Autismo: si può diagnosticare con un’app

Bruxelles – È previsto per il 2014 l’arrivo di un’applicazione per smartphone che individui precocemente i sintomi dell’autismo. Basterà che i genitori installino l’app sul proprio dispositivo, seguendo poi le semplici istruzioni che li guideranno in una ripresa video del bambino sospettato di comportamenti autistici e, infine, con l’invio del video agli esperti, i quali potranno eseguire una valutazione comportamentale.

Quest’idea, nata recentemente negli Stati Uniti, verrà sviluppata attraverso numerosi test: il dubbio principale è quello di capire se sarà possibile un’accurata analisi sintomatologica a distanza, attraverso una ripresa video. Tuttavia, resta il fatto che l’app potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione, soprattutto quando i sospetti di autismo vengono dichiarati a pediatri non esperti, i quali, proprio attraverso riprese video eseguite ad hoc per mezzo di quest’ app, potrebbero inviarle agli esperti e stilare così una diagnosi a più mani.

La ricerca per sviluppare il software (Naturalistic Observation Diagnostic Assessment) è stata fortemente voluta dall’Istituto Nazionale per la Sanità degli Stati Uniti, che ha investito nel progetto oltre 2,2 milioni di dollari, affermando che l’app permetterà senz’altro di ridurre i tempi della diagnosi e diminuirà anche i costi dell’individuazione per le famiglie.

Inoltre, una diagnosi precoce di autismo rappresenta la possibilità reale di modificare alcuni processi di sviluppo che, avanzando con l’età, non sarà più possibile modificare. La dottoressa Bernadette Rogé dell’Unità di valutazione dell’autismo dell’Università di Tolosa, Le Mirail, conferma che le ricerche che analizzano gli effetti riscontrati su bambini positivi all’autismo attraverso una diagnosi precoce, mostrano come questi bambini presentino progressi significativi sul piano cognitivo,  sul piano emotivo e su quello sociale. Inoltre, dopo svariati anni e dopo aver effettuato ulteriori valutazioni, sembra che i benefici di una diagnosi precoce rimangano costanti nel tempo. Secondo alcune di queste ricerche i benefici riscontrati dopo uno/due anni di intervento precoce e intensivo sono stati: un aumento del quoziente intellettivo, progresso nel linguaggio fino all’acquisizione di un linguaggio funzionale all’età attuale, un miglioramento dei comportamenti e, in generale, una diminuzione dei sintomi caratteristici dell’autismo.

Ad oggi, la diagnosi di autismo viene effettuata molto tardi: intorno ai 4 anni d’età. Ciò è dovuto a diversi fattori: in primo luogo i genitori al loro primo figlio non sanno distinguere comportamenti devianti rispetto a uno sviluppo normale, mancando loro l’esperienza. In secondo luogo, qualora quegli stessi genitori avessero un sospetto e lo dichiarassero al pediatra, questi potrebbe  non essere in grado di analizzarne i sintomi, banalizzando così i segnali e, magari, rassicurando la famiglia. Infine, gli educatori di asili nido o comunque delle strutture che accolgono bambini molto piccoli, generalmente non sono esperti, quindi può succedere che l’allarme alle famiglie venga dato con molto ritardo.

In verità, anche gli strumenti diagnostici utilizzati non sono adatti per analizzare i comportamenti di bambini molto piccoli: la maggior parte di essi, infatti, si basa su comportamenti, quali il linguaggio, che, a determinate età, potrebbero ancora non essere apparsi.

Di seguito i sintomi più frequenti per una diagnosi precoce di autismo (Bernadette Rogé, La diagnosi precoce in autismo, Autismo oggi): alterazioni nella comunicazione, nella ripetizione di suoni, ritardo nell’attuazione di giochi simbolici, anomalie nell’interazione sociale, il gesto dell’indicare e l’utilizzo dello sguardo, attività ripetitive, l’utilizzo anomalo degli oggetti, movimenti alterati di mani e dita, il fiutare oggetti e persone, reazioni atipiche a suoni o ad altre stimolazioni sensoriali, anomalie motorie e di postura, la mancanza di risposta quando si sente chiamare il proprio nome.

L’idea americana dell’app per la diagnosi precoce dell’autismo verrà testata quest’estate e, si spera, darà i suoi frutti: dopotutto, l’uso di app in medicina si sta espandendo a macchia d’olio. L’ultima frontiera è stata raggiunta con l’app per scongiurare le malattie sessualmente trasmissibili.

Mariangela Campo

Foto via www.equitabile.it; www.tantasalute.it; www.auxilia-onlus.it

 

 

 

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