Ayrton Senna, l’essenza mistica delle corse nella Formula 1 d’altri tempi

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Ayrton aveva personalità complessa e impenetrabile, era un talento naturale (foto: diarioalonsista.com)

Milano – Solo i miti come Elvis o i Beatles lasciano il mondo e, dopo parecchi anni, sono ancora ricordati e divinizzati, con amore e passione. E dopo 19 anni anche il brasiliano continua a essere uno dei membri di questo esclusivo club. Chiedi chi era Senna. Per gli appassionati più attempati un mito mai dimenticato, per le nuove generazioni un personaggio da scoprire su video, immagini e libri. Era molto di più di un pilota, era il casco giallo sulla griglia di partenza che catturava gli occhi dei telespettatori, era il mago della pioggia, che sotto al diluvio universale dava prova della sua abilità e maestria al volante. Un idolo non corre senza quattro caratteristiche fondamentali: il talento, il successo, il carisma e la circostanze favorevoli. Il brasiliano le aveva tutte.
Il nome di Ayrton Senna evoca, nella memoria di tutti, la Formula 1 d’altri tempi, sulla pista così come nella vita di tutti i giorni era magnetico, affascinante e folle: una personalità complessa e impenetrabile, un pilota emozionale, impulsivo, un talento naturale. Le sue imprese erano le imprese del Brasile che, dilaniato dalla crisi e dalla fame, ha fatto di Ayrton Senna il miglior prodotto esportabile: l’espressione pura dell’automobilismo sportivo, l’essenza mistica delle corse.

Senna vuole vincere - Quello del 1994 sembra essere un mondiale già assegnato: il miglior pilota con la vettura migliore,con il brasiliano che prende il posto del ritirato Prost, alla Williams, eppure qualcosa sembra non andare per il verso giusto. Ayrton sbaglia alla prima gara a Interlagos lasciando la vittoria al giovane Schumacher, sbaglia al GP del Pacifico, invischiato in un incidente alla prima curva e arriva a Imola, terzo appuntamento della stagione, con 0 punti in classifica. Quello del GP di San Marino, sarà una delle gare più nere nella storia della Formula 1, coperto dal velo della tragedia fin dal venerdì, con Barrichello autore di un’uscita spettacolare alla variante bassa e il sabato, con la morte di Roland Ratzenberger alla Villeneuve ma The show must go On, lo spettacolo deve continuare e la domenica si correrà in ogni caso la corsa.

Perché non gira? - Per Senna è pole position sul tracciato del Santerno con Schumacher che gli parte accanto. Al via un incidente tra Lheto e Lamy provoca il ferimento di alcuni spettatori e l’entrata in pista della safety car. Ore 14.17. il brasiliano transita sul traguardo in quello che sarà l’ultimo giro della sua vita, un attimo, un lampo, un flash. Senna affronta in pieno la curva del Tamburello con i tifosi a chiedersi perché quel volante non giri, Ayrton, cuore del Brasile, passeggero impotente di una vettura ingovernabile. Lo schianto, i soccorsi, il sangue, l’elicottero, la morte e il silenzio. Quel lento reclinare del capo, come se davanti ai nostri occhi stesse spegnendosi un passero abbattuto. Impossibile cancellare quel 1 maggio 1994, quando alla curva del Tamburello, calava il sipario sulla vita di una leggenda dell’automobilismo che prendeva il nome di Ayrton Senna.
Il pilota paulista viene soccorso dal medico della Federazione, e suo grande amico, Sid Watkins che si rende subito conto come, dopo l’impatto col muro, il puntone della sospensione gli abbia trafitto la testa, non lasciandogli scampo. Via elicottero viene trasferito d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna, dove è ricoverato nel reparto di rianimazione. Il trauma cranico spegne tutte le speranze dei medici che si erano occupati del tre volte campione del mondo, ogni sforzo per salvargli la vita è vano e, Senna fu obbligato a cedere le armi definitivamente, alle 18,40, all’età di 34 anni.

Conta poco se la morte è stata causata dal puntone della sospensione o se la saldatura manuale si era mostrata insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara: la morte di Senna fu un colpo per la Formula 1 ma ancora di più per il suo paese, dove era molto di più di un idolo, dove in occasione del suo funerale venne salutato da circa due milioni di persone assiepate ai bordi delle strade e sui tetti delle case. La sua prematura morte lo ha mistificato ulteriormente, come già è accaduto con John Lennon, Jim Morrison, Steve McQueen, Marilyn Monroe e chissà quanti altri. Questa fine improvvisa ha fatto in modo che il suo ricordo si avvolgesse di un’aura speciale, quasi divina, che resiste tutt’oggi, a diciannove anni dai fattacci di Imola.

foto homepage: qyrosmovies.com

Eleonora Ottonello

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