Artemisia Gentileschi e il suo tempo: mostra a Roma fino al 7 maggio

Artemisia Gentileschi e il suo tempo è il titolo della mostra inaugurata pochi giorni fa nella Capitale, al Museo di Roma – Palazzo Braschi, che restarà aperta fino al prossimo 7 maggio. Attraverso quasi 100 opere, non solo di mano di Artemisia ma di alcuni degli artisti che alla maturazione della sua pittura contribuirono in maniera determinante – tra cui naturalmente il padre, Orazio – la mostra si pone come focus su una delle figure artistiche femminili più intriganti di tutti i tempi.

Per avvicinarci alla mostra abbiamo scelto tre opere rappresentative, attraverso cui conoscere meglio la cultura e la personalità di Artemisia Gentileschi: la sua biografia e la sua indole costituiscono infatti, insieme alle suggestioni di cui si nutrì, come la lezione di Caravaggio, alcuni degli elementi essenziali per godere appieno della sua arte.

GIUDITTA - Quello di Giuditta e Oloferne, e in specifico la figura dell’eroina biblica, è un soggetto topico nella produzione di Artemisia, che torna in diverse varianti. Talvolta l’artista raffigura la sola Giuditta, prima o dopo il tragico omicidio, ma in più occasioni sceglie il momento clou della vicenda, quello in cui la giovane decapita Oloferne. Le scelte iconografiche di Artemisia sono sempre incentrate sull’enfasi della violenza del fatto e una delle chiavi di lettura della critica – fin dalla prima tela con  questo soggetto – è stata quella psicologica e psicanalitca in relazione all’abuso sessuale che l’artista subì – ancora giovanissima – da parte del pittore Agostino Tassi.

Giuditta che decapitaOloferne 1620-21

Artemisia Gentileschi. Giuditta che decapita Oloferne, 1620-1621. Firenze, Galleria degli Uffizi

Quella di Giuditta-Artemisia sarebbe quindi una sorta di rivalsa nei confronti della violenza maschile subita. Alla mostra del Museo di Roma sono esposte non solo le due versioni di Capodimonte e degli Uffizi, distanti cronologicamente qualche anno, ma anche esempi dello stesso soggetto realizzati dal pennello di altri pittori del tempo: un modo per confrontare certe originalità interpretative di Artemisia – che Roland Barthes definiì addirittura colpi di genio – rispetto a soluzioni considerate più di “maniera”.

SUSANNA - Susanna e i vecchioni è l’altro soggetto biblico che nella pittura di Artemisia Gentileschi è particolarmente significativo e su cui la pittrice torna più volte. Del 1610 è un primo esempio, agli esordi della sua produzione, mentre al 1649 e poi al 1652 risalgono altre due interpretazioni della scena, negli anni ormai della maturità artistica e anche personale.

Susanna e i vecchioni 1652

Artemisia Gentileschi, Onofrio Palumbo (o Palomba). Susanna e i vecchioni, 1652. Bologna, Collezioni della Pinacoteca Nazionale, Polo Musealedell’Emilia Romagna

Anche qui, soprattutto in relazione al quadro d’inizio XVII secolo, si è voluto leggere un richiamo nella figura femminile nuda e giovane ‘assediata’ da uomini molto più maturi di lei, un’eco della situazione di un’artista come Artemisia, donna e di giovane età in un ambiente dominato dagli uomini. In realtà la critica più attuale ha spesso preferito scindere l’interpretazione delle opere dell’artista romana da una visione troppo personalistica, come semplice risposta agli eventi più o meno traumatici della propria esistenza, guardando maggiormente gli aspetti strettamente stilistici e iconografici delle sue tele in rapporto alla cultura artistica del suo secolo, a quella dei suoi maestri e punti di riferimento, evidenziando gli elementi originali e innovativi della sua pittura.

ARTEMISIA - Nessuna figura femminile sembra però raccontare meglio Artemisia Gentileschi se non Artemisia stessa. Ecco quindi il capitolo degli autoritratti, di cui la mostra al Museo di Roma offre qualche saggio.

Artemisia Gentileschi. Autoritratto come suonatrice di liuto, 1617-1618. Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art

Artemisia Gentileschi.
Autoritratto come suonatrice di liuto, 1617-1618. Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art

Il più famoso autoritratto di Artemisia è quello come Allegoria della Pittura databile alla fine degli anni ’30, ma in mostra a Roma si possono ammirare due opere giovanili, dei primi anni ’10, tra cui un interessante opera realizzata a matita su carta turchina. In abiti sontuosi e nei panni di una suonatrice di liuto si raffigura invece l’artista in un olio sempre esposto a Palazzo Braschi, in cui per un attimo lo sguardo di chi osserva (lo spettatore) e di chi è osservato (l’artista) si incrociano.

LA MOSTRA -  La mostra sarà aperta fino al prossimo 7 maggio, dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 19.00, ad accezione dei pre-festivi del 24 e del 31 dicembre in cui la chiusura sarà alle 14.00. Il Museo resterà chiuso il 25 dicembre, il 1 gennaio e il 1 maggio.  L’ingresso alla mostra ha un costo di € 11,00 intero, € 9,00 ridotto (consultare il sito per le riduzioni, la gratuità e le convenzioni), € 4,00 per il biglietto speciale scuola. Possibilità di biglietto cumulativo a  € 22,00 per famiglie con 2 adulti e figli al di sotto dei 18 anni. Per ogni variazione fa fede la sezione Avvisi della home page del Museo di Roma: http://www.museodiroma.it/.

Laura Dabbene

foto: http://www.museodiroma.it/

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