Aspetta un’ora e mezza in ospedale e perde il bimbo: omicidio colposo?

ospedale partorisce in coma bimboRoma – Caso di malasanità o fatalità? Tornano di attualità gli avvenimenti accaduti presso l’ospedale Grassi di Ostia alla fine di ottobre: una madre aveva atteso per circa un’ora e 30 minuti prima di essere portata in sala parto all’ospedale Sant’Eugenio. Dopo aver deciso di cambiare ospedale, la donna ha partorito il bimbo già morto. La donna K.S., 30 anni, italiana, ha presentato nelle scorse settimane un esposto: l’accusa è quella di omicidio colposo.

I FATTI – Prima di arrivare all’ospedale Grassi la donna, secondo quanto si legge nella denuncia, era stata ricoverata all’ospedale Sant’Eugenio. Nonostante fosse già in preda alle doglie, fu costretta ad aspettare un’ora e mezza(dalle 19,39 alle 20,53, come risulta specificato nella denuncia), senza alcuna assistenza, fuori dalla sala parto, in attesa di poter partorire il proprio bimbo. Dopo un’ora e mezza di attesa la donna ha deciso di cambiare ospedale: fu lei stessa a chiedere di essere trasferita all’ospedale di Ostia. Qui la giovane donna viene immediatamente ricoverata con parto d’urgenza: purtroppo il piccolo nasce morto, nonostante i tentativi dei medici di salvare il bambino.

OMICIDIO COLPOSO? – A occuparsi dell’indagine è ora un gruppo di magistrati che fanno capo al procuratore aggiunto Leonardo Frisani. Una consulenza stabilirà se i tempi di attesa indicati nella denuncia corrispondano al vero e a quel punto sarà stabilito se ci siano fatti penalmente perseguibili. Nel specifico se si dovessero riscontrare responsabilità da parte dell’ospedale Sant’Eugenio, si tratterebbe di omicidio colposo. I pm hanno acquisito la cartella del ricovero della donna con le informazioni di base riguardanti età, condizioni di salute, via dicendo. Ora serve una perizia per stabilire quanto e se l’attesa abbia inciso sulle condizioni di salute del bimbo. Un’indagine che, qualunque sarà l’esito, non potrà cancellarle il dolore della perdita del suo primo figlio.

Alberto Staiz

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