Audio – Primarie. Intervista a Pittella: ‘Fioroni libero di andarsene’

Gianni Pittella (nuovadelsud.it)

Anche se si parla solamente di loro tre, le primarie per la segreteria del Partito Democratico, non sono una lotta riservata a Renzi, Cuperlo e Civati. C’è anche Gianni Pittella, dal luglio del 2009 vice presidente del Parlamento europeo e, dal 1999, parlamentare europeo. E non ha nessuna intenzione di fare la semplice comparsa. Il politico nato a Lauria è più battagliero che mai nel volere che il Pd entri nella famiglia dei socialisti europei, nel voler cambiare l’Europa, e che risparmi sulle missioni militari. Non mancano le stoccate ai suoi colleghi di partito. E sul Governo Letta…

Gianni Pittella, ma chi glielo ha fatto fare di candidarsi? Non teme di fare la fine di Tabacci che l’anno scorso prese l’1,4% ?

Sicuramente prenderò molto di più di quanto prese Tabacci. In secondo luogo quando uno crede in una battaglia e nelle sue ragioni non deve avere timore e deve mostrare coraggio. Sant’Agostino diceva che la passione politica ha due facce: la faccia dello sdegno per le cose che vanno male e la faccia del coraggio per cambiare le cose. Io voglio cambiare le cose, voglio cambiare le cose per il Partito Democratico. Voglio un Pd che assuma una precisa identità e una fisionomia socialdemocratica europea, ed io posso conferire al Pd questa identità avendo lavorato per 15 anni in Europa nella famiglia dei socialisti europei. Voglio un Pd che decida e non discuta soltanto. Che decide qual è la sua riforma fiscale, qual è la sua riforma del welfare, qual è la sua priorità per i giovani, se è una sua priorità ridurre le spese militari, quali sono le sue politiche sui diritti civili. Anche qui ho coraggio, ho detto con molta chiarezza che sono per le unioni gay, che sono contro ogni forma di discriminazione fondata su orientamenti sessuali, sono contro ogni intolleranza verso chi ha una pelle di colore diverso. Insomma, la mia battaglia è una battaglia politica che va ben oltre il congresso e che si proietta nel futuro perché c’è bisogno del Partito Democratico, di una voce autenticamente riformista, socialista e democratica. Una voce europeista nel senso di cambiare questa Europa. Una voce meridionalista, l’unico candidato del centro-sud sono io. Penso che un partito che vuole fare a meno del mezzogiorno è un partito che non va da nessuna parte.

Lei è vice presidente del Parlamento europeo. Secondo lei come va riformata l’Unione europea?

L’Unione europea va riformata, innanzitutto, nel senso di cambiare le politiche economiche tutt’oggi e da quattro anni fondate sull’austerità e sul rigore che hanno massacrato l’economia e hanno massacrato l’occupazione e la società europea. Occorre cambiare il patto di stabilità, togliere dal patto di stabilità le spese d’investimento pubblico e il cofinanziamento dei fondi europei. E poi costruire gradualmente gli Stati Uniti d’Europa partendo da un’elezione diretta del Presidente della Commissione europea trasformando la commissione europea in un vero e proprio governo con un ministro del tesoro, con un ministro degli esteri, una banca centrale europea prestatrice di ultima istanza, un Parlamento europeo che sia Camera legislativa dell’Unione, un esercito europeo, un bilancio federale. Questa è la mia visione degli Stati Uniti d’Europa. Voglio un Pd che si intesti questa battaglia, che la faccia fino in fondo, senza esitazione, senza se e senza ma.

Mercoledì la Commissione europea potrebbe lanciare un’indagine approfondita sull’economia tedesca. Pensa che il predominio della Merkel si stia sgretolando?

Me lo auguro. Come c’è un’anomalia nei paesi del sud europea per l’alto debito pubblico, c’è un’anomalia nell’economia tedesca per un grandissimo surplus nelle esportazioni. Questo non va bene. Tutte le anomalie nell’ambito europeo vanno sanate. Non si possono chiedere sacrifici da lacrime e sangue da tre anni all’Italia, alla Grecia, al Portogallo e alla Spagna per risanare il debito pubblico e poi avere un’altra anomalia altrettanto grande e grave che riguarda la Germania sul surplus del bilancio commerciale.

Il suo compagno di partito Fioroni ha minacciato la scissione degli ex margherita se l’Italia dovesse ospitare il congresso del Partito del Socialismo Europeo. Come gli vuole risponde?

Con Rutelli ci ha “ricattato” per tanti anni. Noi abbiamo sempre anteposto l’unità del partito. Alla fine Rutelli se n’è andato e il Partito Democratico è rimasto senza casa europea. Per quello che riguarda Fioroni: la linea maggioritaria del Pd dovrebbe essere, mi auguro, quella dell’adesione alla famiglia del socialismo europeo. Poi se Fioroni non vuole starci è libero di andarsene ma non può impedire al Pd di fare le sue scelte.

Sempre Fioroni ha detto che la decisione della giunta di stabilire il voto palese sulla decadenza di Berlusconi è stata un regalo al Cavaliere. Anche in questo caso, come gli vuole rispondere?

Giuseppe Fioroni (intelligonews.it)

Ogni parlamentare deve assumersi la sua responsabilità nei confronti dei cittadini. Quindi, quando uno vota palesemente si assume la responsabilità e il cittadino può sanzionare, giudicare, valutare. D’altra parte i parlamentari sono espressione dei cittadini, non sono un potere a sé stante ed è bene che rispondano dei loro atti davanti ai cittadini.

Sullo scandalo delle tessere, lei il 6 novembre ha detto: «Arrestare il tesseramento significa mettere tutti sullo stesso piano». Due giorni dopo ha detto: «La proposta mi convince». Cosa è successo nel mezzo?

È successo che il segretario Epifani ha proposto un compromesso che ha consentito di fissare un termine ultimo entro il quale fare il tesseramento. Cuperlo ha proposto di interrompere immediatamente il tesseramento, cosa che era per me non accettabile. Mentre è stata d’equilibrio la proposta del segretario Epifani che ha detto di aspettare fino a domenica sera in modo di dare la possibilità a chi vuol fare e rinnovare le tessere di farlo. Mi è sembrato un punto di equilibrio utile per un partito che si stava massacrando sulla stampa per i gonfiamenti delle tessere. Quindi per fermare il gioco al massacro contro il Pd, io ho fatto un passo indietro per il bene del mio partito.

Cosa deve fare il Partito Democratico per evitare in futuro nuovi scandali del genere?

Deve dare il buon esempio a partire dalla dirigenza nazionale. E deve spiegare ai propri iscritti e militanti che la conquista del partito non si fa con le tessere ma si fa con le idee, con le proposte. Uno può pure fare i pacchetti di tessere ma se non hai idee ha soltanto i muscoli, non ha cellule nervose. Non va da nessuna parte.

Se diventerà segretario si impegna a epurare il partito dai 101 franchi tiratori che non votarono Prodi?

Io sarò inflessibile su una regola: il partito deve decidere sulle questioni in maniera assolutamente ampia e con tutto il tempo che necessita. Ma quando si assume una decisione, la decisione diventa impegnativa per tutti. Chi si mette contro la decisione presa dopo una discussione democratica, è fuori dal partito. Questa è una regola, per me, sacrosanta, invalicabile. Altrimenti non siamo più in un partito ma siamo in una bocciofila.

Secondo lei è giusto riformare la Costituzione con la Gelmini e la Carfagna?

Cosa significa riformare la Costituzione con la Gelmini e la Carfagna?

Significa votare la stessa riforma che voteranno la Gelmini, la Carfagna e tutto il resto del Pdl.

Io non so se si riuscirà a fare una riforma della Costituzione. Ho molti dubbi. Si tratta di capire che vita avrà il Governo, quanto peseranno i ricatti, gli scontri fortissimi per la caduta dell’impero berlusconiano. Perché siamo alla fine un impero, e come succede sempre quando finisce un impero, volano sberle, schiaffoni. Tutto ciò si scarica sulla vita del Governo e delle istituzioni. Quindi parlare in questa situazione di riforma della Costituzione mi sembra molto molto arduo.

Quindi è pessimista sulla durata del Governo Letta.

Se il Governo riuscisse a fare qualcosa di concreto sull’economia e sull’occupazione già sarei molto felice. Pensare che si possa riformare addirittura la Costituzione in questa situazione è veramente illusorio. Il Governo pensasse a modificare la legge di stabilità e a dare una risposta ai lavoratori, ai disoccupati, ai 300.000 cassintegrati che non hanno cassa integrazione. Ci sono gli invisibili, ci sono gli esodati, ci sono imprenditori che hanno 140 miliardi di credito nei confronti della pubblica amministrazione. Ci sono una serie di questioni sociali, di bisogni, che il Governo dovrebbe soddisfare. Se non soddisfa questi bisogni temo che il Governo abbia vita breve.

Sempre sulla riforma della Costituzione, qual è la sua opinione sul mancato rispetto dell’articolo 138?

Io sono contro la modifica dell’articolo 138.

Ieri era l’anniversario della strage di Nassiriya. Secondo lei in un periodo di crisi non sarebbe giusto ridurre sensibilmente i fondi destinati alle missioni militari all’estero?

Sono favorevole a ridurre le spese militari almeno del 10% per recuperare 20-30 miliardi da spendere sull’istruzione.

Ieri sono cominciati gli scavi a Chiomonte per la Tav. Lei è favorevole o contrario alla Tav?

Sono favorevole alla Tav con il consenso delle amministrazioni locali che ovviamente devono essere coinvolte in una discussione preventiva. Ma sono contrario a dire sempre no a prescindere.

Secondo alcune indiscrezioni Totò Riina in carcere avrebbe urlato «Di Matteo devi morire». Vuole commentare?

Piena solidarietà a Di Matteo. Alcuni magistrati sono degli eroi.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi


foto: nuovadelsud.it; nuovadelsud.it; tmnews.it

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