Australia: le prospettive del Paese dopo la vittoria dei conservatori alle elezioni

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Australia: le prospettive del Paese dopo la vittoria dei conservatori alle elezioni

Sidney – Schiacciante affermazione dell’opposizione conservatrice condotta da Tony Abbott nelle elezioni politiche australiane. Come largamente previsto, il suffragio ha castigato i laburisti al potere da sei anni nella terra dei canguri. Quest’ultima tornata elettorale, non scevra di colpi di scena, ci rassegna un quadro di vincitori e vinti. Uno dei vincitori è sicuramente Tony Abbott il quale è riuscito a portare alla vittoria i conservatori dopo anni di purgatorio.

I dati alla mano danno il 53% dei consensi, pari al novantuno dei centocinquanta seggi alla “Chamber”, alla coalizione formata dai liberali e dal partito nazionale-agrario contro il 47% dei suffragi ottenuti dai laburisti guidati da Kevin Rudd, ai  quali saranno attribuiti i cinquantaquattro seggi rimanenti.

Tuttavia, l’affermazione dei conservatori è stata determinata anche dall’involontario “aiuto” dei laburisti. Il loro leader, Kevin Rudd, insieme all’establishment laburista non sono esenti da colpe per la sconfitta elettorale. Infatti, gli elettori australiani hanno dimostrato di non aver gradito le continue faide per la “governance” del partito laburista che, conseguenza propria del modello politico istituzionale Westminster, si erano riflettute sull’esecutivo politico australiano nella precedente legislatura. Non fu apprezzata la “staffetta” tra lo stesso Kevin Rudd e la “rossa” Julia Gillard, avvenuta tra il 2010 e 2013, evidentemente interpretata dai sudditi di sua Maestà come un sintomo di grave debolezza dell’esecutivo politico laburista.

Di converso, bisogna guardarsi dalla facile tentazione di attribuire al leader laburista il ruolo di capro espiatorio della sconfitta elettorale. Infatti, dopo essere stato richiamato nuovamente dal suo partito alla guida del Paese in sostituzione della dimissionaria Julia Gillard, Kevin Rudd ha dovuto confrontarsi con le non poco idilliache intenzioni di voto degli australiani, a favore dei “labour”, emerse nei sondaggi in vista delle elezioni politiche.

Il leader laburista ha necessariamente dovuto giocare una partita politica in difensiva, riuscendo nel disperato tentativo di tamponare l’emorragia di voti del suo partito e, sbandierando i benefici economici conseguiti dall’economia australiana sotto la guida laburista, ottenendo anche una timida ed inaspettata controtendenza elettorale. È grazie a Kevin Rudd, sostenuto dai media di Rupert Murdoch, che i laburisti sono riusciti ad evitare una “waterloo” politica ma non, tuttavia, una cocente sconfitta.

Amara sconfitta anche per il partito del fondatore di Wikileaks Julian Assange. L’urna elettorale non è stata clemente nei confronti del suo partito politico il quale ha ottenuto un misero 1,19%. Erano molte le aspettative di Julian Assange in questa tornata elettorale. Infatti, successivamente all’annuncio della sua candidatura, il leader di Wikileaks veniva accreditato dagli analisti al 27% delle intenzioni di voto. Tuttavia, la perdita dei consensi del suo partito sono iniziate dal momento in cui fu trovato l’accordo di coalizione con i gruppi di estrema destra, inspiegabilmente preferiti da Assange rispetto al naturale alleato partito dei Verdi. Il leader di Wikileaks puntava a conquistare un seggio e magari di poter uscire dall’intenzionale esilio nell’ambasciata ecuadoregna di Londra. È quasi certo che per Julian Assange, nonostante il sistema di voto consentirà di avere i risultati definitivi della Camera Alta solo tra alcune settimane, le possibilità di mettere piede nel Senato australiano sono pressoché pari allo zero.

Sorride Adam Bandt, vice leader dei Verdi che, nonostante l’atipico sistema maggioritario di voto, sorprendentemente ha mantenuto il proprio seggio di Melbourne.In tutto ciò Tony Abbott dovrà affrontare un percorso irto di ostacoli per mantenere le promesse affermate in campagna elettorale ovvero i tagli alle spese per quarantadue miliardi di dollari australiani, i tagli alle tasse e l’adozione della “tolleranza zero” nei confronti dell’immigrazione clandestina. Un ostacolo sarà l’abolizione annunciata in campagna elettorale della carbon tax sulle emissioni di C02 per le aziende australiane, introdotta dai laburisti nel 2012.

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Tony Abbott, Julian Assange e Kevin Rudd: vincitori, vinti e scenari futuri dopo il voto politico in Australia

I cittadini avevano aspramente criticato la sua incidenza sulle bollette energetiche. Sul punto, nel corso della campagna elettorale, Abbott aveva manifestato la volontà di sostituire la tassa con un programma di sussidi per l’agricoltura e l’industria, che a suo parere dovrebbe determinare una riduzione delle emissioni. Ulteriore possibile nodo da affrontare per il premier in pectore potrebbe materializzarsi dall’assenza di una maggioranza al Senato per i conservatori. Difatti, la tornata elettorale appena conclusa ha interamente rinnovato la Camera mentre, al Senato, solamente la metà dei seggi.

Inoltre, sulla base delle risultanze elettorali non ancora ufficializzate, sarebbe più che concreta la possibilità di una maggioranza della coalizione laburisti e verdi al Senato rispetto alla Camera ove i conservatori hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi. Se tutto ciò si dovesse verificare allora Tony Abbott sarà costretto a raggiungere un non facile accordo di maggioranza al Senato con verdi e laburisti i quali, nel frattempo, hanno già manifestato la loro assoluta contrarietà all’abolizione della carbon tax.

Pertanto, la strada del leader conservatore si presenta in salita, dovrà essere in grado di affrontare nodi cruciali nonché schivare abilmente mine vaganti già avvistate sul proprio percorso politico. Nelle prossime settimane verrà sciolto il nodo sui risultati al Senato e, quindi, sulla propria libertà politica o meno. Di sicuro tutto ciò rappresenta una grande sfida per Tony Abbott, staremo a vedere se sarà all’altezza della sfida che l’aspetta.

Marco D’Agostino

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