Attentato in Tunisia: il ruolo di Isis e gli obiettivi dell’attacco

Mentre proseguono le indagini relative all'attentato che ha sconvolto la Tunisia, è lecito porsi alcune domande su dinamiche e autori dell'attacco

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Autori e obiettivo dell’attacco, tutti i dubbi all’indomani dell’indomani dell’attentato di Tunisi (foto: lospiffero.com)

A circa ventiquattro ore dall’attentato terroristico che ha sconvolto la Tunisia, la situazione è ancora avvolta da un clima di forte incertezza. L’arresto di quattro persone, ritenute coinvolte nell’attacco, nei prossimi giorni contribuirà probabilmente a fare chiarezza, in un quadro ancora a tinte fosche. Due i dubbi che si pongono dinanzi a chiunque tenti di analizzare la situazione: chi ha condotto l’attacco? E qual era l’obiettivo?

È STATO L’ISIS? – Mentre la situazione era in pieno svolgimento, alcuni media hanno indicato l’Isis come autore materiale dell’attentato, in base ad alcune informazioni ottenute da profili twitter ritenuti vicini allo Stato Islamico. Almeno per il momento, sembra tuttavia che le prove a sostegno di questa tesi siano dei tweet in cui tali account si congratulano con gli attentatori per l’azione effettuata. Un modo per lo Stato Islamico per avere risalto anche in questa situazione, ma che non dimostra, di per sé, un coinvolgimento del Califfato nell’azione. Tuttavia, nelle ultime ore è stato annunciato il ritrovamento di alcuni file audio in grado di determinare il coinvolgimento dell’Isis nell’attentato, insieme a dei tweet attraverso i quali un combattente di Raqqa invitava i “fratelli in Tunisia” ad agire. Al momento però, non si hanno ancora certezze relative all’attendibilità di tali documenti. La pista al momento più seguita porta verso Ansar al-Sharia, gruppo salafita tunisino, accusato di essere responsabile dell’attacco all’ambasciata Usa del 2012. Si tratta di un gruppo operante perlopiù nella zona al confine con l’Algeria, presumibilmente alleato della cellula di Al Qaida in Maghreb, ma che mantiene una sua forte identità, ponendosi, almeno nelle intenzioni, come modello di riferimento per gli altri Paesi.

ISIS È PRESENTE IN TUNISIA? – Ma Ansar al-Sharia è solo uno dei gruppi che costellano la galassia salafita e takfirista presente in Tunisia. Le attenzioni dei servizi di intelligence ora si stanno concentrando su Katiba Uqba ibn Nafi, un gruppo nato dalla collaborazione di Al Qaida e Ansar Al-Sharia, del quale si ritiene alcuni degli attentatori facessero parte. Isis, almeno per il momento, rimane sullo sfondo, ma bisogna tuttavia essere consapevoli che i mutamenti interni alla galassia jihadista sono caratterizzati da enorme rapidità, che rende complicata una comprensione immediata. Sembra tuttavia accertata la presenza di circa 3mila tunisini in Iraq e Siria, secondo i dati raccolti dal Soufran Group e dal Centro Internazionale per gli Studi sul Radicalismo, buona parte dei quali sarebbero tuttora nelle fila dell’Isis. Tuttavia, non è chiaro quanto il Paese al momento sia toccato dal c.d. “jihadismo di ritorno”.

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Le autorità tunisine prestate soccorso subito dopo l’attentato. Di circa venti morti e quaranta feriti il bilancio provvisorio della strage (foto: lacittadisalerno.gelocal.com)

QUAL ERA L’OBIETTIVO? – Nelle ore successive all’attentato, in rete si è scatenato un ampio dibattito relativo all’obiettivo dell’azione terroristica. La tesi al momento più accreditata indica il Parlamento tunisino, all’interno del quale si stava svolgendo un’audizione delle forze armate sulla legge antiterrorismo, alla presenza di diversi giudici, responsabili dell’esercito e del ministro della Giustizia Mohammed Salah Ben Aissa. Qualora le prime ricostruzioni venissero confermate, i terroristi avrebbero tentato di accedere nell’Assemblea Legislativa e, una volta respinti dalle forze di sicurezza, avrebbero fatto fuoco sul pullman turistico parcheggiato all’esterno del Museo Nazionale del Bardo, adiacente al Parlamento, per poi rifugiarsi all’interno dell’edificio con gli ostaggi. In attesa di ulteriori chiarimenti, si può ritenere che l’obiettivo non fosse né il museo né tantomeno i turisti, quanto il Parlamento e che solamente il fallimento dell’operazione ha portato i terroristi ad improvvisare il sequestro.

LA “PISTA ITALIANA” – In questo senso, sembra poco credibile la pista seguita da alcuni giornalisti, secondo cui l’obiettivo reale dell’attentato sarebbe l’Italia, in virtù delle operazioni militari che il nostro governo sta premendo per avviare in Libia. Per questo motivo, i terroristi avrebbero attaccato deliberatamente il gruppo di turisti, poiché scesi da navi “italiane”. Tale tesi si basa maggiormente sull’inesistenza dell’attacco al Parlamento che, venendo meno, farebbe emergere l’attacco ai turisti come elemento caratterizzante l’attentato. Effettivamente, anche Adnkronos ha riportato che, secondo le telecamere presenti sul luogo, risulta l’evidente intento di colpire i turisti. Tuttavia, anche non considerando quanto avvenuto dinanzi al palazzo ospitante l’Assemblea legislativa, la dinamica dei fatti non sembra indicare un “attacco all’Italia”. Se così fosse stato, i terroristi avrebbero esplicitato il dato “nazionale”, attraverso un comunicato o anche solo nello svolgimento dell’operazione. Al contrario, un tale elemento non risalta assolutamente. Con questo non si intende escludere la pista dell’attentato terroristico ai danni di turisti stranieri, un modus operandi tra l’altro già presente nel terrorismo qaidista, ma ridurre la portata di alcune tesi che, dati i fatti al momento conosciuti, non sembrano avere attinenza con la realtà.

Carlo Perigli
@c_perigli

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