionati più attempati un mito mai dimenticato, per le nuove generazioni un personaggio da scoprire su video, immagini e libri. Il nome di Ayrton Senna evoca, nella memoria di tutti, la Formula 1 d’altri tempi, i primi anni alla Toleman e sulla Lotus, le sue vittorie a Montecarlo, il dualismo con Alain Prost, il misticismo che lo ha accompagnato nella sua carriera da pilota e nella sua vita di essere umano.
Sulla pista così come nella vita di tutti i giorni era magnetico, affascinante, folle: una personalità complessa e impenetrabile. 3 campionati del mondo vinti, 65 pole position, 41 vittorie e 89 podi in 161 gare sono i numeri che lo hanno accompagnato sulla pista dove anche la sua vita si è tragicamente interrotta alla curva del Tamburello, quel primo maggio 1994, come per farlo apposta, proprio mentre stava disputando il Gran Premio di San Marino. Beco, il soprannome che gli avevano dato in famiglia. Magic, più semplicemente per i suoi tifosi. Il pilota di Formula 1 che ha messo tutti d’accordo perché è da pazzi non accettare la grandezza del suo talento. Era un pilota emozionale, impulsivo, un talento naturale dotato di un istinto non comune e di un carisma sconosciuto ai piloti d’oggi. Le sue imprese erano le imprese del Brasile che, dilaniato dalla crisi e dalla fame, ha fatto di Ayrton Senna il miglior prodotto esportabile: l’espressione pura dell’automobilismo sportivo. L’essenza mistica delle corse.

Non ho idoli. Ammiro il lavoro, la dedizione e la competenza
Oggi Ayrton Senna avrebbe compiuto 52 anni. La sua storia inizia nella metropoli di San Paolo del Brasile il 21 marzo 1960. Figlio di Milton da Silva e di Neide Senna da Silva, secondo di tre fratelli, fin da piccolissimo, all’età di quattro anni si dimostra essere un appassionato di motori tanto che il padre gli costruisce un piccolo kart.
Erede di una famiglia benestante, Ayrton inizia a gareggiare all’età di tredici anni con un Parilla 100cc. a Interlagos, seguito da Lucio Pascual, il Tsche, vincendo al debutto e conquistando nello stesso anno il campionato Junior. Proprio i suoi eccellenti risultati nel karting gli permettono di andare a correre in Inghilterra dove nel 1981 debutta in Formula Ford 1600 mentre l’anno seguente passa alla Formula Ford 2000: le sue abilità al volante lo fanno notare dai capi delle scuderie di Formula 1, tanto che nel 1984, la Toleman decide di scommettere sul giovane brasiliano.

I primi anni tra Toleman e Lotus
Le sue eccezionali capacità di guida emergono fin dal suo esordio in F1 con la Toleman, nel lontano 1984, quando agguanta un memorabile secondo posto nel GP di Monaco sotto una pioggia torrenziale. Solamente l’interruzione della gara non gli permette di vincere: Prost davanti e lui che rimonta da 13° a secondo, con l’istinto di un salmone che vuol nuotare contro corrente, Ayrton guida sulle stradine del Principato coperte di una pioggia furiosa che, giro dopo giro, metteva fuori gioco tutti i più illustri e blasonati partecipanti alla corsa.
Tante furono le scuderie che lo notarono, ma nel 1985, Senna decise di passare alla Lotus e il primo successo non tardò ad arrivare: al Gran Premio del Portogallo per la prima volta in carriera Ayrton sale sul gradino più alto del podio dopo una gara disputatasi, ancora una volta, sotto una pioggia torrenziale, che, come se gli appassionati non se ne fossero ancora resi conto, ha dimostrato il suo talento in condizioni estreme. Il team gli consentiva di ben figurare: in tre anni di collaborazione con la Lotus il pilota brasiliano è riuscito a portare a casa sei vittorie, tra le quali, nel 1987, la prima a Montecarlo, 16 pole position e 6 giri veloci, numeri che gli valsero l’ingaggio, per la stagione a seguire, da parte della ben più competitiva McLaren supportata dai motori Honda

Gli anni d’oro in McLaren

Senna con la McLaren ha vinto 3 titoli: nel 1988, nel 1990 e nel 1991

La carriera di Senna cresce e tocca l’apice negli anni trascorsi alla McLaren: la squadra con cui conquista tre titoli mondiali nel 1988, 1990 e 1991. Memorabili i suoi duelli con l’avversario storico Alain Prost, detto il Professore, con il quale si gioca gli allori iridati del 1989 e del 1990 nella gara di Suzuka, dove in entrambe le occasioni i due arrivano a contatto scatenando non poche polemiche e inasprendo ulteriormente la loro rivalità. Nel 1992 gli ingranaggi tra Senna, Ron Dennis e la McLaren iniziano a cigolare: il team di Woking non può nulla contro la Williams FW14B, dotata di sospensioni attive e a fine anno la Honda avrebbe chiuso la sua collaborazione con la scuderia britannica. Di quell’anno rimane, una delle più grandi testimonianze di umanità del Senna pilota e uomo, una personalità che non si sdoppiava ma viveva all’interno dello stesso corpo: al Gran Premio del Belgio, durante le prove, a seguito di un incidente la Ligier di Erik Comas dopo alcuni testacoda, si ferma in mezzo alla pista con il pilota incosciente al suo interno. Ayrton è il primo e unico pilota a fermarsi, arriva prima dei soccorritori anche rischiando la propria vita, corre verso il collega e spegne il motore della monoposto. Con una McLaren che sembra non essere più la migliore vettura del lotto, Senna in testa ha solo una cosa: vincere e per questo, quell’anno, prova a farsi ingaggiare dalla Williams, che però rifiuta perché già aveva messo sotto contratto Alain Prost, che aveva posto il veto su un eventuale ingaggio del brasiliano per il 1993.
Quello che poi si sarebbe rivelato essere l’ultimo anno passato da Ayrton alla corte di Ron Dennis, è una stagione frustrante in tutti i sensi: la McLaren motorizzata Ford continua a essere inferiore alla concorrenza, situazione che però ha permesso al brasiliano di dare vita a gare spettacolari. Epica fu la vittoria di Donington Park: una dimostrazione di dominio e di superiorità imbarazzante sotto un diluvio di proporzioni gigantesche. Nel corso del primo giro sovrasta i suoi avversari con quattro sorpassi uno più bello dell’altro terminando la corsa con un minuto e mezzo di vantaggio sul secondo classificato e con un giro su Alain Prost, eterno rivale e campione del mondo in quell’anno. Concluse la stagione conquistando le corse di Giappone e Australia, quella che sarebbe stata la sua ultima vittoria in Formula 1, quella dove sul podio si abbracciò con il rivale francese.

Il dualismo con Alain Prost
Senna arrivò in McLaren nel 1988, lo stesso anno in cui giunsero anche i motori Honda, per affiancare alla guida Alain Prost, già due volte campione del mondo: la scuderia lavorava praticamente esclusivamente per lui ma il francese capì presto che Ron Dennis stava dalla parte di Senna. L’uno aveva bisogno dell’altro: Alain era il rivale predestinato di Ayrton. Il professore, era intelligente, freddo, razionale e vinceva le gare fuori pista; Magic era introspettivo, introverso, pensava a parlare a suon di vittorie, giri veloci e pole position, non gli interessavano le questioni politiche.
Proprio Senna, nel primo anno, guidò una vettura che era costruita per le specifiche di Prost e vinse il suo primo mondiale grazie alla sua velocità tanto che il francese, nel 1989, con grande furbizia si riprese il titolo in quel del Gran Premio del Giappone andando a sbattere contro Senna, il brasiliano riparte e vince ma viene squalificato per taglio di chicane ed è costretto a cedere il titolo al francese.
Ciascuno dei due conosceva la grandezza dell’altro e probabilmente vinto quel primo alloro iridato, lo scopo di Ayrton era battere Alain, nonostante il francese appartenesse a un’altra generazione e quindi si sarebbe ritirato dall’attività agonistica prima del brasiliano. Nel 1990 Prost è diventato il pilota della Ferrari, Senna è rimasto alla McLaren. I due arrivano a Suzuka, penultima gara del campionato, in condizioni opposte a quelle dell’anno prima: stavolta è Il Professoreche deve inseguire e come era stato già l’anno precedente, dopo 300 metri dal traguardo in prossimità della prima curva, le due macchine volano fuori e Senna è campione del mondo.
La rivalità che li aveva divisi era stata spietata, ma i due si stimavano e il brasiliano non aveva mai nascosto questo particolare. L’unico suo avversario portava il nome di Alain Prost, gli altri non contavano. Nel 1994 più volte aveva chiamato l’ex collega, al tempo collaboratore di una televisione francese, per convincerlo di tornare a correre e proprio a Imola, poco prima del tragico impatto al Tamburello, Senna dall’abitacolo, commentando un giro di pista per una trasmissione transalpina, sembra voler deporre la spada e si fa scappare un «Vorrei ora fare un saluto ad Alain Prost: ci manchi Alain».

Finalmente la Williams-Renault
1994. Senna voleva vincere. Sulla carta è un mondiale sicuro: il miglior pilota sulla miglior vettura. A parole sì, ma sono i fatti a smentirlo. Non si trovava a suo agio all’interno dell’abitacolo della FW16, troppo piccolo a suo dire, nonostante la monoposto fosse molto veloce era estremamente difficile da guidare e instabile.
Quando inizia il mondiale, stecca alla prima gara a Interlagos, in Brasile, lasciando la vittoria al giovane Michael Schumacher; sbaglia in occasione del gran premio del Pacifico a causa di un incidente alla prima curva. Arriva a Imola, terzo appuntamento della stagione, con un bello zero in classifica iridata.
Un gran premio di San Marino stregato: venerdì Rubens Barrichello rischia di morire ma se la cava con un braccio rotto; al sabato è Roland Ratzenberger che abbandona definitivamente la scena, nel peggiore dei modi: rimane esanime sull’asfalto sulla curva intitolata a Gilles Villeneuve. La consapevolezza della fragilità umana contrasta con l’idea del pilota immortale. Ayrton voleva omaggiare il collega austriaco, a fine gara: in caso di vittoria avrebbe sventolato la bandiera austriaca, rinvenuta all’interno dei resti della sua Williams, per ricordare quel collega che non c’era più.

Ayrton non voleva correre a Imola. Lo ha rivelato Adriane Galisteu, fidanzata dell’epoca

GP San Marino 1994: impossibile dimenticare
Una fine terrificante, la sua, anticipata da tormento, negativi presagi, sensazioni. Quel primo maggio 1994 è rimasto nella mente degli appassionati, dei curiosi, di chi, semplicemente, di Senna aveva solo sentito parlare alla televisione. Dopo l’incidente di Ratzenberger al sabato, Ayrton non voleva correre quel Gran Premio. A rivelarlo è Adriane Galisteu, la fidanzata dell’epoca, con la quale si era sentito nella sera del 30 aprile. Nel pomeriggio sotto il tendone della Williams, durante una riunione tecnica, Ayrton manifestò visibili perplessità riguardanti la monoposto: come richiese il brasiliano, alla vigilia della corsa era stato modificato il piantone dello sterzo perché il pilota aveva bisogno di stare più comodo nella vettura per dare il meglio di sè, per andare più veloce e sentirsi un tutt’uno con la sua monoposto. Nonostante tutti i problemi del mezzo, il brasiliano è in pole davanti a Schumacher che al momento è in testa al mondiale con punteggio pieno.
Alle ore 14.17 di domenica 1° maggio, Ayrton Senna transita per l’ultima volta sul traguardo di un gran premio di F1: affronta la curva del Tamburello in piena velocità e la vettura sbanda a destra, proprio poco dopo il cartello pubblicitario I pilotissimi, proprio lui che probabilmente era ed è il migliore. Frenò ma la vettura non diminuì la velocità: lui, passeggero impotente di una monoposto ingovernabile. Un attimo, un lampo, un flash. Il casco si flette leggermente prima a sinistra e poi a destra, probabilmente per un riflesso e nulla più.
Conta poco se la morte è stata causata dal puntone della sospensione che ne causa il trauma cranico e se la saldatura manuale si era mostrata insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara: la morte di Senna fu un colpo per la Formula 1 ma ancora di più per il suo paese. È stato molto più di un idolo in Brasile, dove in occasione del suo funerale è stato salutato da circa due milioni di persone assiepate ai bordi delle strade e sui tetti delle case.
Innumerevoli esempi di amore si manifestano ancora oggi, dopo quasi diciotto anni dalla sua scomparsa. Difficile dire una sola ragione per cui viene così adorato non solo nella sua città natale ma in praticamente tutto il mondo: oltre a essere uno dei piloti più talentuosi in assoluto, ha rappresentato per molti un modello da esportare nella società. Quello che differenzia Senna dal resto del mondo è quello che non ci si aspetta da lui o in generale da un pilota. A distinguerlo, il suo immenso amore per i bambini. La Fondazione Senna e le sue innumerevoli donazioni anonime agli orfanotrofi brasiliani, dimostrano quanto forte potesse essere la sua preoccupazione verso il prossimo perché citando le sue parole «i ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà».

Il mito di Ayrton Senna rivive con il nipote Bruno (nella foto) per il quale il brasiliano nutriva grandi speranze

Ho visto Dio accanto a me nello schieramento di partenza
Il rapporto di Ayrton Senna con la religione aveva radici lontane, nella sua famiglia, alla quale era molto legato: nella sua ventiquattrore portava sempre con sé la Bibbia e prima di ogni partenza di un appuntamento iridato ne leggeva un passo. Chi voleva sminuire le sue abilità andava dicendo che Senna fosse un folle, un pazzo che forse credeva che mai niente potesse scalfirlo a causa della sua profonda fede in Dio. Nel 1988 affermò senza alcun timore di parlare con il Signore quando era in macchina. Non era uno sprovveduto: sapeva che su una di quelle vetture che tanto aveva amato poteva anche morire, però non ha mai avuto paura o almeno così ha voluto farci credere. La paura è stata l’adrenalina della sua vita, qualcosa che lo affascinava.

La sua prematura morte lo ha mistificato ulteriormente, come già è accaduto con John Lennon, Jim Morrison, Steve McQueen, Marilyn Monroe e chissà quanti altri. Questa fine improvvisa ha fatto in modo che il suo ricordo si avvolgesse di un’aura speciale, quasi divina, che resiste tutt’oggi, giorno in cui avrebbe raggiunto i 52 anni d’età. Sicuramente si sarebbe sposato e avrebbe messo su famiglia e chissà, forse, avrebbe seguito sulle piste di mezzo mondo il nipote prediletto, Bruno, attualmente pilota di F1 proprio su quella Wiliams, verso il quale nutriva grandi speranze: «Se pensate che io sia bravo, aspettate di vedere mio nipote».

Eleonora Ottonello

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