Asili nido. La retta non aumenta ma non ci sono posti

Malgrado discrepanze tra regioni e capoluoghi di provincia, la media delle rette per gli asili nido resta stabile. Ciò che manca è l’effettiva efficienza dei servizi

La media delle rette per gli asili nido rimane stabile. Mancano i posti (wikipedia.org)

La media delle rette per gli asili nido rimane stabile. Mancano i posti (wikipedia.org)

Rimane stabile a 311 euro a bambino la retta media degli asili comunali italiani. Si tratta di un costo che incide per il 12% sulla spesa sostenuta ogni mese da un nucleo familiare italiano e il cui coefficiente di variabilità risulta altalenante a seconda delle regioni prese in considerazione. A rendere noti i dati su costi, disponibilità di posti e liste d’attesa è l’Osservatorio Nazionale prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. Ogni anno viene fornito un quadro nazionale delle spese sostenute dalle famiglie italiane nel contesto dei servizi pubblici locali. Ma stavolta, oltre a questi dati di stabilità, emerge anche una sostanziale problematica riguardante l’effettiva ammissione di un elevato numero di bambini per mancanza di posti.

La regione più cara è la Valle d'Aosta, quella più economica la Calabria (paganella.net)

La regione più cara è la Valle d’Aosta, quella più economica la Calabria (paganella.net)

LE CIFRE – Al momento, la regione più costosa in termini di iscrizione agli asili nido è la Valle d’Aosta (440 euro di retta), mentre quella più economica risulta essere la Calabria (164 euro) che però, al contempo, ha fatto registrare l’aumento più consistente a livello nazionale (+18%). Tra i vari capoluoghi di provincia, solo 14 hanno aumentato le rette: a Cosenza si registra il maggior picco di aumento (+117,3%), mentre a Trieste si riscontra quello minimo (+0,5%). Lecco resta la provincia più cara (515 euro di retta), mentre Catanzaro è la più economica (100 euro).

Meno del 12% dei bambini italiani tra 0 e 2 anni usufruisce del servizio di asilo nido comunale (ilcorrieredellacitta.com)

Meno del 12% dei bambini italiani tra 0 e 2 anni usufruisce del servizio di asilo nido comunale (ilcorrieredellacitta.com)

MANCANO I POSTI – Tutte queste medie sono state calcolate sulla base di una frequenza negli asili nido a tempo pieno, vale a dire circa 9 ore al giorno. Sono stati considerati anche gli asili nido a tempo ridotto (6 ore al giorno) per cinque giorni alla settimana. Un dato allarmante, però, riguarda l’elevato numero di bambini che ancora non riescono a godere di un’adeguata copertura del servizio per mancanza di posti disponibili. Stando a quanto si apprende dai recenti dati Istat, meno del 12% dei bambini italiani tra 0 e 2 anni usufruisce del servizio di asilo nido comunale, dovendo quindi cercare di ripiegare in sede privata con tutte le difficoltà economiche del caso. Il dato varia in Emilia Romagna (24%) e in Campania (2%). Un bambino su cinque è costretto a restare in attesa di un posto in un asilo comunale, con picchi in Basilicata (67%) e Valle d’Aosta (51%).

ANDARE INCONTRO ALLE ESIGENZE – «Bisogna stimolare l’adeguamento alle esigenze anche economiche delle famiglie italiane», sostiene la responsabile per le politiche per i consumatori di Cittadinanzattiva Tina Napoli. «Occorre prestare seriamente fede a quanto ci è stato raccomandato dalla Commissione Europea nel 2013. Il documento “Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale” ci imponeva di adottare politiche che venissero incontro alla possibilità di accesso a servizi di qualità a costi sostenibili».

Foto: lcorrieredellacitta.com / wikipedia.org / paganella.net

Stefano Gallone

@SteGallone

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